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SOS Architettura

Marilleva: il contemporaneo da proteggere

lun 19 lug 2021 12:07 • By: Lorena Stablum

Incentivi e bonus mettono a rischio un'architettura fragile

Le gru si vedono fin dal fondovalle. Quando ci si trova a passare per la strada statale, all’altezza di Mezzana, non è possibile non notare quelle braccia meccaniche di colore giallo che spuntano da sopra il bosco di conifere.

A Marilleva 1400, dopo lunghi anni di stasi, si torna a investire. I cantieri si aprono, i ponteggi coprono le facciate e si lavora per riqualificazione delle strutture in cemento e acciaio, che a partire dagli anni Settanta dello scorso secolo sono state e continuano a essere un motore importantissimo per l’economia turistica invernale della Val di Sole. Il merito va agli incentivi previsti dallo Stato per far ripartire l’economia dopo un anno di Covid: Bonus 110%, Bonus Facciate stanno invogliando proprietari e condomini a rimettere a nuovo i propri immobili. E così anche a Marilleva sono partiti significativi interventi di efficientamento energetico su 8 condomini (circa 750 unità abitative e 150 camere d'albergo) per un investimento totale che si aggira intorno ai 40-50 milioni di euro e altri sono in programma per ulteriori 70-80 milioni di euroUn intervento corposo, dal costo stimato intorno ai 20-23 milioni di euro, che pare sia il più importante finanziato dal Bonus 110% a livello italiano.

Ma se le agevolazioni, come i bonus citati, da un lato, possono rappresentare una manna dal cielo per incentivare opere e iniziative che forse mai si sarebbero concretizzate o comunque sarebbero state posticipate, dall’altro, portano con sé un’insidia: ristrutturazioni, manutenzioni e adeguamenti, infatti, comportano spesso la sostituzione materiale delle finiture originali e l’alterazione formale di realizzazioni significative che se attuate su architetture di pregio, firmate da importanti architetti, causano la perdita di un importante pezzo di storia del Novecento. Ciò vale anche nel caso di Marilleva 1400.

valli del noce

Un aspetto questo che l’amministrazione comunale di Mezzana ha ben presente tanto che, proprio dell’avvio di questo periodo di rinnovamento, si è mossa con la Soprintendenza per i Beni culturali e il Servizio Urbanistica della Provincia per individuare modalità e strumenti che possano tutelare e conservare i caratteri tipici e peculiari della località in quota. “Per la prima volta da molti anni su Marilleva abbiamo interventi importanti di riqualificazione energetica – commenta il sindaco Giacomo Redolfi -. Le normative urbanistiche e il piano regolatore comunale lascerebbero spazio all’interpretazione di tali interventi che potrebbero sovvertire le peculiarità di questi edifici che sono unici. Abbiamo sentito quindi la necessità di trovare un modo per compenetrare questi interventi all’esigenza di preservare e tutelare le caratteristiche proprie di Marilleva. Con il Servizio Urbanistica e la Soprintendenza abbiamo cercato le modalità per percorrere questa volontà attraverso in primis un rapporto di collaborazione con la committenza e i progettisti per definire una visione architettonica post Bonus 110% che mantenga le caratteristiche di Marilleva. La Soprintendenza, inoltre, può decidere di applicare una tutela speciale se l’immobile rappresenta un valore storico e architettonico. Al di là delle aree della località, che ricadono già in zona di tutela, stiamo cercando di tutelare quelle strutture che sono sorte per prime, nella zona centrale di Marilleva, per poi allargare altre zone. Per intenderci, si parla dell’architettura modulare figlia di Perini”.

Ma perché, si dirà, darsi tanto da fare per conservare delle strutture che nell’immaginario collettivo – forse più in Trentino che non tra i turisti - sono considerate perlopiù brutte, impattanti e da abbattere? Il perché lo sintetizza l’architetto Fabio Campolongo della Soprintendenza che spiega: “Marilleva 1400 ha un interesse anche dal punto di vista storico. Nasce negli anni in cui l’uomo arriva sulla luna così come un’astronave atterra nel bosco. È l’esito di un lunghissimo processo legato al piano urbanistico provinciale voluto da un Bruno Kessler preoccupato per l’economia delle valli alpine trentine e che ha visto nel turismo, forse, l’unico elemento di riscatto”. I residence e le strutture alberghiere, oltre ad essere nate dalla creatività di importanti architetti, che hanno segnato la storia costruttiva del Trentino come Luciano Perini e Sergio Giovanazzi, sono quindi i testimoni di un’epoca di grandi mutamenti sociali ed economici e di fermento culturale che hanno cambiato il volto della Val di Sole.

“Marilleva ancora oggi va a sostenere tutto l’indotto turistico della valle ed è determinante per tutta la nostra economia – conclude il primo cittadino -. L’architettura di Perini ha consentito di sviluppare un villaggio in quota consumando poco territorio in proporzione al numero dei posti letto. Non ci sono i condomini del Tonale, non si percepiscono mai le altezze eppure ci sono strutture alte anche sei piani. Chi viene a Marilleva inoltre, non percepisce mai le altezze. È adagiata sul pendio della montagna senza riporti. Il turismo di massa ha bisogno di grandi numeri, con l’architettura tradizionale si sarebbe dovuto mettere a disposizione un territorio non disponibile”.

Costruito tra il 1973 e il 1980, il villaggio rappresenta una tanto interessante quanto controversa sperimentazione urbanistico architettonica degli anni Settanta che non lascia indifferente l’osservatore. Dal punto di vista architettonico, gli edifici sono lunghi e bassi, sempre staccati dal suolo per non interrompere le falde della morena glaciale: non creano un volume massiccio, ostruente e consentono una continuità di visuale e di percorsi. I corpi di fabbrica longitudinali, a più pinai seguono il declivio del terreno con andamento nord-sud e sono tagliati e collegati trasversalmente da un corpo mono-piano destinato ai servizi collettivi (ristoranti, ritrovi, percorsi di collegamento…) e affacciato direttamente sulla valle e sulle piste da sci.



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