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Il «mio» Vasco, una boccata di aria fresca

lun 23 mag 2022 16:05 • By: Lorena Stablum

La cronaca di un evento che ci ha riportato alla normalità dopo anni di pandemia

TRENTO. Sul concerto di Vasco Rossi a Trento, in questi giorni e non solo, si è scritto di tutto: nel bene e nel male, con da una parte le polemiche sull’organizzazione e dall’altra l’entusiasmo di migliaia di fan che finalmente (non a caso rubiamo l’avverbio usato dal Blasco nazionale) hanno potuto rivivere l’emozione di un concerto dal vivo. Anzi, del concerto. 

La verità è che ne avevamo tutti davvero bisogno: dopo gli anni di pandemia, distanziamento sociale, mascherine, quarantene, tutti sentivamo la mancanza di un bagno di umanità come è stato quello che ha invaso venerdì scorso la Trentino Music Arena. Avevamo bisogno di cantare a squarciagola, di ballare, di vivere e condividere. Una necessità celata, nascosta così a fondo nell’animo e nelle nostre abitudini che forse non ci rendevamo nemmeno conto di avere tanto ormai ci siamo assuefatti alle restrizioni ma che è esplosa nel momento stesso in cui il Komandante è salito sul palco e ha intonato “XI comandamento”. E, poi, che importa se qualcosa (poco in realtà, a scorrere i dati diffusi sui numeri degli interventi di soccorso effettuati) non è andato come doveva? Le valutazioni si faranno dopo. Al di là della politica, al di là delle polemiche e al di là delle giuste riflessioni sull’opportunità o meno di tenere un evento di tale portata in una piccola città di montagna, quello che davvero conta è che per un giorno si è tornati a vivere quella normalità di cui il virus ci ha privati con la speranza che questo sia solo un inizio.

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Un nuovo inizioChi scrive era tra le migliaia di fan che hanno risposto al richiamo del cantante di Zocca e che la lunga giornata se l’è goduta tutta, fino in fondo. Fin dal mattino, quando con la mia  amica Laura siamo partite, cariche di entusiasmo, dalla Val di Sole. Un tram, pressoché vuoto, ci ha portato in poco meno di due ore in una città brulicante di gente e ci ha fatto conoscere quelli che sarebbero stati i nostri compagni di viaggio per il resto del giorno. Un gruppo di Predaia che come noi han pensato di arrivare presto in città per poterla vivere in tranquillità, lentamente in mezzo alla folla. Sì, perché abbiamo deciso, la mia amica e io, di darci il tempo di assaporare ogni momento senza fretta. Un aperitivo in piazza Pasi, una pizza in compagnia e poi ci incamminiamo tutto il gruppo verso l’area del concerto. Con calma e a tappe. Percorriamo i quasi 5 chilometri del percorso lentamente, in 4 o 5 ore. Il sole è caldo, ma non dà fastidio. Il flusso è regolare. È una festa colorata con la gente che è dovunque, giovani e meno giovani. Un popolo di ogni età, proveniente da ogni zona del Trentino e d’Italia, e in molti casi dagli stati vicini, che si muove ordinato e che inneggia al suo mito: “Olè, olè, olè, olè… Vasco! Vasco!”

A piedi arriviamo alla rotatoria di Trento sud e iniziamo a scorgere la moltitudine di gente che punta a raggiungere gli accessi. C’è chi si riposa nelle aiuole prima di entrare nell’arena. Sono poco più delle 19 quando la mia amica ed io attraversiamo i cancelli. In sotto fondo suona la musica dei Rumpled e di Michele Cristoforetti, due delle band selezionate nell’Euregio rock contest. Velocemente raggiungiamo la nostra zona in Pit 1, e siamo lì a pochissimi metri dal palco e attendiamo trepidanti l’arrivo del Blasco. 

Come è andata non serve descriverlo, le pagine dei giornali hanno regalato abbondanti cronache sull’evento, raccontando lo spettacolo, le luci, le canzoni, la straordinaria band che ha accompagnato il cantante, il coinvolgimento del pubblico che ha cantato al cielo vecchi e nuovi successi e l'uscita rocambolesca di molti fan che hanno tagliato per i meleti nella speranza di velocizzare il rientro a casa (noi invece ce la siamo presa con comodo e in Val di Sole arriviamo che sono ormai le 5 del mattino)... 

Poche note della prima canzone e parte il boato. È stato come un pesante velo nero che cade dopo aver a lungo nascosto la bellezza e la gioia. Una boccata d’aria fresca che riporta alla vita che conoscevamo e che speriamo, questa volta, duri il più a lungo possibile.



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