ROMAGNANO. Con gli Stati Generali del Welfare si è conclusa la Settimana dell’Accoglienza, promossa da Consolida, CNCA, CSV Nonprofit Network, Cooperazione Trentina, in collaborazione con l’Associazione Giovani Cooperatori, il BIC del sociale e la Consulta provinciale delle politiche sociali. Un appuntamento che, giunto alla sua terza edizione, si conferma come spazio di confronto e proposta per il Terzo Settore trentino.
Il titolo scelto quest’anno, Nodi, racchiude il senso profondo dell’iniziativa. “Viviamo in un tempo in cui il dibattito pubblico tende a irrigidirsi, a ridursi a slogan contrapposti – ha spiegato Francesca Gennai, presidente di Consolida – ma i nodi non sono solo ostacoli: possono essere legami, trame che tengono, intrecci che danno forma e forza. Vogliamo riflettere su quelli da stringere – relazioni, alleanze – e su quelli da sciogliere, come polarizzazioni e contraddizioni”.
L’assessore provinciale Mario Tonina ha ribadito l’importanza di un welfare integrato, capace di rispondere alle nuove fragilità: “Il futuro del Trentino deve poggiare su un sistema sociale, sanitario ed educativo radicato nei territori. Il protocollo firmato con la Federazione Trentina della Cooperazione va in questa direzione, valorizzando strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione”.
Il primo dibattito ha affrontato il tema “Accoglienza e Sicurezza”, spesso vissuto come oppositivo.
Esperienze concrete hanno mostrato come questa visione sia limitante. Casimiro Gases (Cosep) ha sottolineato che “l’accoglienza deve diventare integrazione. Ognuno faccia ciò che può; se non può fare nulla, almeno non ostacoli”. Antonello Panetta (Eliodoro e AFT) ha ampliato il concetto di inclusione, evidenziando come una persona con tossicodipendenza possa sentirsi estranea al proprio corpo. Mariasilvia Cadeddu (Spes) ha parlato dell’accoglienza nei servizi di cura per anziani, che coinvolge anche operatori provenienti da altri Paesi: “Serve sensibilizzare i gruppi di lavoro e la comunità allargata”. Vittoria de Mare (Carpe Diem) ha raccontato l’esperienza di Canova di Gardolo, dove convivono 52 etnie: “Creiamo luoghi informali e non stigmatizzati dove conoscersi e integrarsi”.
Il libraio Federico Zappini ha moderato il confronto, da cui è emerso che la sicurezza nasce dal sentirsi accolti. L’etimologia stessa di “accoglienza” – ad-cum-legere, raccogliere insieme – richiama la costruzione di legami e il riconoscimento della dignità.
Il secondo dibattito, moderato da Flaviano Zandonai (Cgm), ha esplorato il rapporto tra pubblico e privato. Massimo Komatz (Villa S. Ignazio) ha parlato di “amministrazione condivisa” e della necessità di sviluppare prassi concrete.
Paola Pasqualin (IC Trento 5) ha evidenziato il valore della collaborazione tra scuola e terzo settore, mettendo in guardia dai rischi della competizione economica: “Lavoriamo in squadra per obiettivi comuni”.
I Giovani Cooperatori Trentini hanno presentato un’indagine su partecipazione e senso di appartenenza. Ilaria Rinaldi ha raccontato che, su 180 intervistati (un terzo under 35), il 70% si sente più motivato se il proprio agire ha impatto sociale, e il 73% ha modo di confrontarsi con la governance cooperativa. Per 140 persone, l’interesse per la comunità è l’aspetto più apprezzato del mondo cooperativo. Chi non partecipa indica come principale ostacolo la mancanza di tempo.
La mattinata si è chiusa con un confronto su continuità e innovazione. Luca Capra (Trentino Sviluppo) ha illustrato il progetto con Fondazione Demarchi per trasformare idee sociali in imprese. Francesca Fiore (Glow) ha parlato di divulgazione scientifica accessibile, con iniziative “pop” che portano l’innovazione nelle scuole e nelle comunità. Andrea Ciresa (FiemmePER ETS) ha raccontato l’esperienza di rete territoriale che ha coinvolto 110 realtà private per affrontare emergenze locali come denatalità, casa, energia e mobilità, puntando su lavoro, qualità della vita e senso di comunità.

