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Toccare il cielo con tre dita: l’Everest a portata di protesi

sab 15 lug 2023 11:07 • By: Giulia Colangeli

A Malé la partecipata serata in onore di Andrea Lanfri, ex-atleta paralimpico e Luca Montanari, Guida Alpina, ospiti di spicco della Settimana della Montagna

MALÉ. L’incontro più atteso della terza edizione della Settimana della Montagna è stato un successo, grazie alle persone che ieri sera, venerdì 14 Luglio, hanno avuto il piacere di ascoltare le imprese di Andrea Lanfri, ex-atleta paralimpico e Luca Montanari, la Guida trentina che lo ha accompagnato sull’Everest.

Andrea, con la passione per la montagna sin dalla prima giovinezza, all’età di ventinove anni contrasse la meningite con sepsi meningococcica: seguirono il coma, l’amputazione di entrambe le gambe e di sette dita delle mani. Ma Andrea ha trasformato quello che chiama con una coraggiosa punta di dissimulazione “il mio intoppo” in un’ascesa. Se da un lato dovette reimparare a camminare, dall’altro ha vissuto e continua a vivere la propria situazione come una sfida, l’opportunità di superare un limite che lui stesso definisce più mentale che fisico.

Con un crowdfunding, in soli ventiquattro giorni riuscì a ottenere il suo primo paio di protesi in fibra di carbonio, ricominciando a correre, portando alla luce un nuovo Andrea, un atleta divenuto il primo uomo italiano della storia con doppia amputazione degli arti inferiori ad abbattere il muro dei 12 secondi nei 100 metri piani.

Sul palco della Settimana della Montagna ha raccontato: “Le prime sfide erano quelle della quotidianità.

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Sono ripartito dalle montagne di casa, collezionando fallimenti e dietrofront, perché la mente era rimasta dov’era prima, il corpo no. Io provavo, insistevo, cadevo e riprovavo […] L’atletica, la corsa, è stata per me una riabilitazione alla montagna… e la montagna è tornata potente”.

Tanto potente da ispirarlo a tentare l’Everest. Perché proprio la montagna più alta del mondo? “Fin da subito ho sempre voluto fare, fare e strafare, l’Everest era la metafora perfetta e la prova pratica per seguire i propri sogni”.

Dopo l’Everest, Andrea ha scalato il Kilimangiaro, il Monte Kenya, ha affrontato l’Aconcagua in solitaria, dimostrando che laddove il corpo sembra porre dei limiti, la mente ha il potere di disintegrarli tutti.

La visione determinata e positiva di Andrea ha sposato quella pianificatrice di Luca, Guida Alpina, che negli anni di carriera ha aggiunto alla sua già comprovata professionalità certificazioni di Sport Coaching, mindfulness e di potenziamento visuo-motorio, Breath Training, nonché distinguendosi come preparatore mentale della Nazionale Italiana Paraclimbing.

L’obiettivo “massima performance” è un mantra condiviso da entrambi, in cordata come nella vita.

Andrea e Luca, conosciutisi per caso grazie a un amico in comune e divenuti presto un meccanismo ben oliato, con le esperienze estreme in montagna hanno inevitabilmente cementato una solida amicizia, capace di superare i picchi di stress e l’indicibile fatica nelle imprese in cui “l’alta quota prosciuga il corpo, la preparazione fisica si esaurisce” e l’affiatamento e la tenuta mentale fanno da struttura portante dell’avventura.

Tra gli applausi del pubblico e le domande dei curiosi, l’umiltà dei due non ha mai lasciato spazio al vanto, al contrario, Luca ha sottolineato dell’amico: “Andrea racconta la cima dell’Everest come fosse andato in cima al Grostè” senza esagerazioni, ma con sincero trasporto e infinita ironia.

La serata si è conclusa con il firmacopie del secondo libro di Andrea, “Toccare il cielo con tre dita” e il ringraziamento accorato del comitato Settimana della Montagna.



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