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La forza del cristianesimo che annuncia la vita

dom 20 nov 2022 09:11 • By: Renato Pellegrini

In verità proprio il nostro tempo, così scristianizzato, dovrebbe essere il più adatto al messaggio cristiano

Ogni volta che celebro il funerale per la morte di una persona giovane, che magari si è tolta la vita, oppure è stata portata via dalla crudeltà di una malattia, o da un incidente stradale, cerco dentro di me e attorno a me una risposta possibile.

I perché non mi lasciano pace. E so che non avranno una facile risposta. La morte è pur sempre un’ingiustizia, un incontro drammatico col mistero. Ricordo l’ultimo saluto a una giovane studentessa, entusiasta della vita e protesa con tutte le sue capacità verso il futuro. In centinaia i suoi amici studenti, i suoi coetanei con gli occhi gonfi di pianto hanno cercato insieme un senso per una fine senza senso, radunati nella chiesa e sul sagrato, perché non era possibile contenerli tutti. Erano lì come vinti da un destino crudele, in un silenzio assoluto. Anche sui loro visi c’era un’unica domanda: perché?

Forse aspettavano una risposta, forse sapevano che non l’avrebbero avuto o forse sapevano guardare oltre il buio di quel momento per vedere una piccola luce sorgere. Come è stato possibile averla vinta su un’invincibile voglia di vivere?

Per i cristiani c’è un’unica difficile risposta, che si chiama Risurrezione.

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Non soddisferà tutti, naturalmente. Ci può credere solo chi ha fede, che la morte non è la fine, ma l’inizio di una vita nuova, diversa certamente, ma una vita fatta di felicità. Ecco: è proprio qui che il cristianesimo ci dona uno straordinario trionfo di vita. In nessun’ altra religione riusciamo a cogliere un annuncio simile: «Se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà la risurrezione dei morti». (1 Cor 15,21)

È un messaggio che può alleviare il dolore di tanti cuori di credenti e anche non credenti. Anche chi non è un assiduo frequentatore di chiese resta meravigliato quando a un funerale di una persona giovane, vede tanti giovani magari in fila per prendere la comunione e trasformarsi in comunità. Purtroppo il messaggio cristiano si è molto indebolito anche in Italia. Eppure potrebbe dare forza per affrontare un tempo sempre più tumultuoso e inquieto. Si dice: è colpa della secolarizzazione se le chiese sono vuote. Ma quanti preti hanno il coraggio, davanti a una bara, di cercare un senso nella morte, invece di appiccicare burocraticamente due parole di circostanza?

In verità proprio il nostro tempo, così scristianizzato, dovrebbe essere il più adatto al messaggio cristiano. È nei deserti della secolarizzazione che abbiamo più bisogno della promessa di vita eterna. Perché mai la Chiesa non riesce più a fare oggi, ciò che le riuscì splendidamente duemila anni fa, quando era sparuta minoranza in un mondo anche più pagano del nostro? Tuttavia questo non ci deve sorprendere troppo.

Chi apre l’Antico testamento e si mette a cercare qualcosa sulla risurrezione o sulla vita eterna, resterà molto stupito, perché incontrerà uno scetticismo profondo rispetto a tutte le idee sull’aldilà. Nel secondo libro di Samuele, ad esempio, una donna, che il condottiero Ioab aveva inviato al re Davide, dice: «Noi dobbiamo morire, e siamo come acqua versata per terra, che non si può più raccogliere, e Dio non ridà la vita». (2 Sam 14,14)

L’essere umano avanza nelle conoscenze un poco alla volta. E un poco alla volta cerca una soluzione ai suoi problemi. I cristiani trovano la risposta in Gesù di Nazareth, che ha definito se stesso “via verità e vita”.



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