Cronaca Val di Sole

Orso, nuove predazioni in Val di Sole. Gli allevatori: 'Situazione ormai insostenibile'

Dopo il caso di Vermiglio, altri episodi colpiscono gli alpeggi della valle. Il presidente degli Allevatori, Sergio Panizza, chiede interventi rapidi

Orso, nuove predazioni in Val di Sole. Gli allevatori: 'Situazione ormai insostenibile'

VAL DI SOLE. Dopo la predazione che nei giorni scorsi ha colpito il bestiame dell'azienda agricola Maso Stablum di Matteo Stablum (qui l’articolo), a Vermiglio, si registrano nuovi episodi ai danni degli allevatori della Val di Sole. Gli attacchi attribuiti all'orso continuano infatti a interessare gli alpeggi del territorio, alimentando la preoccupazione di un comparto che chiede risposte rapide e interventi concreti. L'ultimo episodio risale a ieri, 7 luglio 2026, alla Malga di Comasine, mentre un'altra predazione era stata segnalata la settimana precedente nella zona di Valpiana. Una sequenza di eventi che, secondo gli allevatori, conferma una situazione sempre più difficile da sostenere. A farsi portavoce del malcontento della categoria è il presidente degli Allevatori della Val di Sole, Sergio Panizza, che non nasconde la crescente preoccupazione.

“Siamo fortemente a disagio. Come facciamo a difenderci e a difendere il nostro bestiame?”, si chiede. Se da un lato gli animali uccisi vengono indennizzati, dall'altro, sottolinea, il problema va ben oltre l'aspetto economico. “Non è solo una questione di soldi. C'è il valore genetico degli animali e c'è l'affetto che ogni allevatore sviluppa nei loro confronti”. Panizza evidenzia come all'interno della categoria stia aumentando la pressione e richiama anche il tema della sicurezza delle persone. Alla Malga di Comasine, ricorda, il pastore vive insieme alla propria famiglia e ai tre figli piccoli. “Ci preoccupa anche la sicurezza delle persone. Le predazioni ci sono, i problemi ci sono e bisogna velocizzare gli interventi”. Il presidente spiega che gli episodi sono stati accertati come predazioni riconducibili all'orso, ma che occorrerà attendere gli esiti delle analisi genetiche per identificare con certezza l'esemplare responsabile.

Procedure che, secondo gli allevatori, richiedono tempi troppo lunghi. “Ci vuole tempo per le analisi genetiche e per accertare quale sia l'esemplare. Sono procedure molto lente. Non vorrei che, oltre ai danni, dovessimo subire anche la beffa”. Da qui la richiesta di interventi tempestivi. “Si intervenga velocemente per abbattere l'esemplare problematico”, afferma Panizza, che lancia anche una riflessione più ampia sul futuro della zootecnia di montagna. “Come presidente degli allevatori dico che bisogna scegliere quale montagna si vuole. Una montagna presidiata dagli allevatori oppure altro. Se l’orso è più importante del settore zootecnico, il rischio è l'abbandono dei pascoli. E se questo accadrà, le conseguenze ricadranno sull'intero territorio. La biodiversità c'è finché ci siamo noi”.