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Quando i riti cancellano il Vangelo

dom 10 lug 2022 14:07 • By: Renato Pellegrini

La riflessione della domenica di don Renato Pellegrini

VALLI DEL NOCE. Tutti o quasi conoscono la parabola del Buon samaritano. Si tratta di un testo fondamentale per comprendere il contenuto centrale del Vangelo di Gesù. Tutto gira attorno alla cosa più evidente che racconta la parabola: in una strada solitaria c’è un uomo derubato, sanguinante per le botte ricevute, che sta per morire. Per quella medesima strada passano tre viandanti. Si rendono conto di quello che era successo, ma hanno reazioni diverse. I primi due, uomini religiosi, osservanti la legge, passano oltre. Forse non hanno tempo, perché devono andare a qualche celebrazione. Il terzo, un eretico, un “uomo sacrilego” (Flavio Giuseppe: Antichità giudaiche, XVIII, 2,2) quando vede quell’uomo moribondo, si avvicina, lo assiste e si prende cura di lui. Il messaggio che Gesù vuol dare è dirompente, può dare fastidio, ma non va taciuto: la fedele osservanza dei riti religiosi provoca un effetto devastante, perché tranquillizza la coscienza persino nel caso in cui ci si trova di fronte a un moribondo indifeso che ha estremo bisogno di aiuto. Detto più chiaramente: la religione annulla il Vangelo! L’affermazione sembra paradossale, ma non lo è.

Gesù non si appella alla tradizione, ma alla coscienza per farla diventare capace di misericordia, di compassione, per convincerla che proprio la compassione è parte della spiritualità umana più profonda.

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Gesù prende le distanze sia dal sacerdote, che dal suo collaboratore, il levita: persone che si accontentano di essere religiose, limitandosi a onorare Dio, un Dio che pensano dentro uno schema nazionalista. Guai parlare del “mio” Dio, o anche del “nostro Dio”, quando lo si intende del nostro popolo, magari contro tutti gli altri. È terribile pensare al “Gott mit uns” (Dio è con noi) stampato sulle cinture delle SS quasi a giustificare i loro orrori. Dio non è questo! Non ci ha insegnato a brandire il crocifisso per convertire gli indigeni ai tempi della scoperta/conquista dell’America… È aberrante che ci sia chi si dice cattolico e nella sua vita minacci e uccida. Qual è il Dio di esponenti del mondo dell’economia e della finanza che si dichiarano cattolici, baciano le mani ai cardinali, ma poi, in modo cinico, davanti al dolore del mondo, passano oltre?

I dittatori sudamericani degli anni Settanta del secolo scorso ci tenevano a difendere il buon nome di Dio. Ma la menzogna e l’indifferenza di fronte a ciò che accade alle vittime non ci può appartenere! E oggi ritorna l’inflazione in ogni parte del mondo, causata dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina. Nei Paesi più poveri sta già causando un aumento dell’insicurezza alimentare e della fame. Ma anche nei Paesi più ricchi, le famiglie a basso reddito sono le prime a soffrire, perché l’aumento dei prezzi della spesa, dell’elettricità e dei carburanti, in proporzione, pesa molto di più per loro. E non c’è da stupirsi che in molti stati stia diventando quasi impossibile trovare candidati per lavori come infermieri carburanti o camionisti. Di fronte a questi e molti altri problemi, non abbiamo bisogno di devozionismi o di continuare a distribuire sacramenti che non riescono a seminare la Parola nelle coscienze e non inquieta il cuore. Al di là di un cattolicesimo anagrafico, che ormai lascia il tempo che trova, la comunità cristiana è chiamata «a formare le coscienze al rischio evangelico della compassione». (Rosario Giuè) Gesù è stato in primo vero samaritano, in Lui c’era un’umanità che includeva tutti e non scartava nessuno. Non occorrono i miracoli, non occorre nemmeno la sua nascita da una vergine per comprendere che in lui c’era Dio (2 Cor 5,19); basta vederlo all’opera nella creazione della nuova umanità dove crollano tutte le barriere tra Ebrei e pagani, maschi e femmine, ricchi e poveri, schiavi e liberi… In lui prendeva corpo il “paradiso terrestre” che troviamo come profezia nel primo libro della Bibbia, La Genesi. Ecco perché il mondo ha bisogno di samaritani, di uomini e donne ricche di misericordia e di compassione, non di devozionalismi capaci di annullare il Vangelo dimenticando l’umanità sofferente.   

 



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