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Speciale 25

Fare sport 25 anni fa

mer 08 lug 2020 23:07 • By: Fabrizio Brida

Fondriest: «Ogni periodo ha i suoi campioni, i suoi momenti belli o brutti»

Oro nella prova in linea ai Campionati del mondo di Renaix, in Belgio, nel 1988, a soli 23 anni. Primo a tagliare il traguardo alla Milano-Sanremo del 1993. E poi una sfilza di vittorie prestigiose, podi, piazzamenti e risultati illustri. Maurizio Fondriest, noneso doc, non ha certo bisogno di presentazioni: il suo palmares e il suo curriculum parlano da soli e confermano come il ciclista nato a Cles il 15 gennaio 1965 sia stato uno dei corridori più talentuosi della sua generazione. Da quando è salito sul tetto del mondo sono passati più di 30 anni, ma il ricordo, nei suoi occhi e in quelli della sua gente, è ancora vivo più che mai.

Maurizio Fondriest, dal suo punto di vista com’è cambiato il mondo del ciclismo in particolare, e dello sport in generale, da quando vinse il titolo mondiale ad oggi?

Ci sono due aspetti da tenere in considerazione: da una parte il mondo del ciclismo, ma dello sport in generale, non è cambiato per niente; dall’altra, invece, è mutato radicalmente. Quello che non è cambiato è ciò che deve metterci l’atleta: l’impegno, la passione, la fatica, il sacrificio, soprattutto negli sport di resistenza, sono sempre gli stessi. Per emergere bisogna fare le stesse cose di un tempo: allenarsi, svolgere la vita dell’atleta, avere voglia di impegnarsi e capacità di sacrificarsi. Ciò che è cambiato, al contrario, è l’organizzazione. Quando io sono passato professionista eravamo 12 corridori, oggi le squadre sono formate da 28. La struttura attuale è molto diversa rispetto a una volta e tutti i team si sono allineati verso l’alto. Se guardiamo il World Tour troviamo una ventina di squadre tutte al top.

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Questo è un aspetto che si è evoluto in meglio. Dall’altro lato, e arriviamo a ciò che è cambiato in peggio, la vita dell’atleta oggi è molto più stressante. Anche per un discorso legato ai social (che da una parte sicuramente offrono maggiore visibilità e la possibilità di guadagnare di più) il livello di stress è aumentato: gli sportivi oggi postano sempre, sono continuamente online. Non va dimenticato, poi, il discorso legato ai controlli medici: oggi si deve dare la reperibilità, bisogna stare molto attenti a inserire sempre dove vai o dove sei. Attenzioni che, se da una parte sono un bene per la lotta al doping, dall’altra rappresentano una privazione di alcune libertà.

Praticare sport in Val di Non non è sempre stato facile: quali sono le opportunità che ha avuto lei quando ha iniziato, e quali sono quelle che hanno invece i giovani d’oggi?

Alla mia epoca opportunità non ce n’erano. Io ho iniziato grazie a papà e a Francesco Rensi, il mio primo direttore sportivo, perché insieme andavamo a vedere le corse. I bambini facevano sport giocando per strada, non c’erano chissà quali squadre giovanili di pallavolo, calcio o ciclismo. C’era lo sci, ma era per pochi eletti. Oggi, invece, un bambino ha un’infinità di possibilità e tantissimi sport tra i quali scegliere: dall’atletica al calcio, dalla danza al ciclismo. Per fortuna, perché giocare per strada non si può più.

Per quanto riguarda gli eventi sportivi nelle Valli del Noce, quali sono le analogie e le differenze tra il mondo di oggi e quello di 25 anni fa?

Oggi di manifestazioni ce ne sono molte di più rispetto al passato, anche se i grandi eventi riuscivano a radunare una marea di persone. Una volta, per esempio, il Circuito di Nanno era l’appuntamento fisso per andare a vedere i campioni di ciclismo. O se riguardo la foto del ‘92, quando ho vinto il Trofeo Melinda, vedo viale Degasperi strapieno di gente. Anche la salita di Nanno, dove sono scattato, era stracolma di persone, sembrava il Campionato del mondo. Andando avanti di 20 o 30 anni la gente si riduce a un decimo. Ma questo è dovuto anche al fatto che ci sono molte più occasioni per vedere e conoscere gli sportivi famosi, anche attraverso i social o internet. Questo è l’aspetto brutto della modernità. Nel tempo comunque la valle è cresciuta, sono nate società giovanili e varie manifestazioni. La nostra è sicuramente una valle sportiva e conosciuta per questo.

E per ciò che concerne le strutture, invece?

Le strutture sportive sicuramente ci sono, penso ad esempio al Centro per lo Sport e il Tempo Libero di Cles. In confronto ad altre regioni in Trentino non stiamo male, anche se, naturalmente, si può sempre migliorare. Mi riferisco in particolare alle ciclabili, da sfruttare non solo per la pratica sportiva ma anche da un punto di vista turistico. Bisognerebbe riuscire finalmente a realizzare un anello ciclabile che colleghi tutta la Val di Non.

Una battuta finale: meglio il mondo sportivo di oggi o di qualche tempo fa?

Non sono di quelli che dicono «Ai miei tempi era meglio». Credo che ogni periodo abbia i propri campioni, i propri aspetti belli e quelli meno. Il ciclismo, ma lo sport in generale, mi piaceva allora come mi piace adesso.



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