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Palazzo Migazzi: la torre è del 1332

mer 28 apr 2021 17:04 • By: Alberto Mosca

L'analisi dendrocronologica ha fornito dati certi per la storia costruttiva del complesso architettonico di Cogolo

TRENTO. I legni di palazzo Migazzi datano con precisione la nascita di questo storico monumento di Cogolo. E un dato in particolare salta subito all’occhio: la torre esisteva almeno un secolo prima dell'arrivo dei Migazzi in Val di Peio, come testimoniano gli elementi lignei ritrovati all'interno delle murature, che furono ricavati da alberi tagliati nel 1332. Le indagini dendrocronologiche condotte da Mauro Bernabei e da Jarno Bontadi (CNR-IBE) e commissionate dalla Soprintendenza per i beni culturali hanno fornito altri dati certi per la storia costruttiva del complesso architettonico. Per esempio, gli ambienti al primo piano, adiacenti alla torre, presentano travi e tavole squadrate a vista e inserite nella muratura databili al 1410, anche in questo caso, anno di abbattimento delle piante. In una stanza al secondo piano, invece, alcune travi del soffitto e le tavole del pavimento risalgono agli anni immediatamente successivi al 1431, mentre nel 1654 furono abbattuti gli alberi impiegati per la realizzazione delle fodere delle travi e delle tavole squadrate del soffitto poste sopra le travi foderate.

In altri ambienti al secondo piano sono presenti travi e tavole messe in opera poco dopo la metà del Seicento, segno di significativi interventi di ristrutturazione.

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Per quanto riguarda il rivestimento in tavole di abete rosso della stube al primo piano può essere fissato un termine post quem al 1738, data dell'ultimo anello di accrescimento identificato con le analisi dendrocronologiche.

Dati precisi che hanno fatto dire a Mauro Bernabei di aver trovato a Cogolo “il lavoro più bello e completo fatto in Trentino in 18 anni di attività”. Tra i dati più significativi, il numero imponente

(68) di campioni analizzati, da travi e tavole; decisiva poi è stata la presenza di sottocorteccia, materiale capace di permettere datazioni all’anno. Ancora, Bernabei ha sottolineato come in Trentino si possa contare su un database dendrocronologico di alto livello, per il quale un grande contributo – ha detto Bernabei – è arrivato dall’Ufficio Forestale di Malé e in particolare dal direttore Fabio Angeli.

L’appuntamento, organizzato dalla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e moderato dallo storico dell’arte Salvatore Ferrari, è stato seguito online da oltre 60 persone, tra restauratori, architetti, storici e storici dell'arte, tecnologi del legno, cittadini della Valle di Peio. Dopo i saluti del Soprintendente, Franco Marzatico, e dell'Assessore alla cultura del Comune di Peio, Viviana Marini, che ha ricordato come il progetto di restauro venne avviato dalla precedente amministrazione di Angelo Dalpez, la restauratrice Francesca Raffaelli ha illustrato la convenzione sottoscritta nel 2016 tra la Soprintendenza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche – IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree), che ha consentito di affidare ai ricercatori del CNR-IBE (Istituto per la BioEconomia) di San Michele all’Adige l’incarico di esaminare alcune travi e altro materiale ligneo conservati all'interno della dimora signorile solandra.



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