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Musei etnografici: la preoccupazione del Centro Studi

mar 18 mag 2021 13:05 • Dalla redazione

Il direttivo dell'associazione solandra: "Temiamo che un museo privo di adeguata guida abbia pesanti ricadute sulle piccole realtà culturali locali"

VAL DI SOLE. Gratitudine accompagnata da un certo stupore e da qualche preoccupazione. Traspaiono chiaramente tali sentimenti dalla lettera che oggi il Centro Studi per la Val di Sole scrive all’ormai ex direttore Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige Giovanni Kezich, che dopo trent’anni è stato trasferito ad altro incarico.  Nella missiva, inviata per conoscenza anche all’assessore alla Cultura Mirko Bisesti, il presidente Marcello Liboni e il presidente del Museo della Civiltà solandra Salvatore Ferrari dicono di aver appreso la notizia con sorpresa e dispiacere e, al contempo, si dicono preoccupati per “le ricadute pesantemente negative sulle piccole realtà locali, che animano la totalità delle valli trentine”.

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“Una scelta – si legge -che di fatto rivoluziona un assetto che da anni ormai garantiva stabilità e prospettiva alla rete dei musei etnografici del Trentino, della quale anche il nostro Centro Studi per la Val di Sole è parte, per mezzo del Museo della Civiltà Solandra di Malé, ma di cui il Museo di San Michele è il cuore pulsante”. In questi anni, il museo di San Michele è diventato guida, punto di riferimento per tutti i musei che sul territorio studiano e divulgano ai residenti e ai turisti contenuti etnografici. “Una constatazione che vale in primo luogo per noi attivi in Val di Sole – scrivono -: proprio per questa continua attenzione alla costruzione di una rete scientifica e culturale che unisse i territori e permettesse loro di interagire, non nascondiamo che la nostra preoccupazione riguarda soprattutto il futuro che potrà avere questa indispensabile rete di contatti, conoscenze, condivisione culturale. Temiamo che un museo privo di adeguata guida perda questo ruolo e questa funzione, con ricadute pesantemente negative sulle piccole realtà locali, che animano la totalità delle valli trentine”.

Un timore che viene rivolto all’assessorato Bisesti “affinché tanti anni di lavoro, tanti progetti portati avanti con successo, non perdano da qui in avanti quella solida base premessa indispensabile a mantenere viva la cultura trentina là dove è nata, si è sviluppata e continua ancora oggi a evolversi”.



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