Approvati dalla Giunta provinciale i nuovi criteri: quattro tipologie di intervento, contributi fino al 90% e una specifica attenzione alle azioni contro lo spopolamento
Progetti sperimentali nelle aree montane, più forza alla progettualità dei territori
TRENTO. Passare dal finanziamento di singoli interventi alla costruzione di progetti condivisi, capaci di produrre un impatto concreto e duraturo sulle comunità. È questo il principale elemento di novità dei nuovi criteri per i progetti sperimentali nelle aree montane, approvati ieri dalla Giunta provinciale e destinati agli enti locali e agli enti esponenziali dei beni di uso civico. Rispetto all’impianto adottato nel 2022, la misura viene semplificata e articolata in quattro tipologie di azione, con una particolare attenzione alle progettualità in grado di contribuire alla tenuta demografica e al contrasto dello spopolamento.
Il nuovo impianto rafforza la dimensione progettuale della misura. Le risorse quindi non vengono assegnate semplicemente sulla base della tipologia di intervento, ma a partire da un’idea progettuale coerente con gli obiettivi individuati e dalla successiva elaborazione di un progetto operativo. La progettazione dovrà definire bisogni, obiettivi, azioni, soggetti coinvolti, tempi e risultati attesi, secondo una logica di intervento condivisa e verificabile, con l’obiettivo primario di tradurre l’innovazione in impatto significativo per il territorio.
Una prima novità riguarda proprio la semplificazione delle possibilità di intervento, che vengono ricondotte a quattro tipologie: nuovi progetti sperimentali, progetti già realizzati e riproposti in altri contesti, progetti integrativi rispetto a esperienze precedenti e progetti sviluppati nell’ambito di iniziative di interesse provinciale. A queste possono aggiungersi azioni complementari, funzionali alla realizzazione o alla prosecuzione degli obiettivi progettuali, anche attraverso interventi materiali. Tra le priorità viene rafforzato il tema del contrasto allo spopolamento. I nuovi criteri valorizzano infatti le progettualità che interessano i territori coinvolti nelle azioni provinciali per la rivitalizzazione delle aree a rischio di abbandono, favorendo il collegamento tra iniziative diverse e una maggiore capacità di incidere sulle condizioni che rendono un territorio attrattivo e vitale. La misura prevede inoltre un sistema di contributi più semplice e prevedibile, basato su importi standard e sulla valutazione della qualità della proposta. Per la componente progettuale il contributo può arrivare fino a 50.
000 euro, mentre per le azioni complementari di carattere materiale è previsto un contributo fino a 100.000 euro. La copertura provinciale può raggiungere il 90% della spesa ammessa. La maggiore attenzione alla progettazione sarà accompagnata da un’attività di formazione e supporto agli enti. La struttura provinciale metterà a disposizione le esperienze maturate attraverso le precedenti sperimentazioni e organizzerà, anche con il coinvolgimento del Consorzio dei Comuni, momenti di informazione, sensibilizzazione e accompagnamento rivolti alle amministrazioni e alle Comunità di valle. L’obiettivo è sostenere gli enti non soltanto nella fase di accesso ai contributi, ma nella costruzione di proposte capaci di mettere in rete competenze, soggetti e risorse presenti sul territorio. La nuova impostazione punta così a rafforzare il carattere sperimentale e innovativo della misura: le risorse provinciali dovranno accompagnare progettualità costruite dal basso, capaci di rispondere a esigenze specifiche dei territori e, quando i risultati lo consentano, di diventare esperienze replicabili anche in altri contesti.

