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Uomini e bestie, una lunga storia di amore e odio

Alla ricerca dello scatto perfetto

lun 10 ago 2020 15:08 • By: Fabrizio Brida

Mauro Mendini, con la sua macchina fotografica, ha immortalato più di 100 specie animali

Martin pescatore (ph. Mauro Mendini)

Non esiste specie animale nelle Valli del Noce che non sia stata «catturata» dal suo obiettivo: cervi, camosci, aquile, volpi, ma anche orsi, picchi, scoiattoli. Mauro Mendini, classe ‘51 di Sanzenone, da 40 anni fissa con la sua macchina fotografica momenti, attimi, istanti irripetibili. Protagonista è sempre la natura, la fauna il suo soggetto preferito.

«Fotografare un animale non è come fotografare un fiore: il fiore è lì, immobile, l’animale va osservato, bisogna studiarne e capirne i comportamenti. E poi attendere. A volte rimango ad aspettare anche 8 ore nella tenda, nascosto, per realizzare qualche scatto. E magari succede che le condizioni non siano ottimali, e allora bisogna ritornare».

Si starebbe ore, giornate intere ad ascoltare i racconti di Mauro Mendini. Le sue mille avventure, come quella volta che avvistò l’orso mentre stava dormendo beatamente e dovette aspettare un bel po’ prima che si svegliasse per fotografarlo. Ma anche le tecniche e i segreti per realizzare lo “scatto perfetto”, la sua conoscenza di tutte le specie animali delle Valli di Non e di Sole. Perché lui scatta solo vicino a casa. Accompagnato talvolta da Sebastiano, Cristiano e Virginia, i tre nipoti. Il Monte Peller è il suo «studio» prediletto.

Allora Mauro, quando e come è nata la sua passione per la fotografia faunistica?

Tutto è avvenuto all’inizio degli anni ‘80, una quarantina di anni fa. Come fotografo sono nato naturalmente con l’analogico, nel 2008 sono passato al digitale. Ai tempi ero appassionato di ciclismo (ha corso con Moser ed è stato anche campione italiano, ndr) e seguivo le gare dei professionisti. Un infortunio ai legamenti mentre stavo sciando mi aveva bloccato a casa col gesso. E così un giorno ho preso la vespa e sono andato a Bresimo, dove ho potuto vedere e fotografare una femmina di capriolo partorire. Quando sono tornato a casa ho chiesto subito a mia madre di cucirmi una tenda per nascondermi.

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Da quel momento non ho più smesso di immortalare gli animali.

Quali sono le differenze tra scattare una foto paesaggistica e una faunistica?

Grazie alle previsioni meteo, oggi si può sapere se domani ci sarà una bella alba o un bel tramonto, quindi fotografare un paesaggio risulta relativamente semplice. Fotografare un animale è un’altra cosa: si lavora molto sull’osservazione, se ne studiano i comportamenti attraverso il binocolo. Non deve essere il fotografo che va verso l’animale, ma l’animale che si avvicina al fotografo.

I primi tempi per realizzare una bella foto ci impiegavo anche un mese. Adesso si conoscono di più gli atteggiamenti e le abitudini dell’animale. Anche l’attrezzatura ha semplificato le cose. Con l’analogico c’era poi la componente della tensione: una volta effettuati gli scatti si portava il rullino a sviluppare e solo dopo qualche giorno si vedeva la riuscita o meno del proprio lavoro. E, se la foto non era venuta a dovere, bisognava rifare tutto.

Quante specie è riuscito a fotografare finora?

Più di 100 specie, tutte lungo le Valli del Noce, tra cui anche degli esemplari piuttosto rari.

Come si svolge un’uscita per fotografare gli animali?

Tante foto si scattano la mattina o la sera. Si parte la mattina presto e si usa la schermatura, un capanno mobile, e si aspetta. Se va bene si scatta, altrimenti si torna il giorno dopo.

Per fotografare i mammiferi si sta anche 6-7 ore fermi in attesa. Il periodo più adatto è quello degli amori: questo è il momento dei caprioli, a settembre tocca ai cervi, a novembre-dicembre sarà la volta dei camosci. Quando non esisteva il radiocomando piazzavo la macchina e mi nascondevo nella tenda a 60 metri di distanza, la lunghezza del cavo. Mi piaceva anche fare foto dinamiche.

Lei ha realizzato mostre e pubblicazioni, ma tiene anche delle serate pubbliche: ce ne parli un po’.

Mucche al lago Culmei Brenta (ph. Mauro Mendini)

Ho sempre dato grande importanza, già dai tempi delle diapositive, alla divulgazione nelle scuole, soprattutto alle elementari e alle medie. Tuttora vado spesso a fare didattica e a spiegare la nostra fauna ai bambini e ai ragazzi.

Un progetto importante al quale ho contribuito è il libro realizzato in collaborazione con la Fondazione Trentina per l’Autismo e con Alessandro de Bertolini e Gilberto Volcan intitolato “Vite segrete delle Valli del Noce”. Si tratta di una raccolta di fotografie scattate nelle nostre Valli e il ricavato va in beneficenza a Casa Sebastiano.

Tante mie foto, poi, sono uscite su diverse pubblicazioni e tengo spesso delle serate in cui racconto la fauna del nostro territorio e gli scatti che la ritraggono.

Il segreto per realizzare lo scatto perfetto?

Osservare. Capire le abitudini degli animali, conoscerli. E poi sapersi adattare alle condizioni. Con l’esperienza impari a curare la posizione per ottenere la fotografia migliore. La mattina presto e la sera, con una bella luce e calda, il risultato è sicuramente migliore, ci sono i cromatismi reali. Ma io esco tantissimo anche quando piove o con la nebbia: l’atmosfera ideale per certi animali.

Non sempre, comunque, scattare deve essere il fine assoluto. Quando vai nel silenzio del bosco per ascoltare, e  il tempo passa velocemente, avverti rumori e fruscii, percepisci il canto degli uccelli o il richiamo di altri animali. Così puoi far tesoro della loro presenza, a volte invisibile, per gli appostamenti. La foto non deve sempre essere il tema principale, non bisogna scattare ad ogni costo. Tantissime volte, anche senza realizzare alcuna foto, la soddisfazione è impagabile ugualmente. Vivere questi momenti a contatto con la natura regala emozioni indescrivibili.

 


L'orso (ph. Mauro Mendini)

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