TRENTO. Alto su una rupe che emerge isolata da una profonda forra, il santuario di San Romedio in val di Non si eleva come espressione di una sacralità che ha la roccia e il bosco come cassa di risonanza. In occasione della festa del Santo, che si celebra annualmente il 15 gennaio con un partecipato rito collettivo, viene pubblicato il volume "Il Santuario di San Romedio", risultato di studi condotti nell’ambito della Soprintendenza per i beni culturali PAT, in collaborazione con altri Enti, che va ad arricchire e integrare il percorso di valorizzazione del complesso monumentale, già oggetto di un’articolata campagna di restauri e di uno specifico allestimento museografico.
“Un lavoro collettivo e d’insieme che, con rigore e profondità culturale, restituisce alla comunità scientifica e a tutta la cittadinanza il pieno valore di un bene così significativo per il nostro patrimonio culturale, trentino e nazionale, rendendolo ancora più accessibile e conoscibile – commenta l’assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa - Il volume presenta il Santuario di San Romedio non solo come bene da conservare, mettendone in evidenza peculiarità e complessità storico artistica, ma come un’eredità viva che diviene un ponte culturale tra generazioni, confermando che la ricerca, la catalogazione, lo studio critico non sono assolutamente fini a se stessi ma atti di cittadinanza scientifica e culturale.
Ringrazio perciò tutti coloro che vi hanno partecipato attivamente, a partire dalla Soprintendenza per i beni culturali, per questo lavoro che ha saputo trasformare il passato in un laboratorio per il futuro della nostra comunità”.
Curato da Salvatore Ferrari ed Emanuela Rollandini, il volume si deve a un gruppo di ventuno esperti di diverse discipline, che in tre anni di lavoro hanno potuto restituire un puntuale quadro d’insieme, attraverso letture nuove e inedite, basate sui più aggiornati strumenti di indagine scientifica e metodologica. Sostenuto da un’estesa ricerca archivistica, il lavoro complessivo, che ha riguardato geomorfologia, storia, agiografia, archeologia, architettura, arte, archivistica e antropologia, è il risultato di studi realizzati nell’ambito della Soprintendenza per i beni culturali (Roberta Giovanna Arcaini, Raffaella Colbacchini, Lorenza Endrizzi, Salvatore Ferrari, Stefania Franzoi, Luca Gabrielli, Emanuela Rollandini), in collaborazione con i dipartimenti di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica e di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento (Giulia Baccillieri, Elisa Possenti, Alessandra Quendolo) e la partecipazione di studiosi del Castello del Buonconsiglio.
Monumenti e collezioni provinciali (Morena Dallemule), del Muse - Museo delle scienze (Marco Avanzini), delle Università degli Studi di Teramo (Luca Siracusano), Trento (Emanuele Curzel, Paolo Gatti, Marta Villa) e Udine (Andrea Tilatti), nonché di Helmut Stampfer, Christian Giacomozzi, Alessandro Bezzi e Luca Bezzi.
L’estesa panoramica di approfondimenti, pensata per essere accessibile non solo agli addetti ai lavori, si accompagna a un ricco apparato iconografico di immagini appositamente realizzate da Albert Ceolan e inedite fotografie in bianco e nero che appartengono all’Archivio fotografico storico provinciale.
Molte le novità che si potranno scoprire in occasione della presentazione del volume, prevista il prossimo 19 febbraio 2026 alle ore 17 presso l’aula magna del Vigilianum, in via Celestino Endrici 14 a Trento, in collaborazione con l’Area Cultura dell’Arcidiocesi di Trento.
Verrà programmata per i prossimi mesi una presentazione a Sanzeno presso il Museo Retico.

