Economia Trento

Coldiretti Trentino Alto Adige: un’azienda su cinque digitalizzata in regione

Soluzioni di agricoltura 5.0 per ottimizzare acqua, energia e gasolio

Coldiretti Trentino Alto Adige: un’azienda su cinque digitalizzata in regione
Immagine generata da chatGpt

TRENTO. Un’impresa ortofrutticola su 5 in Trentino alto Adige ha già digitalizzato la propria azienda con soluzioni di agricoltura 5.0 per ridurre il consumo di fertilizzanti, acqua ed energia, coniugando la spinta verso la sostenibilità delle produzioni all’esigenza di ridurre i costi e la dipendenza dagli approvvigionamenti esterni. È quanto emerge dal primo Censimento in Europa sulla maturità digitale delle aziende agricole effettuato dal Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next.

“Molte aziende – spiega il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi -hanno usato i fondi 2024-2025 per installare sistemi di irrigazione a basso consumo e sensori che riducono lo spreco idrico del 30%, centrando i requisiti del piano Transizione 5.0”.

A livello nazionale, tra le imprese agricole ortofrutticole che hanno investito sulla digitalizzazione, la più gettonata è quella dell’ottimizzazione dei consumi energetici (26%) e dell’acqua (26%), subito davanti alla riduzione del consumo di fertilizzanti e agrofarmaci (25%). Importante anche la generazione di energia sostenibile (agrivoltaico, biogas, ecc.), con il 18%, seguito dal contenimento dei costi di trasporto (5%). 

La strategicità per le imprese di contenere l’utilizzo degli input di produzione è oggi resa ancora più evidente dalla crisi energetica scatenata dal conflitto in Iran che ha fatto salire alle stelle i costi dei fertilizzanti come l’urea, balzata a 865 euro a tonnellata, contro i 585 di prima della guerra (+48%).

Pesa anche l’incremento dei costi del gasolio che minaccia di far saltare le semine e i trapianti primaverili. Il prezzo è passato da circa 0,85 €/litro fino a 1,61 €/litro rispetto all’inizio dell’anno.

Ma l’innovazione nel settore passa anche dalle Tea, le nuove tecniche genomiche che consentono di intervenire in modo mirato sul Dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno, accelerando processi naturali di adattamento. Non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare una maggiore resistenza agli effetti dei cambiamenti climatici.

Accanto alla digitalizzazione sono diventati sempre più strategici per il settore i contratti di filiera, uno strumento che valorizza la produzione nazionale, garantendo equa distribuzione del valore, tracciabilità e sostenibilità e dando certezze operative e redditività stabile alle imprese. Grazie al lavoro di Fdai, nel 2025 sono stati venduti 30 milioni di kg di ortofrutta per 38 milioni di euro di fatturato; nei primi 3 mesi del 2026 si contano già 8 milioni di kg e 11 milioni di euro.

Non si ferma intanto la corsa dell’export ortofrutticolo tricolore che nel 2025 mette a segno un nuovo record salendo al valore di 13 miliardi di euro, tra fresco e trasformato, nonostante le mille difficoltà legate a guerre, dazi e aumento dei costi. La performance migliore la mette a segno la frutta fresca con una crescita del 16% rispetto all’anno precedente che la fa salire a quota 4,7 miliardi. Bene anche il trasformato (confetture, succhi, ecc.) che cresce del 13% con 2 miliardi. Aumento minimo (+1%) per gli ortaggi freschi, a quota 4,2 miliardi, mentre c’è il segno negativo (-4%, valore di 2,1 miliardi) solo per quelli trasformati, legato principalmente al calo dell’export di derivati del pomodoro.