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Uomini e bestie, una lunga storia di amore e odio

Parchi naturali, la parola è equilibrio

gio 06 ago 2020 19:08 • By: Lorena Stablum

Proteggere la biodiversità per tutelare il bene di tutti

Trentino terra di parchi. Oltre un terzo del territorio è posto sotto tutela. I tre parchi principali, con i siti Dolomiti Unesco, la Biosfera Unesco e una moltitudine di piccole aree protette, garantiscono la tutela di ben 3.724 specie animali e vegetali censite, la conservazione della biodiversità e offrono, con esse, anche occasioni di sviluppo sostenibile. Con Romano Stanchina, dirigente del Servizio sviluppo sostenibile e aree protette, facciamo il punto della situazione.

Qual è lo stato di salute delle aree protette trentine?

In Trentino quasi un terzo del territorio beneficia di un particolare regime di protezione. Oltre al Parco Nazionale dello Stelvio e ai due parchi naturali istituiti dalla Provincia (Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino), che rappresentano il 15% del territorio provinciale, una superficie altrettanto estesa, fuori dai confini dei parchi, è inserita nelle Zone Speciali di Conservazione e nelle Zone di Protezione Speciale delle direttive UE “Habitat” e “Uccelli” oppure è comunque occupata da Riserve naturali provinciali. Fuori dai parchi la gestione è assicurata quasi ovunque dalle Reti di Riserve, strumento negoziale tra Provincia, Enti locali e altri enti operanti sul territorio. Proteggere la Natura in Trentino significa, tuttavia, confrontarsi innanzitutto con l’uomo. Il Trentino è infatti collocato in quella porzione centrale dell’arco alpino che è una delle aree maggiormente antropizzate delle Alpi. Al di fuori dei confini delle aree protette la natura è comunque tutelata, ma i parchi, e in misura minore le reti di riserve, hanno – potremo affermare – una specializzazione maggiore, strumenti ulteriori di salvaguardia (i piani dei parchi) e, soprattutto, attenzioni da parte dell’ente pubblico che gli altri territori non sempre possono avere. Pertanto, in termini generali, la salute delle aree protette del Trentino riflette quella della Natura nel Trentino nel suo complesso. I nostri parchi non sono come quelli americani, eccezioni di protezione rigorosa, in un sistema in cui lo sfruttamento della Natura costituisce la regola.

Come agiscono le aree protette per proteggere la fauna selvatica e il suo habitat?

Le norme di protezione sono diverse e agiscono su piani diversi. Prima di tutto vi è sempre il Governo del territorio, la pianificazione urbanistica. Il piano del parco, in Trentino, come previsto peraltro anche dalla legge quadro sulle aree protette, è lo strumento di disciplina urbanistica dell’area protetta.

valli del noce

I piani regolatori dei comuni si fermano ai confini dell’area a parco. La direttiva Habitat e la direttiva Uccelli sono però i veri capisaldi della protezione delle specie e degli habitat. Ogni intervento umano nelle aree protette ai sensi delle due direttive deve essere valutato sotto il profilo dell’incidenza sugli habitat e sulle specie. Vi sono iniziative e interventi che possono essere realizzati e altri che, invece, vanno sottoposti a “valutazione d’incidenza” che può concludersi favorevolmente all’iniziativa, favorevolmente ma con prescrizioni, oppure condizionatamente a interventi di mitigazione, oppure anche negativamente. Casi che suscitano sempre grandi dibattiti sono, per esempio, i concerti o gli altri eventi in quota che, talvolta, vengono condizionati o vietati proprio per la loro incidenza sulla fauna selvatica. La legge provinciale sulla caccia dispone invece relativamente ai prelievi venatori, non possibili nel parco nazionale, ammessi invece nei due parchi naturali.

Sempre di più, i parchi vengono percepiti come un importante motore di sviluppo del turismo locale. Come si concilia questo aspetto con le funzioni di conservazione e tutela dell’ambiente naturale all’interno delle aree protette?

Le interrelazioni tra Turismo e conservazione della Natura hanno un duplice verso. Quello che finisce spesso sui giornali o che suscita preoccupazione da parte ambientalista è l’impatto delle infrastrutture e del movimento turistico sull’ambiente naturale. L’altra faccia della medaglia è costituita dai benefici economici del Turismo, che consentono alle nostre valli alpine di essere ancora abitate e vissute a tutte le quote. È più difficile pensare alla funzione positiva del Turismo nella Natura anche sotto il profilo educativo e sociale e al fatto che il Turismo montano, essendo basato proprio sulla straordinaria dotazione naturale dei territori alpini, richiede per la sua stessa esistenza che la Natura sia tutelata (ricordiamo, per esempio, il dibattito sullo sfruttamento idroelettrico dei torrenti alpini). La strada obbligata è quella della sostenibilità. Dare significato concreto al concetto astratto di sostenibilità è un imperativo sia per i politici sia per i tecnici, nelle decisioni che vengono assunte per lo sviluppo turistico delle valli alpine.

Il rapporto tra l’uomo e la fauna selvatica è a volte complicato, non solo in relazione ai grandi carnivori che sono tornati a ripopolare i nostri boschi. Quali sono le principali criticità che si riscontrano più frequentemente all’interno delle aree protette?

Devo dire che, al di là della fin troppo dibattuta questione dell’orso, sulla quale ancora una volta va fatto un richiamo a un approccio razionale e non emotivo, il rapporto tra uomo e fauna selvatica nelle aree protette non è affatto critico in Trentino. Abbiamo piuttosto qualche bel problema di squilibrio interno alle aree protette, come quello dovuto all’eccessivo numero di cervi dello Stelvio (ma anche nella foresta demaniale di Paneveggio); numerosità che mette a repentaglio la stessa “salute” della specie, le altre specie animali (capriolo e camoscio) e ostacola pesantemente la rinnovazione del bosco.

In questi mesi di lockdown, con gli animali che si sono riappropriati di aree lasciate libere dall’uomo, abbiamo potuto capire quanto impatto abbiamo sulla vita della fauna selvatica. Qual è, secondo lei, la strada da seguire per trovare un equilibrio nel rapporto con le altre specie?

Lei stessa ha usato la parola chiave che è “equilibrio”. Ammetto che la mia visione è antropocentrica perché fatico – ahinoi - ad assumerne un’altra su un pianeta popolato ormai da otto miliardi di uomini. Credo che, in quest’ottica, si debba fare tutto il possibile per salvaguardare le specie, nella consapevolezza che ciascuna specie gioca un ruolo nell’ecosistema e che, pertanto, nel lungo periodo, è prima di tutto interesse dell’uomo tutelare tutte le altre specie. È un concetto che a buona parte dell’opinione pubblica risulta ostico. Chi vorrebbe far scomparire l’orso, chi le vipere, chi le zanzare, chi le zecche... Serve tanta formazione, tanta educazione. Servono talvolta anche misure più drastiche, ad esempio per contrastare le specie invasive che portano squilibri nei nostri sistemi a causa della globalizzazione. Va soprattutto trasmesso il verbo della tutela della biodiversità. Sono appena tornato da una settimana di cammino sulla Via di Francesco, tra Toscana e Umbria, e devo dire che questa parentesi mi ha molto fatto riflettere sulla straordinaria attualità del messaggio del “poverello di Assisi”, lanciato all’umanità ben 800 anni fa. Saremo capaci di autolimitarci? Sarò un inguaribile idealista, ma io penso che, se il genio umano fosse indirizzato correttamente, potremmo ancora riuscirci non rinunciando a nulla della nostra felicità.



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