TRENTO. Innovazione diffusa, capitale umano e welfare, attrattività territoriale e nuova produttività. E ancora servizi digitali, filiere strategiche e utilizzo dei big data. Sono queste le principali leve contenute in “Prospettiva Trentino 2040”, il documento che condensa le prime idee sulla strategia di sviluppo economico e industriale del Trentino nel medio periodo e che ieri il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, e il vicepresidente e assessore allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca, Achille Spinelli, hanno presentato alle categorie economiche e alle organizzazioni sindacali nel corso di un primo momento di confronto presso il Palazzo della Provincia.
“È un percorso ambizioso, ma necessario se il Trentino vuole guardare con sicurezza e ottimismo alle sfide future - le parole del presidente Fugatti aprendo i lavori -. Parliamo di innovazione, ricerca e sostenibilità, ma anche della capacità di caratterizzare il nostro territorio come un luogo attrattivo, capace di richiamare intelligenze, investimenti e nuove famiglie. Per raggiungere questo obiettivo occorre fare sistema. Come Amministrazione - ha aggiunto il presidente - dobbiamo continuare a garantire i pilastri che rendono forte una comunità: un welfare adeguato, una sanità accessibile e di qualità, politiche concrete per l’accesso alla casa e una competitività territoriale solida. Abbiamo gli strumenti e le capacità per essere protagonisti e attrattivi, facendo leva sulle caratteristiche che ci contraddistinguono, e lo dimostrano anche questi giorni di Giochi Olimpici, che hanno mostrato al mondo non solo le nostre bellezze paesaggistiche, ma anche le competenze che il Trentino sa esprimere.”
“Prospettiva Trentino 2040 è la cornice strategica, una visione alta, entro cui vogliamo declinare le scelte economiche e di sviluppo dei prossimi quindici anni” ha spiegato Spinelli, che ha poi precisato la natura del documento e gli obiettivi: “Si tratta di una visione integrata, che unisce industria, formazione, infrastrutture, innovazione e welfare, un lavoro trasversale, che nasce da un’analisi rigorosa dei dati economici, demografici e sociali del territorio, e che individua prime priorità e ambiti di intervento su cui costruire nei prossimi mesi, insieme agli attori del territorio, traiettorie di sviluppo e crescita realistiche e sostenibili per il Trentino”. La sfida, ha proseguito Spinelli, è valorizzare e orientare pienamente verso obiettivi comuni le competenze scientifiche, industriali e professionali di cui il Trentino già dispone.
“Ricerca, imprese, credito, formazione ed ente pubblico sono chiamati a sostenere insieme il tessuto produttivo, ad aumentare la produttività, rafforzare le PMI e generare lavoro di qualità. La strategia guarda ai prossimi quindici anni con l’ambizione di trasformare il valore scientifico e professionale del territorio in una crescita concreta e diffusa, nella quale accanto alla competitività economica e all’attrattività di talenti e investimenti si accompagnino benessere delle comunità, qualità della vita e coesione sociale”.
Al tavolo, insieme al presidente Fugatti e al vicepresidente Spinelli, il dirigente generale della Provincia Raffaele De Col, la dirigente generale del Dipartimento sviluppo economico, ricerca e lavoro Laura Pedron, la Dirigente generale Dipartimento affari finanziari Luisa Tretter, la dirigente dell’Unità di missione strategica pianificazione, Europa e Pnrr, Nicoletta Clauser, i vertici di Trentino Sviluppo, rappresentanti delle categorie economiche provinciali e delle tre maggiori sigle sindacali.
L’incontro è stato introdotto dal sostituto dirigente dell’Istituto di statistica della Provincia, Vincenzo Bertozzi, che ha descritto ai presenti il contesto socio-economico del Trentino. Un territorio solido, innovativo e resiliente, ma caratterizzato da alcune fragilità strutturali che possono incidere sulla competitività futura: su tutti una dinamica della produttività che fatica a consolidarsi, una ridotta spesa privata in ricerca e sviluppo, un trend demografico in declino che nel tempo impatterà negativamente sulla forza lavoro disponibile.
Fattori - è stato detto - che rendono necessario rafforzare l’integrazione tra ricerca e sistema produttivo e sostenere politiche mirate su innovazione, competenze e attrattività. Bertozzi ha poi individuato quattro settori strategici a maggior potenziale di crescita per il Trentino: scienze della vita, intelligenza artificiale, microelettronica, energia.
I professori dell’Università degli studi di Trento, Stefano Schiavo e Alessandro Rossi, rispettivamente direttore della Scuola di Studi Internazionali e professore associato con delega al trasferimento tecnologico del Dipartimento di economia e management, hanno poi offerto una visione economica del contesto trentino.
Schiavo ha sottolineato come la politica industriale, per risolvere i principali colli di bottiglia, debba evolvere verso un pacchetto di servizi trasversali e "capacità collettive" per sbloccare l’investimento privato, superando il modello dei sussidi permanenti. Come Bertozzi, ha evidenziato lo squilibrio tra l’eccellenza della ricerca pubblica trentina e la ancora debole spesa privata in R&S, esortando a puntare sul trasferimento tecnologico e sulla capacità di assorbimento delle PMI. Infine, ha rimarcato la necessità di introdurre rigorosi meccanismi di monitoraggio e clausole di revisione per garantire l’impatto reale degli interventi pubblici.
Il professor Rossi ha posto l’accento sul ruolo delle università, chiamate a trasformare la conoscenza in impatto sociale ed economico, agendo da connettore tra le eccellenze della ricerca e le necessità concrete del sistema Trentino (dalla sanità all'industria). Ha suggerito di concentrare le risorse su aree ad elevato valore aggiunto, come l'intelligenza artificiale e le scienze della vita. Un passaggio anche su formazione continua e multilinguismo, definite dall’accademico come vere e proprie "infrastrutture strategiche" indispensabili per l'attrattività e la competitività del territorio nel lungo periodo.
IL PIANO
“Prospettiva Trentino 2040” delinea una strategia integrata che tiene insieme sviluppo industriale, sostenibilità e coesione sociale, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del Trentino come territorio ad alta intensità di conoscenza e capace di competere sui mercati globali valorizzando le proprie specificità. Il documento si articola in nove nodi strategici che declinano operativamente le linee di intervento e che saranno oggetto di approfondimento nel percorso di confronto con le categorie.
Queste le principali direttrici individuate.
1. Ricerca e innovazione: il Trentino come hub europeo del deep tech
Il piano non considera più la ricerca come un settore a sé stante, ma come il vero motore del sistema industriale. L’obiettivo è trasformare l’eccellenza scientifica dell’Università di Trento e delle Fondazioni (FBK e FEM) in un vantaggio competitivo diretto per le imprese. Si punta alla creazione di un "Innovation Corridor" lungo l'asse dell’Adige, dove il trasferimento tecnologico diventi sistematico. Il focus è sulle tecnologie di frontiera (Deep Tech) e sulla convergenza bio-digitale, ambiti in cui il Trentino può ambire a una leadership internazionale, favorendo la nascita di startup ad alto impatto e il potenziamento tecnologico delle realtà esistenti attraverso laboratori congiunti impresa-ricerca.
2. Transizione energetica e sovranità del dato
Per garantire la resilienza del sistema produttivo di fronte alle crisi globali, il documento propone il concetto di "Autonomia Tecnologica". Sul fronte energetico, l’azione cardine è lo sviluppo del "Net-Zero Industrial Hub", un modello che promuove l’autoproduzione da fonti rinnovabili e l’idrogeno verde per abbattere i costi energetici delle filiere locali. Parallelamente, il piano prevede la creazione di un "Data Sovereignty Cloud": un’infrastruttura digitale territoriale che permetta alle imprese e alla pubblica amministrazione di gestire i big data in sicurezza. Questo garantisce che il valore generato dai dati industriali, agricoli e sanitari resti una risorsa strategica del territorio, al riparo dalle logiche dei grandi player extra-europei.
3. Capitale umano: contrastare l'inverno demografico con la formazione continua
Con una forza lavoro destinata a contrarsi sensibilmente entro il 2040, la strategia punta tutto sulla qualità e sulla "manutenzione" del capitale umano. Il sistema formativo e della formazione professionale deve evolvere verso un modello di "Lifelong Learning Hub", dove l'aggiornamento delle competenze accompagna il lavoratore per tutta la vita attiva. Oltre a potenziare le discipline STEM e il modello duale, il piano introduce politiche di "Attrazione Selettiva": l'obiettivo è rendere il Trentino la meta privilegiata per talenti internazionali e "cervelli di ritorno", offrendo non solo lavoro, ma un ecosistema di innovazione stimolante.
4. Credito, finanza e resilienza territoriale
Un ruolo attivo è assegnato al sistema del credito e al comparto assicurativo, chiamati a evolvere da fattori di stabilità a leve di innovazione e gestione del rischio. Il piano prevede strumenti di finanza dedicati agli investimenti tecnologici, soluzioni per la gestione dei rischi climatici e demografici, oltre a un sostegno strutturato ai processi di welfare territoriale e alla longevità attiva, nella logica di una resilienza economica e sociale di lungo periodo.
5. Il nuovo welfare territoriale: casa, salari e qualità della vita
La competitività economica è strettamente legata alla sostenibilità sociale. Il piano riconosce che l'alto costo della vita e la difficoltà di accesso all'abitare sono barriere alla crescita. Per questo, si prevede un investimento massiccio in "Student & Worker Housing", trasformando la politica della casa in un'infrastruttura per lo sviluppo. Il "Pacchetto Vita per l’intera famiglia" mira a sostenere il potere d'acquisto attraverso salari allineati ai parametri europei e un welfare territoriale integrato. Questa visione si inserisce nel modello della "Città-Territorio", che punta a una distribuzione equilibrata dei servizi e delle opportunità su tutto il territorio provinciale, evitando lo spopolamento delle valli e la congestione dei centri urbani principali.
6. Filiere intelligenti e simbiosi industriale
Il tessuto delle micro, piccole e medie imprese viene proiettato in una dimensione di rete. Il piano promuove le "Filiere Intelligenti", dove l'adozione dell'intelligenza artificiale e dell'automazione avanzata non serve a sostituire l'uomo, ma a compensare la carenza di manodopera e ad aumentare la produttività. Si incentiva la "Simbiosi Industriale", ovvero lo scambio di risorse, energia e scarti tra imprese diverse per ridurre l'impatto ambientale e i costi di produzione. Anche i settori tradizionali dell’agricoltura, del commercio e del turismo non vengono superati, ma profondamente rigenerati attraverso l'integrazione con le tecnologie abilitanti e i nuovi sistemi energetici. In questo contesto, gli attori del sistema finanziario e assicurativo agiscono come partner strategico, garantendo il supporto necessario per investimenti ad alto valore aggiunto.
L'incontro segna l'avvio di un percorso di consultazione strutturato che la Provincia intende portare avanti con metodo collegiale. Nei mesi di marzo e aprile, è prevista una serie di tavoli tecnici e incontri bilaterali con le singole associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di raccogliere feedback specifici, osservazioni e contributi tecnici che permettano di calare le linee strategiche nelle diverse realtà produttive del territorio. Questa fase di ascolto si concluderà entro l'inizio di giugno, con la redazione di un documento di sintesi finale, utile per definire le priorità d'intervento già in vista della prossima manovra di assestamento di bilancio. Il percorso si concluderà ufficialmente con un seminario di presentazione finale, durante il quale verrà illustrato il framework definitivo agli stakeholder e alla comunità.

