Società Val di Sole

Mario Casanova, da 30 anni gestore del rifugio Vioz

Alla famiglia Casanova anche il premio solidarietà Alpina 2020

PEIO. Con una cerimonia suggestiva ed emozionante, il 19 settembre 2020 a Teresina Monegatti Casanova, dal 1958 in servizio al rifugio Viòz, il più alto delle Alpi orientali, alla quota di 3535 metri, veniva assegnato il 49° Premio Solidarietà Alpina come “Esemplare figura di gestore di rifugio alpino”, -  si leggeva nella motivazione,- “una vita generosa di fatiche e di sacrifici, al servizio, insieme con la famiglia, degli amanti della montagna e di quanti avessero avuto bisogno di aiuto”.

Nel consegnare la Targa, il compianto Angiolino Binelli evidenziava lo spirito del Premio, ovvero «dare voce a chi, in silenzio e senza clamore, mette a rischio la propria vita per salvare quella degli altri».

Il primo rifugio al Vioz nel gruppo Ortles-Cevedale, con un'altezza di 3535 m s.l.m venne costruito tra il 1909 ed il 1911 dalla sezione del club alpino tedesco della città di Halle, ai tempi chiamata Halle an der Saale. Nel corso della Prima guerra mondiale 1914-1918 la capanna Vioz venne adibita a base militare dell'esercito austro-ungarico.

A guerra finita, nel 1921, il rifugio passò alla SAT che negli anni successivi portò diverse ristrutturazioni. Di fianco al rifugio, tra il 1947 e il 1948, venne costruita una chiesetta, la più alta d’Europa, su iniziativa di Quirino Bezzi e del Beato Odoardo Focherini, - il padre Tobia era nato a Celentino - a perenne ricordo delle vittime delle guerre.

Una saga lunghissima quella della famiglia Casanova di Peio, come gestrice del Vioz, iniziata ancora nel 1958 e da 30 anni precisamente dal 26 agosto 1996 passata direttamente a Mario. “Questa avventura è iniziata per me – racconta Mario con una certa emozione - quando avevo nove anni, quando assieme a mio fratello ci siamo incamminati per quel rifugio che anno dopo anno è diventato la mia seconda casa”.

“Già dal 1958 la gestione del Vioz era stata affidata gli zii Enrico e Oreste che assieme a mio papà Renato trascorsero molti anni difficili soprattutto per le problematiche legate al trasporto dei viveri, tutto a spalla e poi con un mulo, da Peio fino al Vioz.

Nel 1967 lo zio Oreste prese in gestione il Rifugio Larcher - attualmente gestito dal figlio Manuel -, mentre al Vioz rimase mio papà Renato fino al 1974 e dal 1986 la gestione venne affidata a mia mamma Teresa, e poi direttamente a me”.

Mario Casanova, classe 1970, maestro di sci e storico gestore del Rifugio Mantova al Vioz, è anche un grande alpinista con un prestigioso curriculum alle spalle tra cui la vetta himalayana del Dhaulagiri (8.

167 mt.) salito nel 2017 e il Lhotse (8.516 mt.) nel 2024. Ha all’attivo anche diverse spedizioni all’Annapurna nel 2019 oltre che molte salite sulle montagne di casa. Ma la sua vita è soprattutto lassù ai piedi del Vioz. “La grande passione che ho per la gestione del rifugio - dice Mario - è nata dal grande amore per la montagna”.

Per fare il gestore di rifugio oltre alla passione per la montagna occorre una grande determinazione e un buon spirito di adattamento perché in quota nulla è regalato. Ogni giorno sono tanti gli ostacoli da superare: piccole manutenzioni, rifornimento di generi alimentari, preparazione pasti, pulizie degli ambienti e anche un qualche cliente scomodo da gestire. E poi occorre avere pazienza assecondare i capricci del tempo. A volte basta solo qualche nuvola in più perché si riduca il numero delle visite. Se in passato il brutto tempo era meno condizionante ora lo è eccome. Questo perché il tipo di fruizione è cambiato: molti rifugi da punti di partenza per ascensioni alpinistiche, traversate, salite sono diventati punti di arrivo da fare in giornata e l’afflusso di gente rimane concentrato per poche ore durante le giornate estive più belle.

«Ci sono state stagioni difficili - ci racconta Mario - ma nello stesso tempo anche ricche di soddisfazioni, incontri, amicizie, solidarietà”. E poi nelle belle giornate vedi il cielo così vicino e un paesaggio straordinario che spazia dal Brenta alla Presanella, all’Adamello, dal S. Matteo al Tresero, dal Bernina al Rosa dal gran Zebrù all’Ortles al Cevedale, per finire con le Dolomiti; quassù ti senti rinascere e…. lasciamo a voi immaginare tutto questo al sorgere del sole…