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Uomini e bestie, una lunga storia di amore e odio

La pesca influenzata dal lockdown

lun 10 ago 2020 12:08 • By: Lorena Stablum

Dalle trote marmorate ai salmerini, tutte le attività dei pescatori della Val di Sole

È un’associazione in netta crescita quella che Fabio Arnoldi è stato chiamato a guidare dal gennaio 2019. In poco più di un anno, l’Associazione Sportiva Pescatori Solandri ha raccolto l’interesse e, quindi, l’iscrizione di quasi cento nuovi soci. Una soddisfazione per il presidente che ringrazia gli altri 13 membri del consiglio direttivo e tutti quelli che, insieme come un’unica squadra, hanno lavorato negli anni per creare un’associazione forte e strutturata e acque di qualità dove praticare questa passione.

Presidente, come stanno i torrenti della Val di Sole?

Negli anni lo stato di salute dei nostri corsi d’acqua è migliorato moltissimo. Oggi, molti depuratori sono stati realizzati. Sono sempre più rari i casi di rilascio di deiezioni bovine nei torrenti e quasi sempre si tratta di fatti accidentali. Ogni anno effettuiamo prelievi e campionature sulle acque e, su una scala da 1 a 5, dove 5 rappresenta un indice di salubrità pari a zero possibilità di vita, le nostre analisi non hanno mai riportato dati superiori a 3 e solo in un caso abbiamo registrato un esito 3. Anche il fenomeno dell’hydropeaking, che interessava soprattutto il fiume Noce, si è notevolmente ridotto e oggi è sotto controllo.

La tempesta Vaia ha rappresentato comunque un grosso stress per i corsi d’acqua della valle. Quanto ne hanno risentito i pesci?

A febbraio, dopo l’evento catastrofico, abbiamo eseguito dei campionamenti su alcuni torrenti. Il Meledrio, che è stato sicuramente uno dei corsi d’acqua che più ha subito la violenza della tempesta, a sorpresa si è mostrato ricchissimo di pesce. Diverso invece è stato il caso del fiume Noce. Nel tratto tra la confluenza con la Vermigliana e Malé, abbiamo riscontrato la presenza di pesce.

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Dalla confluenza con il Rabbies fino al lago di Santa Giustina, invece, la presenza di fauna ittica era veramente ridotta al minimo. La foga dell’acqua in questo tratto di fiume, che in diversi punti è anche esondato, deve aver trascinato i pesci fino al lago. Per quell’anno, abbiamo così adottato delle misure di tutela del fiume, aumentando la taglia dei pesci pescabili. L’anno successivo abbiamo ripetuto il censimento nelle stesse zone e abbiamo notato che il pesce era ritornato. La diminuzione della pressione di pesca ha fatto in modo che le trote spinte nel lago siano risalite in autonomia nei luoghi di nascita. Il lavoro di ripopolamento con materiale autoprodotto nell’incubatoio di Cavizzana ha fatto il resto.

Quali sono i progetti che l’associazione sta portando avanti?

Con la Provincia abbiamo avviato un interessante progetto di ripopolamento dei nostri laghi di alta quota e di rinsanguamento del salmerino alpino. Si è visto che questi pesci, che per anni si sono riprodotti sempre tra di loro nello stesso lago, soffrivano di nanismo e, salvo qualche rarissimo esemplare, non riuscivano a crescere oltre i 20 centimetri di lunghezza. Quindi, si sono presi alcuni esemplari, cresciuti nel lago Corvo, sono stati incrociati con i salmerini del lago di Tovel che hanno lo stesso problema. Mischiando il dna, il problema si è risolto e i nuovi nati crescono ora fino a 50 centimetri e oltre. Tutti gli anni, quindi, la Provincia ci rende circa 2.000 salmerini che seminiamo con grande successo nei laghi alpini. Inoltre, stiamo portando avanti con l’Associazione Pescatori Dilettanti Trentini un progetto per la riproduzione del temolo, un pesce molto sensibile agli inquinanti che storicamente aveva il suo habitat anche nel Noce. Si era fatto un tentativo di reintroduzione già negli anni ’90, ma non era andato a buon fine a causa dell’hydropeaking. Oggi ci riproviamo.

Continuate però anche con l’allevamento della trota marmorata e fario.

All’incubatoio di Cavizzana riproduciamo la trota marmorata e recentemente abbiamo preso in affitto anche la pescicoltura di Pellizzano, dove alleviamo la nostra fario. L’obiettivo è ripopolare i nostri corsi d’acqua con specie autoctone per conservare la rusticità del nostro pesce. Ogni anno, in tre momenti diversi, rilasciamo in tutti i torrenti, circa 4-500 mila esemplari tra uova embrionate e avannotti. Da quest’anno, per evitare di dover recuperare i nidi di plastica che usavamo, abbiamo anche iniziato a ricreare dei nidi naturali come fanno in Austria. L’attività di ripopolamento e soprattutto l’attività di dissuasione, messa in atto dal nostro guardia pesca e da alcuni soci volontari, ci permette anche di contenere la diffusione dei cormorani.

Rappresentano ancora un problema?

Lo sono sempre di più. Con il periodo di lockdown sono ritornati alla grande perché si sono resi conto che nessuno più li scacciava. Anche l’airone cenerino è sempre più presente: è un uccello che si ciba soprattutto nei piccoli rivi, mangia di tutto e, a differenza del cormorano che è un uccello migratore, rimane in valle tutto l’anno.

Anche sui pesci avete notato gli effetti della chiusura forzata?

Abbiamo notato delle differenze importanti nella cattura: le trote sono cresciute di misura, sono diventate più grassottelle e panciute. Probabilmente si sono rilassate perché non hanno più percepito la presenza umana e anche la qualità dell’acqua, ancor meno inquinata, deve aver influito.

 



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