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Quale cristianesimo per il futuro?

dom 22 mag 2022 09:05 • By: Renato Pellegrini

È una grazia di Dio che la cristianità sia finita e che si riparta dall’essere evangelici

Gli accorati appelli di Papa Francesco sul tramonto della civiltà europea ormai scristianizzata suonano come un campanello d’allarme contro l’individualismo e il nichilismo occidentali.

È evidente la crisi della fede, che coinvolge non solo le nuove generazioni, ma anche il mondo degli adulti e di molti anziani. Sono in crisi anche molte altre credenze, tutto pare muoversi sulle sabbie mobili che rischiano di fare affogare quei valori che abbiamo sostenuto convintamente. Ciò che l’Europa ha realizzato non è stato il cristianesimo, ma, al più, la sua versione, la versione europea del cristianesimo. E ne sarà possibile un’altra, che sia ancora europea e, soprattutto, che sia cristianesimo? 

La risposta non è facile. La chiesa, come annota l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, rischia l’irrilevanza. Il tempo della cristianità è finito. In un passato non troppo lontano tutto era permeato di cristianesimo, potremmo dire che ogni scelta. Si andava a scuola al mattino, ma prima si andava a messa, le lezioni prevedevano un’ora o due di insegnamento della religione cattolica, la domenica non si poteva lavorare senza permesso del parroco, e tutti (o quasi) andavano a messa…

Oggi tutto questo non c’è più e probabilmente è una grazia di Dio. È sicuramente una grazia di Dio che la cristianità sia finita e che si riparta dall’essere evangelici, dal parlare con tutti, dal riprendere le relazioni con tutti. Forse la minoranza cristiana saprà guardare al futuro con sguardo profetico.

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Basta difendere i bastioni, basta arroccarsi sui valori non negoziabili: i cristiani devono sapersi confondere con le sfide della post modernità. Occorre rifuggire dal fondamentalismo, ma non occorre neppure barricarsi sui valori non negoziabili, perché in tal caso si sarebbe marginalizzati.

I cristiani parlerebbero una lingua incomprensibile, di un pianeta troppo lontano e quindi sarebbe impossibile un dialogo costruttivo con la società. La via della chiesa è la via del dialogo, che si gioca nelle relazioni. Ecco perché «mettere un piede fuori del suo recinto l’aiuterà a non cadere e permetterà alla società di riconoscerla» (Il Gregge smarrito, ed. Rubettino 2021).

Il cristianesimo è vivo solo se ascolta, dialoga e lotta, vale a dire non si rassegna. La lotta di oggi è essere a contatto con l’indifferenza, il discredito, il ridimensionamento nei fatti e nelle esistenze. Per i cristiani è facile non lottare: si è tollerati come nicchia (cfr. Andrea Riccardi: La chiesa brucia. Crisi e futuro del cristianesimo. Ed Laterza 2021).

Può sembrare un declino quasi inarrestabile. E tutto questo richiama a rifuggire dalla tentazione di una lotta contro qualcuno o qualcosa, che scomunica, scredita, aggredisce. La Chiesa non deve conquistare nessuno. È dono di Dio all’umanità e come tale dono gratuito. Già in passato si erano accesi dibattiti su questi temi, che ogni tanto varrebbe la pena rivedere per vivere serenamente il presente e preparare il futuro. Ciò che è urgente fare è guardare al mondo laico con lo sguardo attento ai valori di cui è portatore. È vero che il mondo attuale incontra una grande difficoltà nel suo rapporto con il cristianesimo.

I valori non sono sempre gli stessi. Ma c’è una domanda che ogni tanto mi perseguita: non è forse necessario che proprio il cristianesimo entri in profondità in quello che il nostro mondo propone, cercando di capire, non sempre di condividere, ma di sforzarsi di camminare insieme? La minaccia vera che oggi probabilmente circonda il cristianesimo è il paganesimo come stile di vita e anche come credo.

Il linguaggio cristiano non è più capito e, ad esempio nella liturgia, si continua a celebrare per coloro che tanto spesso non sanno cosa stanno facendo. Tutto questo mi fa dire che si avvicina la morte del cristianesimo nella sua forma occidentale. È interessante l’osservazione di Maria Zambrano, filosofa spagnola (1904 – 1991), che si interroga se quello che stiamo vivendo sia davvero il messaggio cristiano. Ma basta sentirsi anche minimamente cristiano per presentire e intravedere che no, non è cristianesimo che uno nuovo ne dovrà nascere. L’ Europa ha un passato di violenza che ha originato il totalitarismo; infatti «la tragedia dell’Europa è la tragedia della violenza, che alla fine ha installato». La sua risurrezione si attuerà solo richiamandosi al Dio misericordioso cristiano, insomma ritornando alle sue radici cristiane?  

Il cristianesimo dovrà nascere, ma non sarà di stampo europeo o forse non sarà più cristianesimo. 



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