Cultura Val di Sole

Le origini e le opere solandre di Giobatta Ferrari (1829-1906)

Il 5 settembre a Castel Caldes il pomeriggio di studio a 120 anni dalla morte

Le origini e le opere solandre di Giobatta Ferrari (1829-1906)

CALDES. Sul finire del XVIII secolo il padre del pittore, anche lui di nome Giovanni Battista, lasciò Caldes, dove era nato nel 1768, per Brescia. La famiglia Ferrari, di origini lombarde, si era trasferita in Val di Sole nella prima metà del Cinquecento. Dopo aver abbandonato l’arte della lavorazione del ferro, dalla metà del Seicento i Ferrari si dedicarono ad attività agrosilvopastorali, mentre alcuni di loro, per più generazioni, ricoprirono il ruolo di sacrestani di Caldes, abitando in una casa adiacente alla canonica. Verso il 1860 l’artista visitò, forse per la prima volta, la terra degli avi, lasciando ad Antonio Manfroni, giudice in pensione, una piccola veduta di Caldes, a ricordo di quel viaggio. In seguito, tornò più volte in Val di Sole – all’epoca parte del Tirolo italiano – fin quasi alla fine del secolo, dipingendo segherie, fucine e mulini, costruiti fin dal tardo Medioevo lungo le rive del fiume Noce e sul torrente Rabbies, in località Pondasio, ma anche case rurali e dimore signorili, fontane e ponti, chiese e campanili a Monclassico, a Croviana e a Malé.

Oltre a scorci di paesaggi fluviali e montani, il pittore fissò su tavolette o piccole tele scene di lavori agresti, con contadini impegnati nella mietitura del frumento alla fine di luglio, pastori con mucche e pecore al pascolo in autunno oppure donne intente nella lavorazione della canapa. I bozzetti eseguiti dal vero servirono spesso da modello per rielaborazioni dipinte nello studio milanese, da dove uscirono anche quadri importanti esposti a Brera, a Torino e a Genova, oppure veri e propri capolavori, come la grande tela raffigurante la macerazione della canapa inviata a Vienna nel 1873 per l’esposizione universale.

Non tutte le opere di soggetto solandro, almeno una ventina, documentate dalle fonti o conservate in collezioni private, sono state ritrovate: mancano all’appello, ad esempio, una Piazza di Malé, Trentino esposta alla Promotrice di Genova nel 1874 – di cui esiste una versione di piccole dimensioni presso i discendenti della figlia dell’artista – e una tela intitolata Al levar del sole in Val di Sole; vicinanze di Terzolas, esposta a Milano dieci anni dopo.