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C’è un futuro per la Chiesa?

dom 11 giu 2023 10:06 • By: Renato Pellegrini

Meglio più piccola ma più consapevole

Di fronte alla crisi sempre più marcata della Chiesa, alla caduta verticale del numero dei fedeli, all’abbandono dei sacramenti, alle difficoltà di mantenere efficienti quelle strutture che finora hanno accompagnato il cammino di fede, si può essere tentati di abbassare le esigenze e facilitare al massimo l’accesso. Si limita la preparazione ai sacramenti e soprattutto non si insite più di tanto sul fatto che i cristiani sono chiamati a vivere il Vangelo nella vita di ogni giorno. Dovrebbero, ad esempio, essere attenti ai più deboli, agli stranieri, ai temi della pace e della giustizia portando un loro contributo specifico. Che raramente c’è.

Ma c’è anche chi sostiene, guardando al cristianesimo già minoritario, che potrà essere significativo solo se si presenta con un alto profilo spirituale. Due visioni diametralmente opposte, che aprono una riflessione severa sul futuro della chiesa, sulla presenza delle comunità cristiane nel nostro mondo e nei nostri paesi, che vivono più del «si è sempre fatto così», che della ricerca di strade nuove e diverse. La mia impressione personale sta volgendo verso la preoccupazione. Dopo 45 anni di sacerdozio (sono stato ordinato a Trento il 26 giugno 1978) sono contento di essere prete nonostante i disincanti (alcuni anche profondi) che hanno accompagnato le mie ingenuità di partenza. Negli ultimi anni sento un certo fascino per le parole di Paolo in Filippese 2,5: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù». Sono più che mai convinto che non si può fare pastorale se non è lo stesso stile di Gesù a farci agire, imitandolo quando camminava con la gente, ascoltando e indicando strade da percorrere.

Graziadei maggio

Trenta anni di silenziosa abitazione nelle cose fondamentali (la vita di Nazareth) e poi uno stare per strada immerso in una compagnia composita, fatta di discepoli e di tanta gente. Mi attira il modo di Gesù che incontra le folle, una porzione di umanità nella quale c’è davvero di tutto, buoni e cattivi, giusti e peccatori, semplici e dotti, donne chiacchierate e amministratori corrotti, ingenui e scaltri, chi desidera Dio e chi invece cerca miracoli, stranieri e molti marginali, qualche eretico, uomini di potere, padri disperati e madri irriducibili.

Questo è stato lo stile di Gesù. Ma una Chiesa che è sempre meno ascoltata e frequentata cosa può fare? Può essere tentata di facilitare l’accesso ai sacramenti e alla vita cristiana. Come forse pensavano alcuni pastori e pastore protestanti della Germania. Si sono presentati nella loro comunità. Hanno messo in piedi un gazebo con un tavolo, una bibbia e una bacinella d’acqua. Chi lo desiderava poteva chiedere di essere battezzato/a o di battezzare il proprio figlio o la propria figlia. E la catechesi? Ridotta al minimo, un breve colloquio prima del battesimo volante. Il senso della proposta risulta subito chiaro: se le persone, nell’Europa scristianizzata, non vanno alla Chiesa, la Chiesa va alle persone. Oggi si tratta di raggiungere l’utenza più ampia (o meno ristretta) possibile, anche pagando dazio sullo spessore dei contenuti. Ma un simile annacquamento del messaggio e delle pratiche rischia seriamente di ridurli alla totale irrilevanza, che non può non preludere alla sparizione. Un Cristianesimo che è già minoritario può essere socialmente significativo solo se si presenta con un alto profilo spirituale. È del tutto probabile che un simile impegno opererà un’ulteriore selezione; probabilmente saranno accelerati i processi di contrazione numerica dei credenti, ponendo con maggiore chiarezza l’alternativa: dentro o fuori. Forse, per dirla in parole povere, «è meglio una Chiesa più piccola, ma consapevole, che un tentativo, comunque perdente, di rallentare l’erosione abbassando il prezzo (mi viene in mente uno slogan pubblicitario: dare l’8 per mille a una certa Chiesa “non costa nulla”: appunto; ma essere cristiani sì)» (Fulvio Ferrario, docente di teologia alla facoltà valdese di Roma). Quale modello prevarrà? Difficile dire. «Più semplice prevedere quale ipotesi è certamente destinata a condurre in breve tempo alla dissoluzione delle Chiese che fossero tentate di adottarla. Una Chiesa piccola, di diaspora, che pretenda di ragionare come una Chiesa “ex di massa”, considerando normale un profilo di appartenenza basso (impegno finanziario scarso o nullo, partecipazione incostante alla liturgia, basso livello di formazione catechetica), non ha alcuna speranza di resistere all’erosione secolare. Un futuro per le Chiese piccole non è impossibile: ma devono cercare di ricordarsi che significa credere in Gesù». (F.Ferrario)



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