ROMA. Una class action sui cibi ultraformulati, con l’obiettivo di arrivare fino alla Corte di giustizia dell’Unione europea per denunciare le omissioni nella regolamentazione. È il percorso annunciato da Coldiretti al XXIV Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione a Roma.
“Coldiretti partirà, ne stiamo verificando condizioni e tempi, con una class action per poi arrivare fino alla Corte di giustizia dell’Ue per denunciare le omissioni regolatorie che consentono questa situazione”, afferma il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi. “Non informare, non regolare e non limitare il consumo di questi cibi è un crimine contro l’umanità e come tale vogliamo perseguirlo”.
La denuncia investe chi produce, chi dovrebbe controllare e, nelle parole del segretario generale, “chi a livello istituzionale è colpevole di omissione e negligenza”.
Coldiretti contesta alle autorità europee di trascurare il legame fra alimentazione e salute e richiama le conseguenze sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. “Serve intervenire. Serve che chi produce, chi cura, chi è responsabile dell’alimentazione collettiva trovino un punto di ripartenza”, sottolinea Barbacovi.
Sul fronte della prevenzione, Coldiretti riconosce il valore della scelta del sindaco di Roma di escludere gli ultraformulati dalle gare per la ristorazione scolastica e annuncia il consolidamento dell’iniziativa di Campagna Amica negli ospedali. “L’abbiamo già fatto anche in Trentino il 10 luglio aprendo il nostro mercato presso l'Ospedale S. Chiara di Trento” ricorda Barbacovi".
Sui cibi da laboratorio il presidente regionale di Coldiretti ricorda che "abbiamo acceso la luce” e rivendica il ruolo del patto con i consumatori e il sostegno al divieto italiano, ribadendo la richiesta di ulteriori garanzie: “Continueremo a chiedere all’Europa l’effettuazione di test clinici e preclinici a garanzia di produttori e consumatori”.
La tutela della salute e la difesa del reddito agricolo sono i due obiettivi dell’azione annunciata da Coldiretti. “È una battaglia di civiltà che va portata avanti, nell’interesse di chi produce cibo e nell’interesse di tutti i cittadini”, afferma Barbacovi

