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I cristiani assenti nel dramma dei profughi

dom 21 nov 2021 10:11 • By: Renato Pellegrini

Una riflessione sulla sofferenza di tanta povera gente ai confini tra Polonia e Bielorussia

La cattolicissima Polonia, dove S. Giovanni Paolo II è nato ed è stato vescovo di Cracovia prima di diventare papa, ha fatto presto a dimenticare i suoi insegnamenti. Come del resto anche i cristiani delle altre nazioni, magari proprio quelli che gridavano “Santo subito”. Egli è stato testimone del Vangelo e profeta di un mondo in cui le identità sono custodite e amate e le barriere abbattute. Sembra che su questi intenti l’amore per il papa venuto da lontano si frantumi.

Come perdono di ogni significato le parole di Gesù: «Bussate e vi sarà aperto», che vanno cambiate. Gli uomini del nostro mondo dicono: bussate quanto volete, ma mai vi sarà aperto!  Si chiudono le porte e si innalzano muri, tanto che non sarà facile per gli storici spiegare che l’epoca dei muri non è più solo quella del Vallo di Adriano o il tempo del cinese Qin Shi Huang, l’imperatore padre della Grande Muraglia.

Epoche in cui le fortificazioni servivano a proteggersi dalle incursioni armate. Non nel 2021, quando miliardi di euro vengono investiti per respingere nient’altro che persone disarmate. Il 60% delle nuove barriere è stato voluto per ostacolare le migrazioni forzate. Negli ultimi 50 anni (1968-2018) sono stati costruiti oltre 65 muri di confine. L’Europa (26%) è seconda solo all’Asia (56%). A oltre trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, il 60% della popolazione mondiale (circa 4,7 miliardi di persone) vive in Paesi che hanno costruito un qualche argine contro i flussi di persone.

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E c’è chi pensa, come il premier polacco, di mettere in funzione l’art.4 del trattato NATO riguardante la difesa esterna. In pratica si ragiona di essere in guerra. Ma dove sono le truppe che minacciano i confini polacchi?  E dove sono le armi puntate contro la Polonia? È paradossale, incredibile: a minacciare le frontiere polacche sarebbero uomini, donne e bambini, accampati in un bosco al freddo e al gelo, armati solo dalla speranza di una vita migliore.

È un esercito di persone che fugge da violenze e fame. Che fa da sfondo a tutto questo c’è una politica fatta di cinismo, capace solo di sfruttare la disperazione di quella gente come merce di scambio politico e come rivalsa verso le sanzioni che la Unione Europea ha adottato nei confronti della Bielorussia. Ma c’è di peggio, vale a dire il rifiuto di ogni forma di umana solidarietà e di accoglienza nei confronti dei profughi che percorre tutta l’Europa e assume un carattere di vera paranoia in Polonia e in Ungheria.

All’inaugurazione dell’anno accademico a Siena, il presidente Mattarella ha detto: "È sconcertante quanto avviene ai confini dell'UE, c'è un divario con i principi proclamati (..) Sorprendente il divario tra i grandi principi proclamati e non tenere conto della fame e del freddo a cui sono esposti esseri umani ai confini dell'Unione". Mattarella ha detto finalmente che i profughi accalcati alla frontiera non sono invasori, non sono alieni, sono invece esseri umani. Ed è semplicemente sconcertante leggere tra i grandi principi proclamati nella carta fondamentale dell’Unione Europea e poi essere spettatori di comportamenti che trattano i profughi come bestie da respingere a ogni costo; non uomini, bestie che possono essere uccise o comunque fatte morire perché senza dignità. Che senso ha dichiarare che la dignità umana è inviolabile? (art.1) Che ogni persona ha diritto alla vita? (art.2) Che ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica? (art.3).

Sono parole senza senso, bla bla bla se poi si lasciano morire di fame e di freddo le persone accalcate alla frontiera. Non è forse morta la pietà? E ancora una volta mi chiedo: a che serve celebrare il Natale, il Dio che si fa uomo, che pianta la sua tenda in mezzo a noi, se ci comportiamo come Erode che lo voleva uccidere, se accade ciò che ha scritto l’Evangelista Giovanni: «Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto»? Magari festeggeremo Babbo Natale, ma dimenticheremo Gesù Bambino, morto nei boschi alla frontiera della Polonia sotto lo sguardo indifferente di troppi.

La speranza non è tuttavia completamente morta. Decine di finestre illuminate di verde indicano ai profughi che lì c’è posto per loro, ci sono famiglie pronti ad accoglierli, perché si riparino dal freddo e dalla fame.



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