Cultura Val di Sole

Tra Rabbi e la Val d'Ultimo, storie della Seconda guerra mondiale

L'associazione Molino Ruatti racconta su Facebook un episodio di solidarietà e resistenza

Tra Rabbi e la Val d'Ultimo, storie della Seconda guerra mondiale

RABBI. Un’immagine e una storia dalla Seconda guerra mondiale: l’ha raccontata l’associazione Molino Ruatti sulla propria pagina Facebook, rievocando i duri anni in cui dalla Val d’Ultimo ci si nascondeva a Rabbi per evitare il forzato arruolamento nazista, con una felice immagine del maggio 1945, appena finita la guerra:


È una storia che possiamo far cominciare nella primavera del 1944, quando tredici giovani della Val d’Ultimo rifiutarono l’ordine di arruolamento nella Wehrmacht imposto dall’autorità della Germania nazista, che dopo l’8 settembre 1943 occupava anche il territorio sudtirolese.

Opponendosi al comando di combattere, divennero disertori, punibili con la fucilazione. Bisognosi di nascondiglio ed aiuto, e facili da tradire. A piccoli gruppi scapparono, oltre la montagna, più veloci delle ombre che li inseguivano.

Decisero di raggiungere la confinante Val di Rabbi, distante per lingua ma vicina per cultura e secoli di scambi.

Tra masi, malghe e anfratti di roccia rimasero nascosti fra la località del Colèr, della Val Maleda e di Stablum dal maggio 1944 a quello del 1945.

Sopravvissero perché tanta gente di Rabbi, ancorché immiserita e straziata dalla guerra, li sostenne nascondendoli e condividendo con loro il necessario.

“A Rabbi potevi anche non nasconderti che nessuno ti avrebbe tradito.” (Memorie di Franz Gruber)

Ma qualcuno tradì, perché nel febbraio 1945 un rastrellamento delle SS, stanziate a Malè, mise in grande pericolo i quattro fuggiaschi nascosti a Stablum.

Una donna di Pracorno riuscì ad avvertire la famiglia che li ospitava, la quale li condusse prontamente in uno sperone di roccia mentre sopraggiungeva lo scalpitio dei cavalli militari.

In quell’anfratto si trovavano già altri fuggitivi: “francesi, polacchi e non so chi altro; non riuscivamo neppure a capirci. Tutti si nascondevano nei paraggi e tutti erano stati aiutati da qualcuno del posto a rifugiarsi in quella gola, che si poteva raggiungere da un punto solo. E quando è venuta notte sono venuti i contadini, e ciascuno portava da mangiare per due persone”.

Qualche mese più tardi la guerra finì, venne seppellita “fra le pacche sul culo” la bandiera fascista e si tenne messa grande: “In chiesa le bancate davanti erano riservate a noi”.

Accompagnati sino al Passo Rabbi/ Rabbijoch dai rabbiesi, gli ultimesi fecero poi ritorno alle loro case e alla pace di quella primavera, oltre le montagne che erano state per loro rifugio dalla violenza e terra di un'avventura incredibile.

Era un arrivederci, perché l’amicizia nata in quei mesi di guerra sarebbe durata per tutta la vita.


La foto è stata scattata a Somrabbi nel maggio 1945.

Sono ritratti i tredici ultimesi che si salvarono in Val di Rabbi e alcune fra le persone responsabili della rete di aiuto:

Vittorio Zappini (con la damigiana), la moglie Valenti Matilde (con la figlia in braccio), Beniamino Mengon (con la fisarmonica) di Piazzola; Antonio Mengon di Cavallar; Bruno Mengon e Placido Misseroni (Plazin) di Somrabbi; Giovanni Valenti (con la retta), Rosina Valenti e Isacco Stablum di Stablum.

Una foto che racconta la forza straordinaria di questi uomini e queste donne: proteggere, quando tutto attorno comanda di distruggere.

Alla loro memoria.