CLES. Organizzata in occasione dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, l’esposizione affronta il tema della disabilità e si inserisce nel progetto Combinazioni_caratteri sportivi , ideato dall’Assessorato alla Cultura e Trentino Marketing nell'ambito dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026.
“Con 'Lascia che tutto ti accada' - così Francesca Gerosa - si realizza in pieno lo spirito di Combinazioni_caratteri sportivi, il progetto che abbiamo voluto mettere in campo per far convergere, attorno ad unico tema, la rete delle istituzioni, dei musei e delle realtà sociali nella cornice dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Questa esposizione dimostra la nostra capacità di fare sistema: identità diverse che costruiscono un percorso comune, capace di generare valore culturale e sociale. In questo anno caratterizzato dai Giochi Olimpici e Paralimpici, l’arte ci invita a guardare al limite non solo come qualcosa da superare, ma come dimensione importante dell’esperienza umana: è così che la cultura rafforza il senso di comunità e contribuisce alla crescita delle nuove generazioni”.
Cles apre in grande stile la primavera culturale del 2026 con "Lascia che tutto ti accada", un progetto espositivo che mette al centro la disabilità come esperienza umana, come luogo di trasformazione e come possibilità poetica. Organizzata da GSH Cooperativa Sociale e dal Mart di Rovereto nelle sale del Palazzo Assessorile di Cles, la mostra sarà aperta da domani, 8 marzo, al prossimo 3 maggio.
L’evento si inserisce nel progetto Combinazioni_caratteri sportivi, un progetto ideato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento e Trentino Marketing, all’interno dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
Il verso di Rainer Maria Rilke da cui la mostra prende a prestito il titolo diventa la chiave per leggere l’intero percorso: lasciar accadere non significa subire, ma riconoscere la vita nella sua interezza, scegliere di attraversarla senza nascondere né l’incertezza né la bellezza.
In un anno segnato dai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, questa prospettiva assume un valore ancora più forte: mentre lo sport celebra il superamento del limite, a Cles l’arte prova a raccontarne la natura profonda, a volte silenziosa, invisibile, quotidiana.
Curato da Giosuè Ceresato il percorso accosta opere che appartengono a universi differenti, ma attraversati dalla stessa tensione verso la fragilità e la sua trasformazione. Le sale di Palazzo Assessorile ospitano lavori di artisti contemporanei attivi sul territorio e di grandi maestri del XX secolo, creando una trama di rimandi dove forza e vulnerabilità convivono senza contraddizione.
Un nucleo centrale della mostra è dedicato a due figure internazionali che hanno fatto della disabilità un punto di ripartenza creativa. Hans Hartung, protagonista dell’astrattismo europeo, prosegue la sua carriera artistica anche dopo la perdita di una gamba in guerra, sperimentando tecniche innovative; mentre Chuck Close, fotografo e pittore, rivoluziona la tecnica del ritratto nonostante la prosopagnosia, un disturbo che rende difficile riconoscere i volti, e la paralisi che dal 1988 lo porta a utilizzare una sedia a rotelle. A dialogare con loro, le immagini di Oliviero Toscani, che negli anni ha saputo affrontare il tema delle differenze con un linguaggio diretto, spesso provocatorio, profondamente umano, e la video installazione dei MASBEDO, ambientato nelle Alpi Apuane e con protagonista l’alpinista ex atleta paralimpico Andrea Lanfri.
Intorno a queste presenze si sviluppa un coro di voci italiane: dagli artisti trentini come Matteo Boato, Livio Conta, Giorgio Conta, Marcello Nebl, Mauro Pancheri, Federico Seppi, Pietro Weber, Ivan e Luciano Zanoni, fino a figure storiche e nazionali come Marcello Dudovich, Giovanni Lorenzi ed Ettore Sottsass senior.
Una moltitudine che costruisce una narrazione condivisa: non un racconto sulla disabilità, ma un racconto attraverso la disabilità, attraverso ciò che rivela, ciò che spiazza, ciò che trasforma.
Per GSH questa mostra rappresenta molto più di un evento culturale: è un modo per ribadire, attraverso l’arte, l’impegno quotidiano nella costruzione di una comunità capace di accogliere e far crescere ogni persona. Lascia che tutto ti accada diventa così uno spazio simbolico in cui la fragilità si trasforma in forza, le differenze diventano dialogo e la creatività si afferma come terreno di libertà e riconoscimento. Una testimonianza concreta dei valori che da sempre guidano la Cooperativa. Le opere non cercano facili celebrazioni né pietismi. Preferiscono insistere su territori più complessi: la fatica dell’allenamento, la tentazione dell’eroismo, la paura dell’immobilità, l’ascolto di sé, il confronto con il proprio limite, la gioia della vittoria quando arriva, o quella più discreta del costante andare avanti. È una mostra che non vuole mettere etichette, ma suggerire riflessioni, invitando a guardare l’altro senza filtri, riconoscendo nel suo percorso un riflesso del proprio.
In ogni sala si respirerà un’umanità concreta, fatta di resistenza e delicatezza, di errori trasformati e di slanci improvvisi. Una mostra che chiede tempo, lentezza, disponibilità. Che chiede, appunto, di lasciar accadere.

