Salute Val di Sole

Lavanda, quando la memoria trova altre strade

A Dimaro una serata emozionante tra profumi, emozioni e comunità

Lavanda, quando la memoria trova altre strade

DIMARO. È stata una serata emozionante quella vissuta ieri, 24 settembre 2026, a Dimaro con “Lavanda”, la nuova produzione della compagnia Alla Ribalta APS, un’esperienza teatrale dedicata al tema delle demenze che ha scelto di parlare di memoria attraverso nuovi linguaggi: il teatro, la musica, i profumi e la partecipazione del pubblico.

La serata si inserisce nel Piano triennale della Comunità della Valle di Sole per una comunità amica delle persone con demenza, per il periodo 2026–2028, promosso dal Servizio Politiche sociali della Comunità della Valle di Sole e da Spazio Argento nell’ambito delle azioni dedicate all’età anziana.

Ad aprire la serata, i saluti istituzionali hanno richiamato il significato di questa scelta. Cristina Rizzi, responsabile del Servizio Politiche sociali della Comunità della Valle di Sole, ha sottolineato la volontà di avvicinare la comunità al tema della demenza attraverso un linguaggio capace di farlo con tatto, attenzione e delicatezza, coinvolgendo non solo le persone che vivono la malattia, ma anche le famiglie e quanti se ne prendono quotidianamente cura.

L’assessora alle Politiche sociali del Comune di Dimaro Folgarida, Giovanna Boni, ha richiamato il valore del lavoro dei caregiver, fatto di pazienza, sensibilità e fatica quotidiana: una cura che significa accompagnare, comprendere i cambiamenti e continuare a esserci, giorno dopo giorno. Creare occasioni di conoscenza e sensibilizzazione significa anche riconoscere questo impegno e sostenere una comunità che si prende cura.

In scena Elisa Salvini, protagonista di un racconto che attraversa il tempo, le relazioni e i ricordi, accompagnata dalla musica dal vivo di Riccardo Rea, con la regia di Jennifer Erika Miller.

Un lavoro nel quale il profumo diventa una chiave narrativa e un ponte possibile tra presente e passato.

E il profumo, ieri sera, ha davvero inondato la sala e, insieme, la mente. La lavanda, il rosmarino, la salvia, la rosa, il larice, i profumi dell’orto e del giardino sono diventati tracce di una vita: di gesti quotidiani, di luoghi conosciuti, di stagioni, di vento e di freddo, di persone e affetti. Un profumo può riportare a una cucina, a un giardino, a un lavoro, a un amore, al proprio sposo, a un momento preciso della propria storia.

E proprio la lavanda sembra suggerire una delle domande più profonde dello spettacolo: dove finiscono davvero i ricordi quando non riusciamo più a trovarli?

Forse non tutti i ricordi scompaiono. Alcuni rimangono custoditi altrove: in un profumo, in una voce, in una musica, in un gesto. Possono riaffiorare oppure non tornare più alla nostra consapevolezza. Ma questo non significa che ciò che è stato vissuto abbia smesso di esistere.

“Lavanda” ha raccontato la demenza con delicatezza, non soltanto come esperienza di perdita, ma come storia di vite vissute, di legami, di affetti e di tracce lasciate nel tempo. Perché una vita non è fatta soltanto di ciò che una persona riesce ancora a ricordare, ma anche di ciò che ha lasciato negli altri e che continua, in qualche forma, a vivere.

Il richiamo all’orto e al giardino rende bene questa idea: ciò che viene coltivato nel tempo può continuare a crescere, anche quando chi lo ha seminato non è più in grado di riconoscerlo. Così la memoria può essere custodita dagli altri, nelle relazioni, nei racconti, nei gesti e nelle esperienze condivise.

Il pubblico non è stato semplice spettatore, ma parte di un’esperienza nella quale profumi, musica e domande hanno chiamato ciascuno a incontrare la propria memoria e le proprie emozioni. È forse questo il tratto più significativo di “Lavanda”: non raccontare soltanto la memoria, ma farla vivere attraverso i sensi.

La serata ha lasciato una riflessione sulla demenza fatta non soltanto di conoscenza, ma di comprensione, ascolto e vicinanza. Perché, dietro ciò che la malattia modifica, rimane una persona, rimane una storia, rimane una relazione.

E ieri sera il teatro ci ha ricordato che, qualche volta, per ritrovare un ricordo non serve cercarlo nella mente: può bastare un profumo.

Grazie a Jennifer Erika Miller, Elisa Salvini, Riccardo Rea e a tutta la compagnia Alla Ribalta APS, per aver trasformato quel profumo in racconto, emozione e incontro. E grazie al pubblico, che ha saputo lasciarsi coinvolgere in una serata che continuerà, ne siamo certi, a profumare di ricordi.