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Dalla disperazione alla rinascita: la storia di Cristian Sighel

dom 19 giu 2022 11:06 • Dalla redazione

Presentato a Sporminore il libro ‘Alla ricerca del sole’

SPORMINORE. La storia di Cristian Sighel, privato improvvisamente a vent'anni della vista a causa di una malattia, la disperazione e poi la ritrovata voglia di vivere e il riscatto attraverso lo sport: sono i capisaldi della narrazione di "Alla ricerca del sole", il libro scritto a quattro mani dal protagonista e dal giornalista e scrittore trentino Maurizio Panizza, che è stato presentato ieri sera al pubblico di Sporminore a palazzo Spaur.

Presente l'assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana e, tra i rappresentanti istituzionali, il sindaco di Sporminore Diego Giovannini, l'assessore alla cultura e istruzione dello stesso Comune Elisa Dissegna, il consigliere provinciale Denis Paoli, il commissario della Comunità della Val di Non Silvano Dominici.

valli del noce

La serata, condotta dai coniugi Lucia Lamonarca e Ottavio Ferenzena, che hanno accolto la comunità locale per l'occasione nel giardino di palazzo Spaur, ha visto anche la partecipazione delle campionesse paralimpiche Melania Corradini (sci alpino) e Orietta Bertò (wheelchair curling) e del presidente della sezione trentina del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) Massimo Bernardoni, accompagnato dal vicepresidente Matteo Lazzizzera.

Il coraggio e la voglia di vivere di Cristian sono emersi dal dialogo intenso dell'incontro; tra le parole autentiche e profonde del protagonista, hanno catturato l'attenzione alcuni passaggi significativi che illuminano il punto di vista di chi guarda dall'esterno la condizione della disabilità: "Ognuno di noi ha un limite o una difficoltà - ha detto Sighel - ma attraverso l'aiuto, l'amicizia e la collaborazione, ciascuno può aiutare l'altro, andando avanti insieme". E ancora: "Io non riesco a vedere con i miei occhi, ma con gli occhi del cuore vedo di più e più a lungo". E poi il ruolo dello sport e della sfida, che fa scoprire come la disabilità non sia un limite in senso assoluto. Cristian lo ha sperimentato nella 24 ore, corsa di 179 chilometri continuativi che ha affrontato da solo, gustati con fatica, speranza e soddisfazione: "Rincorrevo le mie paure e i miei demoni, ma nella mia difficoltà mi sono rialzato in piedi migliore di prima", ha commentato. Quindi la dedica alla famiglia che lo ha sempre supportato, alle sue due bambine e alla moglie Romina: "Che ha asciugato con delicatezza le mie lacrime e allontanato dal mio cuore ogni paura".



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