Sono trascorsi 384 anni dalla morte di un grandissimo luminare noto a tutti: Galileo Galilei. Toscano, nato nel 1564 a Pisa, ritenuto il padre della scienza moderna, fu, tra l’altro, fisico, matematico ed astronomo. Fu certamente un personaggio chiave della rivoluzione scientifica. A lui si deve l’aver introdotto il cosiddetto metodo sperimentale, o galileiano o scientifico. Grandi sono stati i suoi contributi anche nell’ambito della fisica e dell’astronomia. Galileo Galilei era figlio di un musicista della camerata dei Bardi, Vincenzo Galilei e di Giulia Ammannati. La famiglia di suo padre non aveva origini importanti, quella della madre era, invece, una famiglia di artigiani dall’illustre passato. Nel 1581 si iscrive allo studio di Pisa con l’intento di laurearsi in medicina, ma col trascorrere del tempo non dimostra un particolare interesse verso questa materia e non arriva a conseguire il titolo.
Si trasferisce a Firenze dove viveva la sua famiglia. A Firenze in un primo momento studia sotto la guida di Ostilio Ricci, famoso matematico. Più avanti proseguirà i suoi studi come autodidatta. Diverrà insegnante, col trascorrere del tempo, presso diverse prestigiose università italiane: Bologna, Padova, Firenze, Siena e Pisa. Nel 1610 Galileo Galilei è nominato matematico e filosofo del Granduca di Toscana e nel 1611 fa parte ufficialmente dell’Accademia dei Lincei. Una vita, la sua, costellata, purtroppo, anche di importanti episodi di grandi ostilità e profonde critiche. Le sue opinioni sono state malviste dalle autorità religiose, fino al punto che nel 1616 il cardinale Roberto Bellarmino convoca Galileo e, a nome del Papa, gli vieta di condividere la sua opinione che “il sole sia al centro del mondo e immobile mentre la terra si muoveva”.
Il cardinale, attraverso il suo ammonimento, gli fa comprendere chiaramente che rischiava procedimenti del Sant’Uffizio nei suoi confronti. E così fu, papa Urbano VIII fece convocare a Roma Galileo Galilei nel 1632, il richiamo fu a causa della pubblicazione a Firenze del “Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo” dello scienziato. Nonostante le sue condizioni di salute non fossero certamente delle migliori, Galileo si recò a Roma per il processo a suo carico. Fu condannato all’abiura e al carcere, che in seguito il Papa cambiò in una dimora vincolata a Roma, più avanti a Siena ed infine ad Arcetri, dove cieco e malato terminò i suoi giorni, nel 1642.

