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I pescatori contro il divieto nazionale di immissione delle trote fario nei fiumi trentini

ven 09 lug 2021 10:07 • By: Lorena Stablum

Arnoldi: «Sarebbe un danno per tutto il movimento della pesca. Stiamo lavorando alla richiesta di deroga»

TRENTO. Anche i pescatori trentini sono in allarme e, insieme alla Provincia e agli uffici competenti, sono al lavoro per richiedere una deroga al divieto di immissione delle specie ittiche alloctone di interesse alieutico (inteso cioè, come arte tradizionale e pratica della pesca in tutte le sue forme) da lungo tempo presenti nelle acque provinciali, come la Salmo trutta fario, più nota come trota fario.

Lo Stato italiano, infatti, recependo in modo restrittivo la Direttiva Habitat con il Dpr n. 357/1997 “Regolamento recante l’attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e semi naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche”, ha decretato lo stop alle immissioni di salmonidi alloctoni, tra cui, appunto, la trota fario, nelle acque interne italiane. Una scelta giudicata dalla Fipsas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, dannosa per il settore della pesca sportiva e di conseguenza anche del turismo già piegato dalla pandemia.

C’è però una possibilità. Dopo l’apertura di una serie di contenziosi tra Stato e Regioni, titolari delle funzioni legislative e amministrative circa la gestione della pesca nelle acque interne, e le conseguenti sentenze della Corte Costituzionale che hanno sancito come la tutela dell’ambiente rientri tra le esclusive competenze dello Stato, e a conclusione di un tortuoso percorso politico-amministrativo, il regolamento di attuazione della Direttiva Habitat è stato modificato.

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Infatti, l’articolo 12 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 357/1997, che sanciva l’assoluto divieto di immissione di specie alloctone, è stato sostituito dal Dpr n. 102 del 2019. In base al nuovo dettato normativo, l’immissione in natura delle specie e delle popolazioni non autoctone può essere autorizzata dal Ministero della Transizione ecologica, su istanza delle Regioni, delle Province autonome o degli Enti di gestione delle aree protette nazionali, per motivate ragioni di rilevante interesse pubblico, connesse a esigenze ambientali, economiche, sociali e culturali, e comunque in modo che non sia arrecato alcun pregiudizio agli habitat naturali e alla fauna selvatica. Con decreto attuativo (Decreto Direttoriale 2 aprile 2020), si è regolamentato il nuovo dettato dell’articolo 12 stabilendo i contenuti dello studio per le immissioni delle specie alloctone (studio del rischio) su cui il Ministero deve esprimersi. E proprio su tale possibilità, che la Provincia di Trento insieme alle due associazioni pescatori trentine stanno lavorando, come già altre Regioni, per poter chiedere la deroga. 

“In base a uno studio dell’associazione italiana ittiologi, la trota fario viene considerata specie non autoctona – spiega il nuovo presidente della Federazione dei Pescatori Trentini e, presidente dell’Associazione Sportiva pescatori Solandri, Fabio Arnoldi -. In Trentino, la normativa sulla gestione delle specie ittiche è all’avanguardia e prevede già una gestione razionale delle acque, con l’individuazione precisa delle zone di semina dedicate esclusivamente o alle trote fario o alla marmorata. La fario, nei numerosissimi torrenti e ruscelli del Trentino, dove risulta più adatta a insediarsi, è spesso l’unica specie presente da tempo immemorabile. Di conseguenza, la fario è la trota più ricercata e apprezzata dai pescatori, che non potrebbero nemmeno immaginare un ruscello che ne fosse privo. Il fatto di non poter più immettere la fario nelle nostre acque rappresenterebbe sicuramente un grave danno per tutto il movimento della pesca sportiva, sul quale il Trentino ha investito molto negli ultimi anni. Le conseguenze della mancata gestione della trota fario comportano la perdita, da parte delle associazioni di pescatori, di numerosi iscritti. Per questo ci siamo già incontrati con gli uffici provinciali competenti, che stanno provvedendo a realizzare uno studio del rischio da presentare al competente Ministero per ottenere la deroga che possa consentire la gestione della trota fario, come da tradizione”. 



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