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Gli immigrati e la bestemmia contro lo Spirito santo

dom 23 lug 2023 09:07 • By: Renato Pellegrini

Una foto ricorda al mondo la tragedia degli emigrati africani

Non so se e quanti l’hanno vista. È la fotografia che il giornalista libico Ahmad Khalifa ha fatto pervenire in Italia. C’è la mamma che abbraccia la sua bambina, con la faccia sulla sabbia rovente del deserto, al confine libico-tunisino. Tutt’intorno l’inferno. Una mamma e una bambina sono il simbolo della vita che all’Occidente sembra non interessare. Forse sta finendo il tempo delle emozioni per chi muore in modo atroce lontano da noi. Lo sappiamo bene che sono tanti i corpi abbandonati nel deserto, perché il presidente tunisino Kais Saied si è inventato una fantomatica «sostituzione etnica» da fermare ad ogni costo. E dunque i migranti subsahariani presenti nel Paese vanno umiliati, anzi uccisi, lasciati morire peggio delle bestie, senza acqua e senza cibo. È razzismo istituzionalizzato, violenza che non ci indigna più. Violenza che probabilmente anche l’Europa pensa necessaria per bloccare i migranti, che certo non può essere smentita dai cospicui finanziamenti dati ai padroni di vite umane, o dai sorrisi smaglianti della troika europea che vorrebbero rassicurare. «Nel deserto più arido, è difficile trovare un angolo all'ombra. Intorno a questa mamma e sua figlia non c'è alcun angolo di ombra ma solo un piccolo cespuglio e l'inferno intorno, mentre l'anima di una mamma e una bambina volano. Noi invece rimaniamo qui, con il nostro inferno nel cuore senza vergogna» (Karima Moual in La Stampa del 20 luglio 2023).

La Tunisia non è da anni un porto sicuro per gli africani di pelle scura qualunque sia la loro condizione giuridica.

Graziadei maggio

Ad accusare le autorità tunisine non sono solo le gravi violazioni dei diritti umani per la deportazione nel deserto senza cibo né acqua in questi giorni roventi di luglio di 1200 persone espulse verso la Libia e l’Algeria perché accusate di immigrazione clandestina. Un report divulgato ieri dall’organizzazione internazionale “Human rights watch”, tra le prime a denunciare le violenze razziali nel Paese maghrebino, documenta infatti con oltre 20 testimonianze pestaggi, torture, arresti arbitrari, detenzioni di massa, espulsioni collettive, aggressioni da parte di bande armate, sfratti forzati dagli alloggi, furti di soldi e cellulari da parte delle forze di sicurezza. Unica motivazione: il colore della pelle. Alla enorme somma spesa per i programmi securitari si aggiungono i fondi versati da Berlino, Madrid, Roma e Parigi in accordi bilaterali. L’Italia, ad esempio, dal 2011 ha fornito barche e veicoli per 138 milioni e assistenza tecnica per il controllo dei confini per altri 12 milioni. Anche la Germania ha dato imbarcazioni, mentre la Spagna ha offerto assistenza informatica. Un investimento che non ha prodotto granché, dato che dalle coste tunisine proviene la maggior parte degli 80mila migranti finora sbarcati in Italia.

Di fronte a questa situazione, più che a quello che si vuol far credere, io do fiducia a chi ha ancora l’audacia di lottare per i diritti umani di tutti, senza discriminazioni di sorta: all’Unicef, ad esempio, che racconta di centinaia di bambini annegati nel Mediterraneo solo nei mesi di quest’anno, non pochi dei quali galleggianti come pupazzi di pezza sulle acque-cimitero. Credo alle Ong di ogni genere, che prestano soccorso nonostante divieti e penalizzazioni, alle ristrette associazioni umanitarie che operano anche in Tunisia, che parlano di profughi e immigrati maltrattati nei lager o riportati nel deserto a morire sulle sabbie infuocate. Ebbene, in un’Europa come la nostra, dove certe nazioni paiono simpatizzare per populismi e sovranismi che quasi senza eccezione rivendicano patenti di “cristianità”, forse non è superfluo ricordare che «impugnare la verità conosciuta» equivale a bestemmiare lo Spirito santo. In altre parole è probabilmente necessario ricordare la spettacolare pagina evangelica di Matteo 25,31-46 nella quale Gesù Cristo - come in un testamento detta i punti chiave sui quali verranno giudicati non solo i cristiani, ma tutti gli uomini: le opere di misericordia verso chiunque si trovi in una condizione di bisogno. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere…” E quel «giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà avuto misericordia». (Giacomo 2,13) Quel giorno in cui il giudizio pronunciato nel Vangelo di Matteo, diventerà realtà, non basterà dire a Gesù Cristo: «Noi siamo cristiani». Sono quasi duemila anni che conosciamo l’affermazione di Ignazio di Antiochia: « È meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo». E S. Agostino lo ribadisce con altre parole altrettanto chiare: «Molti che sembrano essere dentro (la Cristianità) in realtà sono fuori; mentre molti che sembrano fuori sono dentro». Sì, i cristiani hanno almeno un motivo in più per lottare a difesa dei diritti umani: non possiamo permetterci di bestemmiare contro lo Spirito Santo.                        



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