TRENTO. Italia Nostra Trentino prende posizione contro i “nuovi bacini artificiali in quota – realizzati per garantire enormi quote d’acqua per la neve artificiale da stendere sulle piste da sci e motivati anche come eventuali approvvigionamenti idrici per la protezione civile”.
Essi, si legge in una nota, “imperversano da qualche anno, ma mai come in questo periodo sono evidenti gli stravolgimenti che comportano sui territori di alta montagna, dove vastissime aree forestali e pascoli montani vengono distrutti per fare spazio a enormi scavi, impermeabilizzazioni del suolo, getti in cemento armato, raccolta e convogliamento artificiale dell’acqua dove prima l’acqua permeava il terreno in modo naturale, asportazione di suoli delicati che impiegheranno millenni a ricostruirsi. Così privando l’ambiente di alta quota di interazioni con insetti, batteri e vegetazione minuta che hanno permesso nei secoli la pratica del pascolo pregiato”.
“Su questi progetti – si legge ancora - la Sezione trentina di Italia Nostra ha da sempre avviato iniziative di contrasto, collaborando spesso con altre associazioni, comitati e aggregazioni di liberi cittadini - per le ferite inferte al paesaggio e i pesanti interventi edilizi in zone molto delicate. Negli ultimi tempi fortissima è stata l’opposizione al grande progetto della diga del Vanoi - un invaso con una capacità compresa tra i 20 e i 33 milioni di metri cubi d'acqua - proposto dal Consorzio di Bonifica del Brenta con l’iniziale appoggio dell’allora presidente della Regione Veneto Luca Zaia”.
“Inoltre – prosegue - solo per citare alcuni tra i casi di più semplici bacini di raccolta, abbiamo osteggiato:
- quello previsto alle Viote (invaso da 120.000 mc.
proposto dal Comune di Trento - che non verrà realizzato grazie alle proteste delle associazioni ambientaliste di ASUC e della Circoscrizione – ma sostituito dall’ampliamento dell’attuale bacino di Mezzavia);
- a Folgaria (dove il previsto bacino di 280.000 mc presso Malga Melegna a Passo Coe, verrà realizzato in posizione diversa: a Pioverna per gli impianti Passo Coe-Pioverna-Val delle Lanze);
- in Val di Non tra Salter e Romeno, dove si prevede di pompare l’acqua dal lago;
- a Molveno (66.000 mc in località Pradel)
- a Madonna di Campiglio (200.000 mc in località Montagnoli)
- in Val San Nicolò, Pian de L’ancora, 80.000 mc
- nell’area del Cermis, 60.000 mc
“Le associazioni ambientaliste – è la conclusione - lungi dall’assumere posizioni puramente ideologiche, sono tutte concordi nel pretendere un maggiore rispetto del territorio alpino e della sua economia agricola e pastorale, nel proporre interventi di salvaguardia, meno invasivi e squilibranti sull’ambiente, meno costosi e potenzialmente più utili per una riqualificazione di quegli ambiti.
Da notare che dal 2018 tali interventi sono supportati dal 90% di finanziamento provinciale, cioè vengono realizzati con soldi pubblici. Ma nei prossimi 25 anni è previsto un innalzamento della quota di affidabilità della neve (30 centimetri per 100 giorni): da 1.750 a 2.000 metri di altitudine. È assurdo investire in attività che non potranno più avvalersi della materia prima: la neve, nemmeno di quella autoprodotta (artificialmente) perché non in grado di mantenersi al suolo a causa delle temperature che saranno sempre meno rigide. In questa situazione Italia Nostra di Trento chiede all’amministrazione provinciale una presa di posizione urgente: adottare una moratoria di 5 anni, un fermo di tutti gli interventi relativi all’industria dello sci, per verificare quali impianti e quali bacini mantenere e quali smantellare”.

