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Dopo Covid: turismo nelle Valli del Noce

Il bello non ci manca, mettiamoci risorse

lun 10 ago 2020 15:08 • By: Alberto Mosca

A Casa de Gentili, per la mostra dedicata a Sissi a 2100 visitatori

La cultura può far numeri, dipende dall’offerta e da come essa è strutturata. Con Lucia Barison, responsabile del Centro Culturale d’Anaunia, analizziamo le potenzialità di un settore che può dare grandi soddisfazioni. “A Casa de Gentili, per la mostra dedicata a Sissi – spiega Barison – siamo arrivati a 2100 visitatori, un buon numero se pensiamo che il periodo di apertura si è limitato ai mesi di luglio e agosto con orari di apertura ridotti; a Palazzo Assessorile di Cles la mostra ‘Le 5 chiavi gotiche’” (di cui Barison è curatrice del percorso che rientra in un progetto/ studio di valorizzazione del patrimonio avviato nel 2017) viaggia – per ora - sui 14.000 ingressi: in entrambi casi, a questi numeri dobbiamo aggiungere gli eventi culturali collegati, che hanno visto sempre il pieno di presenze, seppure limitate causa Covid, un costante interesse e la possibilità di parteciparvi da casa via internet in diretta”.

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Ecco cosa può averci insegnato l’emergenza sanitaria: “La comunicazione delle attività, come ad esempio l’utilizzo sistematico dei social media ed in generale della comunicazione trasversale e cioè, social, web, cartacea e televisiva, è uno strumento fondamentale ai fini della promozione e partecipazione agli eventi culturali – aggiunge Barison – avvicinando le persone e limitando gli effetti negativi della pandemia grazie ad una corretta informazione nei confronti dell’accessibilità dell’offerta culturale che deve essere comunicata per essere conosciuta”.

Ma naturalmente, alla base ci deve essere la qualità dell’offerta: “In particolare modo l’esperienza di Cles dimostra che dove si investe in cultura vi è un ritorno economico e di immagine considerevole: il ‘ritorno alla vita’ che ha coinvolto tutti noi dopo il lockdown – prosegue Barison – è valso anche per la cultura, stimolando nelle persone sensibilità e senso della scoperta e delle cose nascoste e meravigliose. A Cles è stato fatto in modo specifico con una mostra fatta ‘in casa’, una mostra civica, valorizzando il patrimonio locale, di valore assoluto ma spesso dato per scontato oppure non ancora conosciuto. L’emersione dell’identità culturale di una comunità come una boccata d’aria in un periodo quasi soffocante. Cles peraltro ha avuto coraggio, forse in Trentino il comune che ha osato di più in un contesto che forse ha scoraggiato molti.”

La morale della storia è che serve progettualità, sinergia, collaborazione e voglia di investire sulle persone: “Una strada da percorrere anche (e soprattutto) dopo il coronavirus – conclude Barison – perché abbiamo i mezzi e pure le qualità”.



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