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Non come prima, ma migliori di prima

mer 25 mar 2020 • Dalla redazione

Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, disegna il futuro dopo il coronavirus

Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food

“Questo virus ci obbliga a migliorare il nostro mondo”. Parola di Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, che in una recente intervista diffusa tramite la newsletter dell’associazione, realizzata da Daniele Miccione per Gazza Golosa, spiega chiaramente: “Che senso avrebbe fare tutto come prima? Dobbiamo dare più spazio alle comunità e tornare a produrre il cibo che mangiamo”.

E se anche per Carlo Petrini l’isolamento ha cambiato orari e giornate, il pensiero primo è sempre per l’Università di Scienze Gastronomiche: nella sede di Bra sono rimasti circa 100 studenti, provenienti da tutto il mondo. “Viviamo alla giornata ma dobbiamo anche prepararci ai cambiamenti”.

La sicurezza è che usciremo da questa emergenza “migliori di prima”.

Secondo Petrini, “ci sarà un ridimensionamento delle politiche liberiste. Confido in un futuro più sostenibile, in tasselli di nuova economia da non misurare necessariamente attraverso il Pil. Che senso avrebbe ricostruire tutto come prima? Ci è data l’opportunità di fare un cambio di paradigma. Di reimpostare un sistema che dia più spazio ai territori e alle comunità. Penso che le tematiche della sostenibilità e della sovranità alimentare diventeranno all’ordine del giorno. Non si può più pensare che il cibo lo produce uno solo per tutti. Abbiamo rubato spazio alla campagna, bisognerà riprenderselo per mettere in moto un’economia primaria al servizio delle comunità locali”.

“Quando parlo di sostituire un’economia del profitto con un’economia dei beni comuni e delle relazioni – prosegue Petrini - parlo di tenere in vita altre realtà accanto ad Amazon e ai supermercati. Come appunto le botteghe o i piccoli negozi di quartiere. Dove vanno in questi giorni ad approvvigionarsi i vecchi che vivono nei paesini delle Langhe? Tutti ad Alba al supermercato? Bisogna fare uno sforzo di fantasia. Io penso a una versione moderna delle botteghe, gestite da giovani. Con l’accesso a Internet, con tutta una serie di servizi, dove magari si può ritirare la pensione.

Il Casolét delle valli di Sole, Rabbi e Pejo: presidio Slow Food

Ci vogliono nuove idee. A salvarci sarà la diversità”.

E per quanto riguarda il mondo della ristorazione, Petrini commenta: “Prepariamoci a un paio di anni più tranquilli. Non ripartiremo a razzo con gli stessi fatturati perché non c’è la bacchetta magica. Dobbiamo prepararci a una strada in salita cercando prima di tutto di mettere in sicurezza i lavoratori. Noi per esempio siamo un’università privata, dovremo mettere una parte del personale in cassa integrazione mentre gli altri dovranno tenere in piedi la baracca. Ho chiesto però di fare un fondo comune per integrare il reddito di chi sarà in cassa integrazione. Ecco questo è il senso di comunità di cui parlo, di una dimensione più umana, di solidarietà. Ognuno nel suo piccolo può fare comunità: nel vicinato, nel quartiere, nel paese”.

Sull’e-commerce, “senza dubbio ne uscirà rafforzato ma attenti non ci sono solo ricadute positive perché l’accentramento delle risorse in questo modo passa dalle mani di pochi a quelle di pochissimi. Io penso che questo discorso di far rifiorire le comunità andrà di pari passo con lo sviluppo dell’online. Perché nella comunità c’è la sicurezza affettiva che su Internet non si trova. A Bra stiamo tutti chiusi in casa e quando esco per andare all’edicola non vedo nessuno. Ecco la comunità mi manca”.

I Presìdi Slow Food: per le valli del Noce, il Casolét

I Presìdi Slow Food sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta. Oggi, i Presìdi Slow Food sono 585 e coinvolgono più di 13.000 produttori.

Di questi, 318 sono in Italia e in particolare 15 nella regione Trentino-Alto Adige.

Uno solo pertiene alle valli del Noce: il Casòlet a latte crudo della val di Sole, Rabbi e Pejo.



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