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L’Everest virtuale di Lorenza Menapace

mer 05 ago 2020 • By: Sergio Zanella

Una delle 30 donne al mondo a macinare quasi 9 mila metri di dislivello

Gli ingredienti sono: una bici, una salita e un po’ di sana pazzia. Il risultato è che Lorenza Menapace, forte biker nonesa da anni trapiantata a Terzolas, è salita in bicicletta sul tetto del mondo.

La sfida, chiamata Everesting, consisteva nel conquistare nell’arco di una giornata e sulle pendenze di un’unica salita il dislivello necessario per scalare virtualmente gli 8.848 metri del monte Everest. Il palcoscenico prescelto dalla Menapace, è stato l’ascesa che porta da Malé a Bolentina, una salita di circa 450 metri di dislivello da percorrere svariate volte fino al raggiungimento dell’obiettivo prestabilito. La sfida, che si è svolta lo scorso 1° luglio, ha portato la Menapace a scalare per ben 20 volte i 6 chilometri che separano l’abitato di Malé dalla chiesa dei borghi di Bolentina e Montes, un’impresa che si è svolta in una tipica giornata estiva d’alta montagna, in cui il sole e i temporali si sono alternati in continuazione.

Lorenza da cosa nasce l’idea di scalare l’Everest in Val di Sole?

L’idea è nata nei mesi del lockdown. Troppi giorni passati a casa senza bici con la grande voglia di uscire alla ricerca di libertà. Dopo un mese di preparazione, comprensivo anche di qualche giornata passata a scegliere la salita perfetta, mi sentivo pronta per quest’impresa. Speravo di potercela fare, anche se sapevo che avrei dovuto gestire al meglio le gambe e la testa. Sono contenta di aver scelto una salita della Val di Sole, a due passi da casa, e al termine di questa impresa posso dire di essere una delle sole trenta donne al mondo che sono salite in bici, seppur virtualmente, sull’Everest.

Raccontaci come hai vissuto la tua giornata.

Sono partita alle 5:30 del mattino con la prima ascesa. Le prime dieci salite le ho concluse senza particolari patemi, poi il meteo ha iniziato a fare le bizze: ho dovuto fare i conti con ben tre temporali nel giro di un paio d’ore. Fino a mezzogiorno non sentivo la fatica, poi tutti gli sbalzi termici mi hanno fratto un brutto scherzo. Ho vomitato più volte ed ero innervosita dal fatto di essere continuamente costretta a mettere e togliere i vestiti da pioggia. Ho vissuto un paio d’ore da incubo, poi fortunatamente sono tornata a stare bene. Non ho mollato e anche grazie al supporto degli amici presenti sono riuscita in serata a scalare il mio Everest. Ho addirittura pensato di superare i 10mila metri di dislivello, ma un forte temporale serale mi ha fatto desistere, concludendo a quota 9119.

Dacci qualche numero relativo alla tua impresa.

Nell’arco della giornata, con 13 ore passate in bici, ho conquistato 9.000 metri di dislivello positivo e macinato circa 230 chilometri. Nel mezzo ho avuto un totale di 2 ore di pausa e ho mantenuto una media oraria, discesa compresa, di circa 17 km/h.

Qual è stato il momento più difficile?

Da mezzogiorno alle 14 ho vissuto due ore difficilissime. Per qualche istante ho temuto di non potercela fare. Ero a 5.700 metri di dislivello ed ero fisicamente distrutta. Fortunatamente ho avuto la lucidità di non farmi prendere dal panico e di concedermi una seconda pausa: ho mangiato patatine, ho bevuto una Coca Cola e mi sono riposata qualche minuto. Come per magia stavo nuovamente bene.

E quello più emozionante?

Ovviamente quando ho visto che l’altimetro segnava 8.848 metri di dislivello positivo. Il mio Everest era ormai conquistato.



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