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Che nessuno ci rubi i sogni

lun 02 mag 2022 09:05 • By: Marco Weber

Allieve e allievi del Martini in teatro contro la mafia

MEZZOLOMBARDO. Cos'ha a che fare il Covid 19 con la mafia? “È proprio la parola virus il trait d'union che lega quanto provato nel lockdown a quello che accade nei territori dominati dalla mafia”. Questo si legge nel volantino consegnato agli spettatori all'ingresso nel teatro San Pietro dove studenti e studentesse del Martino Martini hanno nei giorni scorsi messo in scena lo spettacolo: “Che nessuno ci rubi i sogni (aspettando Godot)”.

Un virus invisibile, subdolo, distruttivo. Un virus che isola, che toglie pressoché ogni libertà personale, incute timore, getta incertezze sulle relazioni e piano piano intacca la speranza del futuro. “Vivere dominati dalla mafia – si legge ancora nel volantino – porta a restare immobili in un lockdown invisibile, in perenne standby, in attesa. Un'attesa che, tuttavia, può essere interrotta da una presa di coscienza collettiva”. Per raccontare tutto ciò si è partiti da un testo teatrale famosissimo scritto da Samuel Beckett.

valli del noce

“Aspettando Godot”, appunto. Vi si narra l'attesa infinita di un uomo che dovrebbe prima o poi palesarsi ma mai si palesa. Un testo fortemente allegorico che nella versione originale si districa e si ingarbuglia su se stesso in un susseguirsi di metafore sul senso/nonsenso dell'esistenza umana. Nello spettacolo portato in scena da studenti e studentesse del Martino Martini, invece, gli sceneggiatori hanno voluto e saputo portare la trama verso una conclusione più speranzosa. La passività opprimente, il senso di impotenza che permea dall'inizio alla fine il testo teatrale di Beckett, in questa rivisitazione vira nel finale in un messaggio che apre le porte alla speranza: liberarsi dal giogo della mafia si può, occorre però prendere coscienza che la mafia non è imbattibile ma può essere sconfitta attraverso un “risveglio” collettivo.

Nella consapevolezza che “libertà è partecipazione”, come sostiene Giorgio Gaber in una sua famosa canzone che è stata accennata sul palco.

La recita è il frutto di un lavoro collettivo al quale hanno dato il loro contributo: Salvatore F. Bompasso, Pietro Colombai, Samuele Glorioso, Sohail Medini, Joana Marku, Roberto Zanon, Nertila Rrushi, Giada Marra, Giacomo Bertò, Nicol Dalfovo, Giovanni Faggiani, Antonella Gjini, Vivien Battan, Ilaria Calia, Federico Sandri, Mattia Filosa, Enea Spiro, Alessandro Berti, Francesco Zerbini, Gabriele Marcolla, Mendim Kastrati, Amos Noldin, Stefania Corazzola, Monica Facci, Sara Stenico, Giorgia Scaduto, Dea Bottamedi, Samuele Tamanini, Nicola Grandi, Maurizio Brugnara, Ilaria Andaloro, Fabio Gaccioli, Tiziana Zambonato, Antonio Divan, Rossella Osti.

Prima dello spettacolo si è svolta una tavola rotonda sul tema della sostenibilità alla quale hanno partecipato il vicesindaco di Mezzolombardo, Michele Dalfovo, il direttore della cassa rurale Rotaliana e Giovo, Paolo Segnana, la dirigente scolastica del Martino Martini, Valentina Zanolla



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