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«Gli impianti non contagiano. Apriamoli subito»

mar 19 gen 2021 08:01 • By: Lorena Stablum

Il consigliere Ivano Job a Rossi: «Non è giusto criticare quanto fatto finora»

«Già da anni il sistema turistico della Val di Sole sta lavorando per cercare alternative allo sci». Ivano Job, consigliere provinciale eletto tra le fila della Lega e operatore turistico solandro, non ha apprezzato le dichiarazioni del collega ed ex governatore della Provincia Ugo Rossi (Patt) che invitava il settore a muoversi fin d’ora per prepararsi ad affrontare la stagione invernale 2021-2022 (QUI L'ARTICOLO). Anche da operatore turistico e albergatore, Job scende in campo per difendere quanto fatto fino a oggi dalla locale Azienda per il turismo che, dice, «sta lavorando bene».

«Mi fanno sorridere le dichiarazioni di Rossi che è stato un Giunta provinciale per 5 anni e per altri 5 è stato presidente della Provincia – commenta Job -. L’articolo è servito solo per ricordare che Rossi ha investito 20 milioni di euro nell’operazione di salvataggio delle funivie, ma ricordo che sono soldi di tutti i trentini. Credo che il turismo si muova a prescindere da quello che dica la politica, la Provincia o l’assessore Failoni, anche se questa deve comunque dare delle linee d’indirizzo. Le idee vengono dai territori. Tutte le destinazioni del Trentino, dalla Val di Sole alla Val di Non, stanno lavorando per cambiare o integrare l’offerta turistica.

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Da quanto dice Rossi sembra che chi ha lavorato negli ultimi anni abbia perso tempo. La Val di Rabbi, ad esempio, ha proposto delle attività alternative come il percorso Kneipp o il ponte sospeso, in Val di Non invece si è investito sui percorsi nei canyon. Non credo oggi che sia facile leggere il futuro: solo a febbraio si diceva che non ci sarebbero stati problemi di contagio e oggi vediamo com’è andata. Vedremo solo successivamente come sarà la situazione sanitaria: se i vaccini servono oppure no, se gli stranieri torneranno a venire nelle nostre valli oppure no. Ragionare sul futuro è difficile e criticare non mi sembra la strada più corretta a prescindere dal partito politico, da chi sia il presidente o l’assessore». E che da diverso tempo, la valle si stia impegnando per ripensare il turismo invernale dopo il Covid lo confermano anche le associazioni di categoria, come le locali Asat e Unat (QUI L'ARTICOLO). 

Job, però, entra anche nel merito dell’apertura – chiusura degli impianti da sci indicando una propria ricetta. «Personalmente spero, al di là di quello che ha affermato Gasperi, che gli impianti da sci aprano anche a livello locale» afferma. Dalle pagine del nostro giornale, Cristian Gasperi, il direttore generale di Funivie Folgarida Marilleva spa e vicepresidente dell’Anef del Trentino, aveva preso atto della situazione sanitaria contingente evidenziando anche come l’eventuale apertura degli impianti per i soli sciatori residenti avrebbe comportato per le società che fanno turismo un ulteriore aumento dei costi aggravando una situazione finanziaria già in difficoltà (QUI L'ARTICOLO).

 «Non esiste una prova pratica che gli impianti da sci siano un veicolo di contagio – continua Job -. Certo si può discutere sull’affollamento dei rifugi, ma mi sento di dire che le funivie sono inattaccabili da questo punto di vista». Ma proprio perché non esiste una prova pratica a sostegno o meno della sua tesi, il consigliere propone l’apertura degli impianti di risalita in due o tre località della provincia per i trentini che debba accompagnarsi con un monitoraggio dell’Azienda sanitaria sull’incidenza del contagio «in modo da arrivare al 15 febbraio pronti e con dati certi», data in cui il nuovo Dpcm fissa l’eventuale via libera alla messa in funzione di funivie e telecabine. «Siamo una nave che sta affondando – conclude Job -. Ora dobbiamo salvare le imprese o il sistema salta».



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