mer 25 mar 2020 09:03 • By: Alberto Mosca
Ricordiamo il sommo padre con uno sguardo al Trentino
Qual è quella ruina
che nel fianco
di qua da Trento l'Adice percosse,
o per tremoto o per sostegno manco,
che da cima del monte, onde si mosse,
al piano è sì la roccia discoscesa,
ch'alcuna via darebbe a chi sù fosse...
Divina Commedia (Inferno XII, 4-9)
Da sempre l’area dei Lavini di Marco è identificata con la “Ruina Dantesca”. Ma recenti studi sulle frane storiche del Trentino evidenziano la possibilità che la ruina si riferisca ad un altro luogo, pur vicino, quello della frana di Castel Pietra.
Si ipotizza infatti che
la frana di Calliano, avvenuta in occasione del disastroso terremoto che colpì
tutta l’Italia settentrionale nel 1117,
possa essere in effetti il luogo cui si riferisce Dante (Firenze, 1265 - Ravenna, 1321), parlando proprio di un
evento dato “per tremoto”.
Lo studio è in mano ad un gruppo ricercatori dell'Università di Padova e di quella di Zurigo, in collaborazione con la rete sismica provinciale, cercando di ricavare le date di formazione delle singole frane, studiano il suolo e i massi.
Le indagini mostrano come i Lavini si siano prodotti in un tempo lunghissimo e forse Dante invece poteva ricordare un evento catastrofico avvenuto un paio di secoli prima e di cui era rimasta diffusa memoria. E forse nemmeno ha visto quei luoghi, ma ne ha avuto il racconto. Ad ogni modo, nessuna delle due ipotesi è definitiva, per cui si può continuare a… scavare. Nel nome di Dante, ovviamente.
#Dantedì