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Le api mappano la qualità dell'ambiente in Val di Sole

ven 26 feb 2021 15:02 • By: Alberto Mosca

Lo studio di Erica Rizzi ha utilizzato le api per trovare le tracce di agrofarmaci sul territorio della valle. Una prima mondiale aver mappato un territorio nel suo complesso, ha commentato il prof. Sergio Angeli dell'Università di Bolzano

Grande successo di pubblico, con oltre 100 persone collegate, per la presentazione della tesi di laurea in cui Erica Rizzi ha illustrato i risultati del suo “Monitoraggio della qualità ambientale per la presenza di agrofarmaci e metalli pesanti in Val di Sole, utilizzando l’ape mellifera come campionatore di polline”. Con lei Sergio Zanella, presidente dell'associazione L'Alveare e il prof. Sergio Angeli, docente di entomologia all’Università di Bolzano, che ha evidenziato il valore di questo studio sia dal punto di vista scientifico che in generale per la Val di Sole. “Lo studio ha portato risultati interessanti che presenteremo anche su riviste internazionali e sarà di esempio per molte altre indagini. La Val di Sole - ha detto Angeli -  si è dimostrata un caso studio ideale, per la presenza della frutticoltura concentrata in una parte del territorio e per la presenza di due valli laterali come quelle di Rabbi e Peio. Rappresenta una prima mondiale l’aver mappato un territorio nel suo complesso”.

Erica Rizzi ha chiarito da subito l’utilità che possono avere le api come marcatori del territorio: “Le api svolgono un campionamento puntiforme che arriva a 2 milioni di micro-prelievi al giorno, coprendo un’area pari a 700 ettari: grazie ai peli biforcati esse attraggono il polline ma anche le polveri, consentendo di misurarne qualità e quantità”.

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E per quest’opera di campionamento fondamentale è stata la collaborazione di 24 apicoltori dell’Associazione Apicoltori Valli di Sole, Peio e Rabbi. L’attività di raccolta dati si è svolta in due giornate primaverili e in altrettante estive. Peraltro, i dati sono consultabili sul loro sito web, www.apisole.it

Veniamo ai dati: lo studio ha rilevato la presenza di residui di 566 principi attivi di agrofarmaci. I dati raccolti sono stati oggetto di confronto con Cofsac, Melinda e Apot, in modo da verificare l’effettivo utilizzo delle sostanze riscontrate, ma anche per la verifica della deriva. Lo studio ha dato infatti importanti indicazioni su quali sostanze hanno il problema di propagarsi anche a lunghe distanze e quali no. È su queste ultime che sarebbe in tal modo investire maggiormente in modo da limitare l’espansione sul territorio. In effetti, alcuni dati di deriva sono impressionanti: residui di agrofarmaci sono stati ritrovati in cima alla Val di Rabbi e nella zona di Bolentina e Montes, con una grande capacità di risalire in quota.

Al contrario, nessun residuo è stato trovato nelle zone di Vermiglio e della Val di Peio.

Per quanto riguarda i metalli pesanti (rame, piombo e cadmio), che lo studio aveva riscontrato nelle aree di Pellizzano e Ossana, Rizzi e Angeli sono intervenuti sulla presa di posizione dell’amministrazione comunale di Pellizzano (Qui l'articolo), che ha dichiarato come un successivo studio condotto da Appa non abbia invece riscontrato nulla: “Fa piacere che Pellizzano abbia proceduto in tal senso e rassicura il risultato ottenuto: potrebbe essere l’occasione per svolgere ulteriori indagini sul campo”. Lo studio ha poi offerto indicazioni su quali piante vengono prevalentemente bottinate dalle api. Per la metà di marzo è previsto l’avvio di un nuovo progetto di campionamento, dedicato alla Val di Rabbi.

E il miele? Ci sono rischi? Nel corso del dibattito un ascoltatore ha chiesto quali ripercussioni possono avere questi residui sulla qualità e salubrità del miele: “Noi abbiamo campionato i pollini – ha spiegato Sergio Angeli – mentre le api producono il miele dal nettare, che viene ingurgitato e poi messo nelle cellette; se il nettare fosse inquinato o comunque pericoloso, l’ape ne risentirebbe immediatamente, subendo danni tali da causarne la morte o comunque il disorientamento e quindi l’incapacità di tornare all’alveare; il miele quindi resta sicuro, al di sotto di questa soglia di pericolosità”. 



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