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Il turismo di domani, idee per il dopo Coronavirus

Fusione, non accorpamento

mer 29 apr 2020 18:04 • By: Fabrizio Brida

Per Ivan Larcher, presidente di Joy-Val di Non Alps, ripartire con una struttura differente creerebbe ulteriori difficoltà

Ivan Larcher, presidente di Joy-Val di Non Alps, ha le idee piuttosto chiare: la fusione è l’unica prospettiva possibile all’interno della riforma proposta dalla giunta provinciale. Ma il momento delicato che tutti stiamo vivendo impone che la decisione sia rinviata a poi. Un poi che, secondo Larcher, non potrà seguire immediatamente il ritorno alla normalità.

Come valuta la riforma proposta dalla Giunta provinciale?

Ho avuto modo di partecipare, insieme agli altri protagonisti della realtà turistica della Val di Non, alla serata tenutasi a Cles in cui l’assessore provinciale Roberto Failoni ha presentato la riforma. Si è trattato di un’esposizione veloce, è entrata poco nei dettagli. Inizialmente mancava chiarezza sulla metodologia della trasformazione, se fosse un accorpamento o una fusione. È emerso sul tavolo che la normativa non parlava dei metodi e delle garanzie dei territori fusi di avere una rappresentatività. Ci siamo quindi confrontati con il presidente dell’Apt Lorenzo Paoli, con il quale ci siamo sentiti spesso durante la stagione invernale. Prima dell’emergenza legata al Coronavirus ci eravamo lasciati con l’intento di organizzare dei tavoli di lavoro insieme agli operatori turistici della valle, anche per tracciare una linea su come presentarci agli altri territori con cui eventualmente fondersi. Occorre però capire quali siano i parametri per farlo.

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La fusione potrebbe essere un’opportunità, ma l’auspicio è che la normativa venga congelata fino a quando potrà ripartire il tema turistico, ovviamente in un clima di tranquillità, non come quello che stiamo vivendo ora o vivremo subito dopo l’emergenza, quando ogni territorio avrà esigenze e problematiche diverse e dovrà scegliere quali strategie attuare. Una volta passato questo momento, infatti, far ripartire la macchina turistica con una struttura differente e riferimenti diversi da quelli attuali creerebbe ulteriori difficoltà.

Come valuta le modalità di accorpamento?

Credo che l’unica possibilità valida sia una fusione e non un accorpamento, condividendo attraverso dei tavoli di lavoro i parametri con cui portare a termine questa delicata operazione. Occorrono delle garanzie di rappresentatività e di ascolto dei propri associati. Deve essere una fusione basata sulla qualità delle sinergie e delle proposte.

Avete come Joy una proposta alternativa?

Come Joy sosteniamo l’idea, nata durante l’incontro di presentazione, di condividere delle linee strategiche turistiche da portare all’interno della fusione. Linee strategiche che devono essere frutto delle necessità del nostro territorio. Con i vertici dell’Apt abbiamo uno splendido rapporto, abbiamo portato avanti un’ottima promozione, sia per quanto riguarda la proposta estiva, sia per quella invernale, e ci terremmo a proseguire questo tipo di collaborazione.

L’emergenza sanitaria da Covid- 19 impone una visione strategica per il futuro del turismo anche in Val di Non: quali sono le priorità?

La nostra priorità è condividere una strategia comune. Ad oggi Joy lavora soprattutto nella stagione invernale, ma spinge molto anche per sviluppare attività estive. Questo perché hanno costi inferiori rispetto alle proposte legate alla neve e possono eventualmente bilanciare delle stagioni invernali negative. Quella di quest’anno, fortunatamente, è stata un’ottima stagione invernale, frutto di una strategia turistica impostata insieme alle altre realtà della zona, in particolare con gli albergatori. Per promuovere il territorio e le diverse attività bisogna fare sistema, ancora di più dopo un periodo di difficoltà come quello che stiamo vivendo a causa dell’emergenza legata al Coronavirus. La Val di Non ha sempre puntato su una clientela familiare, non sul turismo di massa. Questo può essere un vantaggio nell’immediato, possiamo infatti garantire spazi ampi, distanze, sicurezza. Tutti aspetti che le aree dove il turismo è di massa non possono garantire. L’idea dovrebbe essere di mostrarci per come siamo: una realtà dove si può camminare e scoprire senza migliaia di turisti accanto. Potremmo fare di un limite un valore aggiunto.   



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