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Gli enigmi della Bibbia

dom 30 ott 2022 14:10 • By: Renato Pellegrini

Breve viaggio tra alcuni episodi biblici che lasciano stupiti

C’è stato un periodo in cui si pensava che la Bibbia fosse un libro di storia o magari con un certo valore scientifico. Essendo un libro sacro, ispirato da Dio, si pensava, non può che contenere la verità. Ma non è così. Ispirato da Dio non vuol dire affatto che non vi si trovino contraddizioni o racconti molto simili alle favole.

È il caso dei primi due capitoli della Genesi (la creazione del mondo e dell’uomo). Ma ci sono molte altre pagine che lasciano stupiti. Su Il Sole 24 ore il cardinale e autorevole biblista Gianfranco Ravasi domenica scorsa (23 ottobre), presentando un volume «molto intrigante» dell’argentino Ariel Alvares ne mette in evidenza alcune.

Il primo re d’Israele, Saul, morì in battaglia contro i Filistei, ma di quella fine tragica, la Bibbia offre, in passi differenti, almeno quattro versioni contrastanti: commise un suicidio facendosi trapassare da una spada piantata in terra? O implorò l’eutanasia a uno scudiero? Fu ammazzato dagli stessi Filistei? Fu un’esecuzione divina conseguente alle sue ingiustizie? Nella Scrittura ci sono quattro racconti diversi sulla sua morte.

Persino il racconto dell’Esodo, la fuga degli ebrei dall’Egitto è messa in dubbio. Leggendo le pagine della Sacra Scrittura, si possono identificare due modalità incompatibili tra loro, se non supponendo fatti diversi: un’espulsione o una fuga. Alcuni esegeti, però, sono inclini a ritenere che in realtà gli Israeliti non si mossero mai dalla loro terra. Subirono, però, una feroce occupazione da parte della superpotenza egizia. Ad un certo punto si ribellarono ed espulsero gli oppressori. In pratica Israele non fu mai in Egitto e quindi l’Esodo fu degli Egiziani e non degli Israeliti.

Ma anche nel Nuovo Testamento non mancano contraddizioni e interrogativi.

Living ottobre

Il Magnificat, ad esempio, fu un inno composto da Maria, oppure fu lo stesso evangelista Luca a metterlo sulle sue labbra? O era un canto preesistente, che la comunità giudeo-cristiana intonava per celebrare la salvezza concessa da Dio in Gesù, e che in bocca a sua madre divenne un annuncio della salvezza che si sarebbe attuata nel bimbo che portava in grembo? E ancora: «perché Maria non accompagnò Gesù durante la sua vita pubblica, anzi, ne fu distanziata al punto tale che la sua presenza sul Calvario sembra ad alcuni esegeti più simbolica che reale?» C’è poi un fatto che mi ha sempre colpito e che qui ritrovo.

È l’incontro di Gesù con l’adultera, narrato all’inizio del capitolo ottavo del vangelo di Giovanni. Narra che alcuni scribi e farisei portano davanti a Gesù una donna sorpresa in adulterio, perché la giudicasse. Secondo la legge di Mosè avrebbe dovuto essere condannata a morte. Gesù pare non ascolti quelli accusatori, si china e scrive per terra. Poi, di fronte alla loro insistenza, pronuncia una frase divenuta famosa: «Chi di voi è senza peccato scagli la pietra contro di lei». E tutti se ne vanno, incominciando dai più anziani. Quella donna adultera, peccatrice sorpresa in adulterio è salva. Nemmeno Gesù la condanna. Come mai questo episodio storico della vita di Gesù, conosciuto già dal secondo secolo in avanti dai Padri della Chiesa, entra nel Vangelo di Giovanni solo in un codice del V sec. ed è invece assente nei più antichi papiri e manoscritti pergamenacei che hanno trasmesso il quarto Vangelo?  

Possiamo continuare interrogandoci sul tipo di esperienza della Trasfigurazione di Cristo sul monte identificato dalla tradizione nel Tabor. Fu una visione dei tre apostoli presenti o una sorta di apparizione pasquale anticipata o, come sembra ipotizzare l’evangelista Luca, un’esperienza intima del solo Gesù? E dove possiamo rintracciare nell’epistolario paolino quella «lettera tra molte lacrime» indirizzata ai cristiani di Corinto e citata dall’Apostolo nella Seconda Lettera inviata a quella comunità?

La lista può continuare con altre domande inattese: il re Davide era omosessuale a causa del suo legame con Gionata, figlio del predecessore Saul, nonostante avesse impalmato secondo la Bibbia ben nove mogli, si fosse accompagnato a diverse concubine e avesse generato una prole numerosa, rimanendo fieramente innamorato di Betsabea, alla quale era legato attraverso un adulterio e un assassinio del marito?

Chi fu il primo falso profeta? Qual è il salmo o il libro più triste della Bibbia? Questi sono i temi di alcuni dei 20 capitoli del volume del biblista argentino, Ariel Álvarez Valdés, che seleziona le pagine sacre più sorprendenti, ricorrendo al metodo storico-critico.

Talora è tentato di operare qualche demolizione eccessiva, ma mostra sempre quanto sia affascinante penetrare negli angoli segreti, negli enigmi, ma anche nella ricchezza tematica delle Scritture.

Esse ribadiscono la qualità della fede che le alimenta, una religiosità storica che invita a scoprire la presenza di Dio e la risposta umana nelle pieghe anche oscure delle nostre vicende misere e gloriose, escludendo una spiritualità devozionale evanescente che invita a decollare dalla realtà verso cieli eterei o mitici. Possiamo dire che Dio manifesta qualcosa di se stesso entrando nelle vicende non sempre lineari e innocenti degli uomini. Dio è sì vicino all’umanità, ma va cercato nelle pieghe della fragilità che connota e accompagna l’intera esistenza umana.



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