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SOS Architettura

A Terres, con gli Spaur

lun 19 lug 2021 10:07 • By: Alberto Mosca

Sistemate le parti esterne, lo storico palazzo attende un progetto di riuso

Rispetto a qualche anno fa, lo storico palazzo Spaur di Terres ha migliorato di molto il proprio aspetto. Le facciate e gli spazi adiacenti sono state risanate, i frammenti di affresco restaurati. Seppure monco, il grande stemma imperiale, completo dell’arma degli Spaur, rende l’idea dello splendore che nei secoli passati caratterizzava questa nobile residenza. Posto in via Borghetto, praticamente di fronte alla vecchia sede municipale, il palazzo cinquecentesco attende ora il completamento dei lavori, con il recupero degli spazi interni e la definizione di una prospettiva di riuso.

“Abbiamo sistemato le parti esterne e siamo intervenuti sul piazzale – spiega il sindaco di Contà, Fulvio Zanon – ci rimane l’interno, ma prima di intervenire vogliamo arrivare ad un preciso piano di destinazione d’uso. Al momento non abbiamo ancora chiaro il progetto di utilizzo, e solo successivamente potremo procedere con un intervento di restauro mirato”.

Del palazzo Spaur di Terres abbiamo una data di nascita precisa, edificato nel 1543, data incisa su un pilastro interno. Artefice fu Aliprando Spaur il padre Gaspare, dopo di che arrivò nelle mani di Leone Spaur, esponente della linea di Sporminore. Danneggiato da un incendio nel 1802, venne rinnovato e dotato da parte di Enrico Spaur di un giardino pieno di essenze rare. Nel 1870 un nuovo incendio lo danneggiò, dopo di che opere di ristrutturazione apportate dai nuovi proprietari, i Dalpiaz, snaturarono il complesso. La data 1872 si legge ancora vicino a quel che resta del grande stemma imperiale.

DENTRO PALAZZO SPAUR: UNA DESCRIZIONE DEL 1718

Un interessante inventario descrive il palazzo e documenta la presenza di importanti arredi: venne redatto nel 1718, alla morte di Francesco Paride Spaur, dalla vedova Giulia Lucrezia Tavonati.

L’abitazione dei conti era «posta in Teres di muri munita, e legnami constrotta con tutte le Sue commodità, e stanze [.

valli del noce

..] con Broilo, ed orti [...] e […] nella Fazzia della medema verso l’Oriente impressa in pittura rilevante l’Arma Arciducale, con l’arma dell’Ill.ma Casa Spaura». Si tratta dello stemma di cui si è parlato poc'anzi. Accanto alla residenza signorile sorgeva «la Casa Rusticale esistente verso sera con prato, e canevaro aderenti».

Tra gli arredi troviamo menzionati una “stuffa nuova verso oriente”, con tavola di noce e una tappeto “turchesco”, un letto con una coperta «à fiori di color zallo, e morello» e la «carriola», il piccolo letto scorrevole che si estraeva da sotto il letto per farvi dormire il personale che prestava servizio durante la notte, o che poteva ospitare anche i bambini di famiglia.

La «stanza di mezo» era fornita di caminetto, arredata con una «tavola di pezzo», due «armari di pezzo, un letto di piuma», un «scritorietto con Crocifisso di sopra», una cassa di noce nella quale erano riposti gli abiti della contessa, due piccole casse di abete, un baule ferrato e tre «sforzieri». La stanza conservava anche una armeria costituita da «Schioppi N. 7 di più sorti, cioè 4 da roda, e li altri d’altra sorte», mentre un tocco di pregio davano una «coperta di setta fodrata» e «li Tapetti fatti à punto Francese».

Nella «stuffa vecchia contigua alla Cucina» si concentravano le poche opere d’arte del palazzo: «Un quadretto della Beatissima Vergine», tre quadri raffiguranti Sant’Antonio, Santa Costanza e la Madonna del Rosario, una «Statua di Legno della Beatissima Vergine dolorosa, o sij della Pietà con suo figliolo morto nostro Signore à di lei canto: Immagine miracolosa, e di grande Veneratione, vecchia, ed antica di Casa» e altri quadri, uno «picciolo della Beatissima Vergine» e tre ritratti, «del quondam Padre dell’Ill.mo Conte Paride, della quondam Contessa di lui Consorte, e dell’Ill.ma Sua Figlia».

La cucina era ben dotata: con i rami (paioli, padelle, bacili, mestoli, oltre a una «caldera dall’acqua immurata») e tutta una serie di padelle di ferro e di coperchi, «uno, che serve per il forno, e l’altro per il fornello», treppiedi «per colocarvi sopra gli spiedi delli rosti», graticole, lucerne, una «Cassettella di pezzo della sale», un «menarosto fatto con sue rodelle», una «gratarola di Legno», due «Tabielli per impastar il pane e un tabielleto con suo ferro da tagliar pane per le suppe». Nella «Caneva» botti e tini di ogni misura, per il vino e per l’acquavite e «Un armaro di larice movibile, che serve per colocarvi dentro il formaggio».

Nel «Revolto contiguo alla dispensa» veniva stivato il fieno, mentre il «revolto presso la porta Maestra» costituiva una sorta di magazzino con cinque casse «nelle quali sono colocate diversità di scritture e raggioni di Casa», una cassa di ferro «nella quale si ritrova l’argenteria di Casa» e armi quasi in disuso: «Un pendone (fodero) di banda con sua spada poco buona», undici «Lombarde» (alabarde, nda) un «paro pistole ordinarie da fonda» e una «pistolla ordinaria ed antica», un «petto di ferro con la Schena, e Spada da duello», una «trombetta di Lottone con suo cordone e mazole, Schioppi 4 due rigati e due con azzallino», infine «retti per prender uccelli, Lepri e Camozzi, uno scarpiello d’azzaio schieto per fare le cornici» e, negletti, «Libri diversi in stampa esistenti sopra un’asse». A Terres, nel 1718, erano al servizio di Francesco Paride Spaur l’«Economo di casa», un cameriere, un «Famiglio», una serva, il «Bojaro» e una «ragazza di Cucina». 

 



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