Cronaca Val di Non

Paolo Forno: 'Unire una comunità’ piuttosto che distruggere un comune'

L'ex sindaco di Predaia: 'Ma nel tempo gli strumenti creati per unire sono stati depotenziati o eliminati'

Paolo Forno: 'Unire una comunità’ piuttosto che distruggere un comune'

PREDAIA. “Unire una comunità’ piuttosto che distruggere un comune”: con queste parole Paolo Forno, primo sindaco di Predaia, interviene sul dibattito e l’iniziativa presa da un gruppo di secessionisti che mira a staccare gli ex comuni di Coredo e Smarano (con Tavon) per creare un nuovo “vecchio” comune o unirsi a quello di Sfruz.

“Quando nel 2015 – prosegue Forno - abbiamo dato vita al Comune di Predaia, insieme agli altri sindaci e agli amministratori che hanno creduto e lavorato a quel percorso, eravamo tutti pienamente consapevoli di una cosa: unificare comunità con storie, dimensioni e caratteristiche differenti non è un’operazione che si completa dall'oggi al domani. Mettemmo in conto fin dall’inizio che sarebbe servito un orizzonte temporale di 10-15 anni per arrivare a pieno regime e metabolizzare davvero una fusione così complessa per estensione territoriale, numero di abitanti ed eterogeneità frazionale. Tracciare bilanci affrettati o pensare di smantellare un ente dopo appena un decennio significa non comprendere i tempi della storia amministrativa e istituzionale”.

“C’è però una riflessione di fondo da fare – prosegue Forno - ancora prima dei numeri e dei tecnicismi. Nella prima legislatura ci siamo posti una priorità chiara: costruire un sentimento di appartenenza.

Sapevamo che il rischio di far sentire il municipio "lontano" era reale, e per questo avevamo messo in campo interventi concreti per accorciare le distanze: la presenza costante e capillare degli amministratori su tutto il territorio; la creazione delle consulte frazionali elette direttamente dai cittadini, per dare voce e centralità ad ogni singolo paese;

un sistema di trasporto pubblico comunale pensato ad hoc per collegare e unire tutte le frazioni. Strumenti innovativi di democrazia e ascolto come SensorCivico, che permetteva ai cittadini di interfacciarsi direttamente con gli uffici. Tutti strumenti che nel tempo sono stati depotenziati o eliminati.  È anche in questa perdita di contatto che va ricercata l'origine di un certo scetticismo e della bassa affluenza alle ultime elezioni, un dato che è indubbiamente un campanello d'allarme e un segnale di malcontento che non va ignorato.

Capisco profondamente i cittadini che oggi chiedono una comunità più vicina, e rispetto il comitato nato in questi giorni: ogni forma di mobilitazione civica è un'espressione di democrazia che merita rispetto e ascolto.

Tuttavia, confondere i problemi di gestione politica con la validità del progetto istituzionale è un errore grave.

Mettere in discussione l'esistenza stessa di Predaia è una scelta miope e poco lungimirante.

Guardiamo ai fatti e all'eredità di questi anni:

1. Peso politico ed economico: Predaia è diventata un interlocutore di primissimo piano a livello provinciale e di Valle, capace di attrarre investimenti e finanziare grandi opere pubbliche che i singoli comuni non si sarebbero mai potuti permettere.

2. Qualità dei servizi e virtuosità: Abbiamo bilanci solidi, economie di scala e servizi erogati con standard elevati, al punto che persino il vicino Comune di Sfruz ne usufruisce con soddisfazione attraverso la gestione associata.

Tornare indietro, frammentare di nuovo il territorio e ricreare piccoli enti isolati significherebbe raddoppiare i costi burocratici, perdere forza contrattuale ed erodere le risorse destinate ai servizi per i cittadini.

La risposta alla distanza percepita dai cittadini non è la distruzione di Predaia – conclude Predaia - ma la sua buona amministrazione. Invece di mettere in dubbio l'istituzione, la vera sfida per il futuro è lavorare per mettere in campo candidati volenterosi, competenti, capaci e appassionati per le prossime scadenze elettorali. Persone capaci di riattivare quegli strumenti di partecipazione, di stare tra la gente e di far sentire ogni singola frazione parte viva e fondamentale di un’unica, grande comunità”.