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Centrali idroelettriche sul fiume Noce, tutto da rifare?

ven 02 lug 2021 11:07 • By: Lorena Stablum

Attivisti e ambientalisti preoccupati per la sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche

VAL DI SOLE. È una sentenza che farà molto discutere quella emessa dal Tribunale superiore delle acque pubbliche, che accoglie un ricorso presentato dalla società Studio Tre srl che aveva impugnato il diniego opposto dal Servizio gestione risorse idriche ed energetiche all'istanza del 14 gennaio 2018 di derivazione del fiume Noce «d'acqua ad uso idroelettrico con portata massima di 7.000 litri al secondo». Una sentenza, che di fatto potrebbe rompere quell’argine che la Provincia di Trento aveva voluto porre per fermare la proliferazione delle centraline idroelettriche: solo in terra solandra, nel 2015, si contavano 28 istanze presentate sia da enti pubblici che da privati per turbinare l’acqua dei corsi d’acqua al fine di produrre energia idroelettrica.

La sentenza, che, oltre a rilevare alcune mancanze nella gestione della pratica (l'omessa comunicazione degli atti su cui si fondano i pareri negativi e il mancato esame delle controdeduzioni presentate in fase di preavviso di diniego), rileva come “la tutela dell'ambiente va conciliata con l'attività produttiva nella quale rientra la produzione di energia elettrica”, allarga le maglie della tutela dell'ambiente rimettendo in discussione i dinieghi emessi dall'ente provinciale negli ultimi anni a numerose istanze.

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Vi è, infatti, un secondo ricorso ad opera della stessa società a cui se ne aggiungono altri per rifiuti dati a progetti simili. Si tratta di duro colpo per il Comitato permanente di salvaguardia del fiume Noce, e per tutto quel mondo di attivisti e ambientalisti che alla tutela dei corsi d’acqua hanno dedicato giornate di impegno e passione, e che riporta al centro dell’attenzione la richiesta di adottare una moratoria sullo sfruttamento del torrente Noce.

“Non ho ancora letto la sentenza e i giudizi che do si basano sulle notizie venute dalla stampa – commenta il portavoce Luca Scaramella, che non nasconde la propria preoccupazione -. Si legge che ci sarebbero stati degli errori nella gestione della pratica. Detto ciò, a livello generale non sono d’accorso sul fatto che si consideri l’ambiente non così importante, come sembrerebbe dalla sentenza. Mi chiedo allora cosa serva analizzare le questioni all’interno della Conferenza dei Servizi. Tra l’altro, questa istanza dovrebbe essere quella relativa alla realizzazione di un impianto sul basso Noce. Sono molto preoccupato. Mi chiedo quali effetti potrà avere questa sentenza su tutti gli altri dinieghi dati dalla Provincia. Ricordiamoci, poi, che è ancora attivo il ricorso di Lorengo in Consiglio di Stato. Domenica sera, ci riuniremo come comitato per analizzare questa situazione e, in generale, anche il progetto legato al tubone della val di Non”.



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