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Uomini e bestie, una lunga storia di amore e odio

Noi e gli animali

lun 10 ago 2020 10:08 • By: Alberto Mosca

Gli orsi di San Romedio

“Con l’orso, il gipeto, la lince e il lupo”: così nel 2000 titolammo su queste pagine un viaggio fra gli animali selvatici in quel tempo presenti nelle nostre valli, fra quelli da poco ritornati e quelli che lo avrebbero fatto di lì a poco. In quell’occasione firme importanti ci accompagnarono: come quella di Fabio Angeli, dedicate al “fortissimo legame emozionale tra uomo e animali” e di Fortunato Turrini, che carte alla mano, descrisse “la paura e il pregiudizio” che spesso gli animali hanno subito dalla nostra specie. Il 2000 ci offriva un panorama fatto di orsi reintrodotti dal progetto Life Ursus; lupi che naturalmente stavano ripopolando l’arco alpino centrale, al pari del maestoso gipeto; senza contare poi le consuete presenze di ungulati, tetraonidi, volpi e aquile, oltre agli animali scomparsi come il grifone, il gatto selvatico e la lontra e infine una volpe argentata, specie artificiale rinvenuta a Rabbi… E poi la lince, il “lupo cerviero” delle fonti del XVI secolo e il “lupogatto” in quelle del XVIII… che pure in quegli anni tentava una ricolonizzazione naturale dell’area trentina, proveniente da due direzioni, dalla Svizzera e dalla Slovenia.

valli del noce

E nel 2008 infatti un esemplare, B132, venne documentato in Val di Sole e in Val di Non, insediandosi poi nel gruppo di Brenta.

 

Le orsette del cuore

Cleo&Cora: orsette da copertina nel 1996, nati da mamma Chicca nel recinto del santuario di San Romedio. Un fatto eccezionale, avvenuto il 14 gennaio e tenuto segreto per circa tre mesi, il tempo di lasciare crescere in pace, lontano da sguardi curiosi, le due orsacchiotte nonese, nate in cattività. Cleo e Cora poi, nel 2007, vennero trasferite nel Parco Faunistico di Spormaggiore. Una nascita che, scriveva Elena Turrini, poteva far ben sperare sulla prosecuzione della tradizione della presenza dell’orso nel santuario anaune: una tradizione che era stata avviata nel 1958, quando a San Romedio arrivò l’orso Charlie, portatovi dal conte Gian Giacomo Gallarati Scotti, prelevato da un circo e al quale venne offerto una casa e un po’ più di serenità, che nel suo recinto visse fino al 1966, anno della sua morte. Un nome “Charlie”, che divenne ancestrale, proprio di altri orsi che gli succedettero. Arriviamo così al 2013 con l’ultimo, e attuale residente in San Romedio, Bruno, la tradizione onomastica si interruppe, ma non quella di dare una vita migliore ad un orso dalla storia sfortunata: se Charlie sfuggì al circo, Bruno venne liberato da uno zoo privato. Impossibilitato a tornare in libertà, prima in Abruzzo e poi in Val di Non trovò una casa e spazi decisamente più ampi rispetto all’angusta gabbia di prima.  

 



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