TRENTO. «Le istituzioni devono lavorare sui documenti, non sulle impressioni o sulle chiacchiere da bar». Non usa mezzi termini la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri che, rivendicando un approccio rigoroso e trasparente, torna su un tema caro a chi ama gli sport all’aria aperta: la possibilità di praticare lo scialpinismo anche sulle piste da sci durante l’orario di chiusura degli impianti di risalita.
Qualche tempo fa l’assessore al turismo del Comune di Dimaro Folgarida, Alessandro Fantelli, dopo lo scontro avvenuto tra una scialpinista e una motoslitta sulle piste della skiarea di Folgarida, aveva scritto una lettera formale agli assessori provinciali Mattia Gottardi e Roberto Failoni, chiedendo risposte su una pratica sportiva ormai radicata nella quotidianità di residenti e appassionati.
La missiva, nata da un’esigenza concreta del territorio, ha spinto la consigliera, stimolata sulla questione, a richiedere formale accesso agli atti relativi all’interlocuzione tra Comune e Provincia. Dai documenti acquisiti, fa notare Demagri, emerge con chiarezza che il Comune abbia agito con responsabilità, individuando nel quadro normativo – più che nell’organizzazione – il vero nodo irrisolto.
«La Provincia invece – afferma Demagri – ha deciso di liquidare la questione in poche righe proprio laddove avrebbe invece dovuto prestare particolare attenzione.
E questo perché lo scialpinismo è una pratica in evidente espansione, anche in assenza di dati statistici ufficiali. La risposta dell’assessore provinciale Failoni è stata letteralmente disarmante: attribuisce ad altri le responsabilità del mancato avanzamento della riforma e presenta la maggioranza come impossibilitata ad agire».
Secondo la consigliera, i fatti raccontano altro. Nel disegno di legge noto come “delle piste da sci”, lo scialpinismo compariva solo in un passaggio marginale, inserito in una norma omnibus che tentava di affrontare in un colpo solo tutte le criticità del settore funiviario. Un testo, sostiene Demagri, talmente approssimativo da aver raccolto la contrarietà unanime dei sindaci trentini.
«Lì dentro, infilata come una foglia d’insalata avvizzita in un panino malamente imbottito, giaceva una questione che avrebbe meritato ben altro spazio», commenta con amarezza.
In Consiglio provinciale, aggiunge, non si sarebbe mai aperto un vero confronto. La discussione sarebbe stata chiusa in pochi minuti, senza disponibilità a valutare contributi o miglioramenti, nemmeno quelli emersi in Commissione. «Oggi quindi è inaccettabile che l’assessore rivendichi la paternità di una volontà di dialogo che affermazioni, registrate anche in video di pubblica consultazione, provano non ci sia mai stata», continua.
Di fronte all’immobilismo provinciale, la consigliera ha depositato una mozione che chiede alla Giunta di aprire un’interlocuzione formale con il ministro dello Sport Andrea Abodi, impegnato nella stesura di un decreto legge sul tema. «È lì che la politica può e deve trovare lo spazio per inserire finalmente una disciplina chiara», afferma. La sicurezza, ricorda, richiede metodo e visione, non chiusura.
La richiesta di istituire un tavolo provinciale non è, nelle intenzioni della consigliera, un atto polemico ma una proposta costruttiva per definire una disciplina chiara, condivisa e applicabile. Liquidarla come inutile significherebbe ignorare un territorio che chiede ordine, regole certe e un quadro normativo adeguato a una pratica ormai parte dell’identità sportiva trentina.
E se la Provincia non dovesse assumersi questa responsabilità, Demagri annuncia di essere pronta a farlo personalmente, coinvolgendo Comuni, gestori, scialpinisti, associazioni sportive, Soccorso alpino, rifugisti e operatori economici, con un metodo partecipato e orientato alle soluzioni.

