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Crimini contro l’umanità

dom 10 apr 2022 11:04 • Dalla redazione

Non si può restare passivi di fronte alle atrocità viste in Ucraina

Natalia Titova, 62 anni, mostra la sua casa distrutta dai bombardamenti russi, durante l'invasione russa a Chernihiv (REUTERS/Zohra)

“Non esiste un modo onorevole di uccidere, né un modo gentile di distruggere. Non c’è niente di buono nella guerra eccetto la sua fine». (Abraham Lincoln) E la frase si dimostra profetica oggi, tempo di guerra in Europa, tempo in cui si rivela anche, purtroppo, la smemoratezza dei politici e di tanta altra gente.

Putin non è salito al potere la settimana scorsa e non ha mai nascosto le sue intenzioni. Non è salito al potere in Russia dopo una lunga militanza in movimenti tipo «costruttori di pace». La sua militanza è stata nel KGB, servizi segreti che non hanno mai dimostrato particolare simpatia per la democrazia e il pluralismo. Ma tant’è. I politici, in molti, anzi in troppi, lo hanno esaltato come miglior statista possibile. È impressionante leggere quello che è stato detto di lui! È stato esaltato e osannato. Si è taciuta ogni parola che non guardasse ai sondaggi elettorali, che disgraziatamente guidano le scelte politiche, perché è ormai uso corrente non guardare al bene delle generazioni future, ma alla possibilità di essere eletti oggi o al massimo domani. E nella confusione, nella complessità delle cose e nell’ignoranza di troppi, un simile meccanismo funziona sempre. Cercare e creare metodi non violenti pare impresa da altro mondo.

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Per vigliaccheria? Perché si è ipocriti? I metodi della nonviolenza non trovano più accoglienza nelle menti di troppi intellettuali, politici e anche gente comune. Ci vogliono le armi per far fronte alle armi. Gandhi e i suoi insegnamenti sono dimenticati.

«Che differenza fa per i morti, gli orfani e i senzatetto se la folle distruzione è coltivata in nome del totalitarismo, in quello santo della libertà e della democrazia?» Martin Luther King è stato un illuso, quando sosteneva che la scelta non è mai tra violenza e non violenza, ma tra violenza e non esistenza. Sono bravi in molti (a far bella figura con frasi roboanti, a effetto). Sembra, ad esempio, che sia la prima guerra dove si commettono massacri inenarrabili. Si è dimenticata Srebrenica, teatro del primo genocidio europeo dalla fine della seconda guerra mondiale, che vide il peggior massacro di civili bosgnacchi da parte delle truppe paramilitari di Mladic. Era il 1995. E la Cecenia? Nel settembre 1999 le truppe russe rasero al suolo la capitale Groznyi. C’è stata anche la Siria, dove non è mancato l’orrore. E Putin è il principale alleato del feroce regime di Assad. E prima ci fu il Wietnam, e prima ancora furono sganciate a Hiroshima e Nagasaki le prime due bombe atomiche che hanno fatto decine di migliaia di vittime subito e migliaia negli anni successivi. Non avevano come scopo di distruggere obiettivi militari, ma di distruggere due città e assassinare i loro abitanti.

In ogni guerra vengono compiuti crimini contro l’umanità. Detto questo, però, deve essere chiaro che oggi c’è un Paese, la Russia, che ha invaso un altro Paese libero e sovrano, e là sta compiendo crimini di ogni genere. Qui la condanna deve essere senza se e senza ma. Ma condannare non basta. La guerra di Putin secondo le sue parole è guerra contro l’Occidente ed è certo che per vincerla anche l’Occidente dovrà pagare un prezzo. Come scrive su L’avvenire del 5 aprile Giovanni Maria del Re «gli 800 milioni di euro al giorno che gli Europei versano a Mosca per il gas sono decisivi per il finanziamento della guerra di Putin». Non è forse ora di sabotare il gas dei Russi? Di smetterla di armarlo coi nostri soldi? Si tratta certamente di una decisione difficile, perché qui nascono sacrifici anche grandi. Ma non si può restare passivi o complici di fronte a così grande disumanità.  



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