Venerdì 26 settembre a Terzolas presso la dimora di Frate Sole (ex convento) è stata organizzata una giornata per la prevenzione del suicidio in Val di Sole. Dopo tre anni nei quali sono state realizzate varie iniziative capaci di suscitare attenzione al tema, si è voluto portare a conoscenza il lavoro svolto e portare ulteriori approfondimenti.
Già ventun anni fa ci si era messi d’impegno, con grande serietà e professionalità, per cercare di capire il motivo di tanti suicidi. Allora la Val di Sole era stata colpita da molte di queste morti.
Ci si era mossi con un motto preciso di chi non si vuol arrendere: “Perché non muoia la speranza”. Allora come oggi è stata un’intera valle a muoversi.
Questa volta all’insegna di un “restiamo uniti”, che già da solo dice la necessità di vincere la solitudine e di creare comunità, riconoscendo i propri sentimenti, accettando di non giudicarsi e fare piccoli passi per costruire connessioni significative.
Qualche anno fa era stato pubblicato un interessante libro dal titolo “L’epoca delle passioni tristi”. Era il 2013. Gli psichiatri facevano notare che era in aumento il numero dei giovani che accusavano forme di disagio psichico, sintomo di un malessere generale della società.
Una situazione di questo genere continua a sopravvivere, sono cambiati e probabilmente aumentati i motivi che portano al disagio.
Smartphone e Intelligenza artificiale, per ora almeno, non hanno contribuito a risolvere o diminuire l’intensità del problema. C’è più solitudine. In parte almeno perché, come avverte instancabilmente Crepet, «la libertà è messa sotto scacco dalle tecnologie digitali», diventa sempre più difficile pensare, informarsi, distinguere fra notizie vere o false. È sempre piuttosto complicato, prima di tutto per i giovani, essere liberi di scegliere quale vestito mettersi, cosa vogliono fare senza andare dietro alle mode che dettano talvolta e impongono lo stile di vita.
In più oggi si è diventati (quasi) incapaci di indignarsi di fronte al dolore innocente di milioni di persone. Tutto questo costringe a un autoisolamento pericoloso. A un sentirsi impotenti.
Ma non ci sono solo i giovani; ci sono anche gli anziani. Per loro la vita sembra talvolta perdere ogni significato, perché i familiari o i parenti non ci sono più, perché tutti hanno impegni vari e importanti e non hanno tempo per ascoltare, per fermarsi semplicemente a fare una partita a carte. Quando non incontri nessuno puoi pensare: è l’ora di andarsene.
Me ne sono reso conto dopo aver incontrato un uomo ultra ottantenne che non vedevo da qualche tempo. Usciva raramente di casa. Mi disse con un fil di voce: mi sento solo, non c’è più nessuno.
Ho compreso il suo grido d’aiuto il giorno dopo. Durante la notte aveva deciso di andarsene per sempre. È un segno importante una valle che si incontra, si interroga, cerca risposte, si ascolta.
Il nostro tempo prepara più a entrare nel circuito economico che a vivere una vita pienamente umana, dove si corra di meno, si sappia fermarsi a stringere qualche mano, si guardi il volto dell’altro e ci si apra al sorriso. È utile trovare il tempo per ascoltare le storie degli altri, condividere le esperienze. Sono infatti convinto che la relazione può diventare una palestra di guarigione da molte malattie. È salutare scoprire che non si è soli al mondo, non si è soli a lottare contro un qualche male, non si può gioire da soli. È salutare aiutare e lasciarsi aiutare, restare insieme per diventare capaci di un futuro diverso.

