TRENTO. La deposizione di una corona d’alloro sotto la lapide di palazzo Thun in memoria dei Caduti austriaci di Trento della Grande Guerra ha chiuso ieri sera la cerimonia per il ricordo dei circa 12mila tirolesi-trentini deceduti nel primo conflitto mondiale. La commemorazione, organizzata dal Circolo Michael Gaismayr, ha visto la presenza anche dell’assessore alle politiche per la casa, patrimonio, demanio e promozione della conoscenza dell’Autonomia Simone Marchiori: “Il senso di questa manifestazione non è la nostalgia – ha dichiarato – bensì mantenere vivi i morti della Grande Guerra come monito per ricordare bene cosa significa la guerra e avere un obiettivo come territorio. Il Trentino, come tante altre regioni di confine in Europa, ha pagato il prezzo più alto del conflitto, schiacciato tra una parte e l’altra degli schieramenti senza poter esprimere la sua funzione di collegamento, di cerniera culturale, di convivenza pacifica tra lingue, etnie e culture”.
“In un momento in cui il mondo sembra impazzito – ha concluso l’assessore Marchiori – per garantire un futuro luminoso servono un’identità forte, il rispetto per la memoria e la storia altrui, e la volontà di costruire ponti invece che muri.
Altrimenti, finiremo soltanto per ripetere gli errori del passato”.
Alla presenza del sindaco di Trento Franco Ianeselli e del presidente del Circolo Flavio Marchetti, la cerimonia si è aperta con il corteo partito da piazza Duomo e proseguito per le vie del centro storico prima di concludersi in via Belenzani, sotto il palazzo comunale. In testa il lunghissimo striscione recante i numeri degli oltre 12mila tirolesi-trentini caduti durante la Grande Guerra che combatterono indossando la divisa austriaca, estendendo il ricordo ai caduti di tutte le guerre, ai profughi e ai mutilati.
Infine, prima della deposizione della corona d’alloro, Marco Toffol ha ricordato l’odissea di centinaia di soldati principalmente della valle di Primiero e del Vanoi, ma anche della Valsugana e di Lavarone. Tra il 1918 e il 1919, a guerra ormai conclusa e dopo essere fortunosamente rientrati nelle loro abitazioni, vissero infatti l'amarezza e l'umiliazione di essere strappati alle famiglie e internati in un campo di prigionia nell’Italia meridionale.

