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A Romeno l’impianto che trasforma i reflui zootecnici in energia green e concime organico

gio 09 lug 2020 • By: Lorena Stablum

Lo stabilimento è promosso da una cooperativa di allevatori nonesi

Un problema che diventa una risorsa capace di trasformare un materiale di scarto difficile da gestire, come i reflui zootecnici, in energia elettrica e concime organico da impiegare in agricoltura. È quanto accade a Romeno, in alta Val di Non, dove sta sorgendo un impianto a biogas che avrà una portata annua di circa 18.000 tonnellate annue di liquame e 9.000 tonnellate annue di letame.

Progettato dal geometra Erwin Tomazzolli e dall’ingegner Alessandro Pellegrini dello studio tecnico Eralde di Romeno, lo stabilimento è promosso da un gruppo di allevatori della Val di Non, che nel 2016 si sono consorziati nella Alta Anaunia Bio Energy Sca. La cooperativa, che oggi riunisce 12 aziende zootecniche per un totale di circa 1.000 unità bovine adulte (ma altre aziende sono in attesa di poter entrare nella società cooperativa), è nata a seguito dello studio commissionato all’Eurac di Bolzano che aveva individuato proprio nella realizzazione di un «biodigesterore» una delle possibili soluzioni ai problemi dell’alta Val di Non legati alla convivenza tra l’attività zootecnica e il turismo, un settore questo in crescita nel territorio anaune. Una convivenza che, soprattutto nell’area dei Pradiei, tra Romeno e Fondo, si fa complicata quando, d’estate, le esalazioni dello stallatico sparso in campagna riempiono l’aria di profumi non proprio gradevoli.

«Con l’entrata in funzione dell’impianto questo non succederà più – spiega il geometra Tomazzolli –. L’obiettivo infatti non è quello di fare cassa, ma di digerire la maggior quantità possibile di reflui prodotti dagli allevamenti ed è per questo motivo che l’impianto ha un costo elevato in quanto non vengono aggiunte altre biomasse per aumentare la produzione». La questione è piuttosto antica. Per affrontarla nel 2012, le amministrazioni comunali dell’alta Val di Non avevano dato l’incarico all’istituto di ricerca di Bolzano che, al termine dell’analisi, aveva prospettato tre strade percorribili: la riduzione delle unità bovine adulte, dimensionando il loro numero alla capacità di smaltimento naturale del territorio, tentare un cambio di coltura trasformando il bosco in prati e pascoli, o appunto dare vita a un impianto di produzione di biogas. Strada quest’ultima che oggi è quella che si sta percorrendo e che potrebbe portare alla messa in funzione della struttura già ad agosto.

L’impianto a regime produrrà 400 kilowattora (kWh) di calore e 300 kWh di corrente elettrica al giorno lungo tutto l’arco dell’anno e sarà realizzato in due lotti.

Il primo, in fase di esecuzione, avrà un costo che si aggira intorno ai 5,2 milioni di euro e beneficia di un finanziamento da parte della Provincia. Il progetto prevede la realizzazione di due digestori da 21 metri di diametro e 7 metri di altezza, una vasca di stoccaggio per la frazione liquida da 32 metri per un’altezza di 7 metri, di un capannone da 66 metri per 25 per lo stoccaggio della frazione solida e una palazzina per gli uffici, oltre che all’installazione dei motori di cogenerazione e alla realizzazione dei locali di trasformazione e interconnessione in rete dell’energia prodotta. Il secondo lotto, quindi, prevede l’edificazione di un capannone di 20 per 90 metri dove troveranno spazio i macchinari per il compostaggio della frazione liquida e una vasca di stoccaggio dal diametro di 32 per un’altezza di 7 metri per il deposito dei liquami.

«Per mezzo di un processo di rivoltamento e di maturazione, che può durare fino a 6 mesi, si esegue il compostaggio e la frazione liquida si solidifica diventando palabile e pronta per essere destinata alla frutticoltura – conclude Tomazzolli -. In questo modo chiudiamo il cerchio della gestione del liquame così come prospettato dallo studio dell’Eurac, che oltre alla realizzazione del biodigestore prevedeva l’allontanamento alla frutticoltura di parte dei reflui in modo da diminuire l’azoto per metro quadrato presente sui terreni a prato stabile dell’alta Val di Non».

«La nostra amministrazione da tempo voleva risolvere il problema legato agli sversamenti nei prati e, di conseguenza, all’odore – commenta il sindaco di Romeno Luca Fattor -. Proprio perché dal progetto ne trarrà beneficio tutta la comunità, e, quindi, lo riteniamo di grande interesse pubblico, ben volentieri siamo andati incontro alle esigenze della cooperativa dando in concessione il terreno su cui realizzare lo stabilimento e sospendendo fino al 2046 il diritto di uso civico. Ora manca un ultimo pezzo che riguarda il prolungamento della concessione, che andremo a breve ad approvare in consiglio comunale».



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