TRENTO. Il tema dello spopolamento, della qualità della vita e della ricostruzione dell’identità di un luogo è stato al centro del dibattito al Festival dell’economia di Trento, grazie a un confronto che ha messo in evidenza come lo spopolamento non sia solo una questione legata al turismo, ma possa diventare opportunità per quanto riguarda i borghi più piccoli. Una nuova economia che inverta la rotta di quella che è una debolezza del nostro territorio.
Il confronto ha visto protagoniste/i il sociologo e fondatore del Consorzio AAster Aldo Bonomi, la Presidente del Gruppo Il Sole 24 ORE e Vicepresidente Confindustria Alberghi Maria Carmela Colaiacovo, la direttrice del Centro di ricerca per le aree interne e gli Appennini (ArIA) dell’Università del Molise Luisa Corazza, il professor Stefano Bruno Galli dell’Università degli studi di Milano e lo scrittore, saggista, formatore Michele Nardelli.
Da un lato, le grandi città italiane soffrono di sovrappopolamento e di over tourism, con dati che parlano di 480 milioni di visitatrici e visitatori nel solo 2025 e presentano una forte richiesta di destagionalizzare e riequilibrio dei flussi per renderli meno intensi, dall’altro si deve considerare che il 70% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti e che il 20% delle presenze turistiche insistono nelle piccole località.
La grande sfida è che il borgo e l’Italia dei territori diventino meta turistica e che ciò possa favorire un ripopolamento dei piccoli centri.
Per rendere questi borghi più attrattivi dal punto di vista turistico serve però investire soprattutto in infrastrutture tecnologiche, recupero degli immobili importanti, ospitalità diffusa o nuove forme di ospitalità.
Altro lato della medaglia: la vita autentica del borgo. Va preservata con una presenza costante, obiettivo che deve tenere conto di numerose variabili: in prima battuta l’esistenza di quella che viene definita come la coscienza di luogo, la presenza di un senso di appartenenza, il mantenimento di tradizioni, usi e costumi autentici, unione di intenti e cultura. Ma, anche, la percezione di un nuovo rapporto tra essere umano e natura, una sensibilità maturata con la crisi ecologica che fa emergere nuovi stili di vita, più inclini a svilupparsi nei territori.
Lo sviluppo nei borghi non può prescindere dalle economie fondamentali, la sanità, la mobilità e la possibilità di accedere a scuole, nonché dalla possibilità un’occupazione adeguata, veri e propri indici di vivibilità di un luogo. Recenti studi che mettono in luce le strategie vincenti per il ripopolamento di zone ampie e decentrate parlano infatti di lavoro femminile come vero e proprio argine allo spopolamento del paese, assieme all’integrazione di persone migranti e a forme di incentivo per le ristrutturazioni edilizie.

